Il provvedimento che rende più restrittivo il sequestro di pc e smartphone? "Desta allarme". Due parole, che vibrano e creano il gelo nella maggioranza, alle 10 di stamane in commissione Giustizia alla Camera, visto che a pronunciarle è Giovanni Melillo, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, una toga di riconosciuto equilibrio.
Eppure, nella sua audizione sulla proposta di legge che limita fortemente la possibilità per le Procure di mettere le mani sulle memorie digitali - tecnicamente il testo recita: ''Modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali'' - ha nette riserve il vertice della Direzione nazionale antimafia. Che esprime senza mezzi termini "preoccupazione" perfino per "l'efficacia e la sorte di indagini anche in materia di criminalità mafiosa". Il testo, firmatari il senatore di FI Pierantonio Zanettin e la presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, Giulia Bongi…
Il provvedimento che rende più restrittivo il sequestro di pc e smartphone? "Desta allarme". Due parole, che vibrano e creano il gelo nella maggioranza, alle 10 di stamane in commissione Giustizia alla Camera, visto che a pronunciarle è Giovanni Melillo, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, una toga di riconosciuto equilibrio.
Eppure, nella sua audizione sulla proposta di legge che limita fortemente la possibilità per le Procure di mettere le mani sulle memorie digitali - tecnicamente il testo recita: ''Modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali'' - ha nette riserve il vertice della Direzione nazionale antimafia. Che esprime senza mezzi termini "preoccupazione" perfino per "l'efficacia e la sorte di indagini anche in materia di criminalità mafiosa". Il testo, firmatari il senatore di FI Pierantonio Zanettin e la presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, Giulia Bongiorno, approvato in Senato lo scorso aprile (dove l'opposizione il M5s votò contro e il Pd si astenne) deve affrontare ora il passaggio in commissione prima di approdare in aula a Montecitorio. "Non è in discussione la necessità di un deciso rafforzamento delle garanzie difensive" - sottolinea Melillo in audizione - ma aggiunge che "l'allarme per le sorti delle indagini nasce da ben altro" come "la pesantezza dell'architettura procedurale prevista" e le conseguenze che si abbattono sul terreno della "cooperazione internazionale".
Esiste poi una doppia tagliola per le indagini, rimarca il procuratore nazionale: "Oltre alla macchinosità del procedimento di acquisizione dei dati, la loro utilizzabilità è subordinata alla condizione che i dati siano rilevanti non solo per i reati per cui si procede, ma nel caso in cui siano rilevanti e consentano l'acquisizione di prove di altri reati, che questi illeciti siano compresi nel ristretto novero di quelli per cui sia previsto l'arresto in flagranza".
Lo scontro sulla giustizia, che già visto su opposte barricate governo e toghe - sia per i tempi con cui è stata imposta la riforma sulla separazione delle carriere , sia per i ripetuti attacchi della destra su singoli magistrati, sulle corti e perfino sulla Cassazione per provvedimenti 'sgraditi' - accende un altro fronte. La proposta di legge Zanettin-Bongiorno, poi rafforzata dall'emendamento Rastrelli, prevede che nel corso delle indagini preliminari, è il gip, e non più il pm, a disporre con decreto motivato il sequestro di dispositivi e sistemi informatici o telematici (o di memorie digitali). Una norma che preoccupa anche il vertice dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi.
"C'è un numero sterminato di reati commessi in rete, per questo è fondamentale svolgere indagini sui rapporti e i messaggi: limitare o privare l'autorità giudiziaria di questa possibilità di utilizzare questo tipo di comunicazione vuol dire svuotare un intero settore di tutela": analizza Parodi, subito dopo Melillo, nella stessa Commissione. Il presidente dell'Anm rileva "criticità evidenti" del testo , specie nelle indagini su violenza di genere e domestica, in cui "l'acquisizione delle interlocuzioni tra le parti è centrale" ai fini dell'acquisizione di eventuali prove.
"Ormai viviamo in molti casi fondamentalmente in rete, e quindi in rete subiamo fatti di rilevanza penale", ricorda Parodi. Per il quale, "indebolire la possibilità di utilizzare la prova di queste comunicazioni, vuol dire abdicare alla capacità di tutela per un settore vastissimo di diritto penale. E questo sarebbe un messaggio estremamente pericoloso".