Procedimento disciplinare per Prestipino: “Ecco quali segreti ha rivelato dell’indagine sul Ponte”
di Giuliano Foschini , Antonio FraschillaTre contestazioni disciplinari: aver tradito la fiducia del procuratore nazionale antimafia, comportandosi non secondo “criteri di leale collaborazione e correttezza”. Aver minato le indagini mettendo in condizione “di organizzare e adattare comportamenti, dialoghi e relazioni” a persone, seppur non indagate. E aver leso, rivelando segreti di ufficio, i diritti “delle persone sottoposte a indagini e quella delle persone offese”. Sono le tre accuse che il procuratore generale Pietro Gaeta muove a Michele Prestipino, il procuratore aggiunto antimafia della procura nazionale antimafia indagato dalla procura di Caltanissetta per rivelazione di segreto di ufficio (con l’aggravante dell’aver agevolato un’associazione mafiosa). Al centro dell’indagine un pranzo a Roma tra Prestipino e l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l’ex numero uno dell’Anticrimine, Francesco Gratteri, che oggi lavorano nel cuore delle società (Eurolink il primo, Webuild il secondo) che si occupano di realizzazio…
Tre contestazioni disciplinari: aver tradito la fiducia del procuratore nazionale antimafia, comportandosi non secondo “criteri di leale collaborazione e correttezza”. Aver minato le indagini mettendo in condizione “di organizzare e adattare comportamenti, dialoghi e relazioni” a persone, seppur non indagate. E aver leso, rivelando segreti di ufficio, i diritti “delle persone sottoposte a indagini e quella delle persone offese”. Sono le tre accuse che il procuratore generale Pietro Gaeta muove a Michele Prestipino, il procuratore aggiunto antimafia della procura nazionale antimafia indagato dalla procura di Caltanissetta per rivelazione di segreto di ufficio (con l’aggravante dell’aver agevolato un’associazione mafiosa). Al centro dell’indagine un pranzo a Roma tra Prestipino e l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l’ex numero uno dell’Anticrimine, Francesco Gratteri, che oggi lavorano nel cuore delle società (Eurolink il primo, Webuild il secondo) che si occupano di realizzazione l’opera.
Prestipino (difeso nel procedimento disciplinare dall’ex procuratore generale Giovanni Salvi) ha già annunciato il suo pensionamento. Ma si è difeso nel merito sostenendo di non aver voluto favorire nessuno, né tantomeno esponenti dei clan. Le accuse della procura di Caltanissetta (che per il momento continua a gestire l’indagine ma la difesa di Prestipino ne ha chiesto il trasferimento a Roma per questioni di competenza) sono perà molto precise. E soprattutto rivelano quanto delicata sia l’indagine che cinque procure distrettuali (Catanzaro, Catania, Messina, Milano e Reggio Calabria) stanno conducendo sulla realizzazione possibile del ponte. Secondo quanto risulta a Repubblica l’indagine si muove lungo due binari: alcuni clan avrebbero individuato terreni dove poter stoccare il materiale necessario per la realizzazione del ponte. Sono già state create società ad hoc ed effettuate alcune compravendite. Ma soprattutto ci sono stati contatti telefonici con esponenti politici locali, ma non di secondo livello. Secondo quanto registrato nel creso del pranzo nel ristorante “Vinando” a Roma, Prestipino – si legge nel capo di imputazione – avrebbe svelato “l’esistenza di indagini preliminari” nelle procure distrettuali, “finalizzate all’acquisizione di elementi di prova riferiti a presenze e interesse mafiose”. Avrebbe inoltre rivelato “l’attuale svolgimento di attività di intercettazione” su questo “contesto criminale”, indicando come le indagini di Catanzaro, Messina e Reggio sarebbero le più delicate per le società che si occupano della realizzazione del ponte. Prestipino avrebbe inoltre parlato della “esistenza di indagini della procura di Milano su un imprenditore siciliano” e “il coinvolgimento nelle indagini di un altro imprenditore attivo nel settore dei trasporti”. I clan più attivi sarebbero, scrive sempre la procura di Caltanissetta nell’atto di accusa, “quelle dominanti nella piana di Gioia Tauro e del vibonese”. Prestipino – che ha presentato una memoria a Caltanissetta – con il suo avvocato Cesare Placanica nel procedimento penale, così come in quello disciplinare, ha sempre ribadito di non aver in nessun modo favorito nessuno.
Ma Caltanissetta sostiene che “quelle informazioni coperte da segreto” si legge nell’atto, “dovevano servire alle società” che rappresentavano De Gennaro e Gratteri, “a conseguire indebiti profitti patrimoniali, grazie alla possibilità di sottrarsi all’adozione delle misure di prevenzione e di controllo giudiziario previste nei confronti delle imprese sottoposte a condizionamenti criminali”. Inoltre, sempre secondo i magistrati, Gratteri, “anche per conto del De Gennaro”, (ma i due non sono indagati), avrebbe avvisato “delle indagini in corso altri protagonisti della vicenda”.Ed è questo uno dei punti principali della storia. Perché se è vero che l’indagine su Prestipino è nei fatti già conclusa (tra l’altro non gli è mai stato nemmeno sequestrato alcun dispositivo, a riprova del fatto che secondo gli stessi pm non c’è altro da approfondire) e quella disciplinare è destinata a concludersi con la pensione, l’inchiesta sulla realizzazione del Ponte (che ancora non c’è) è appena partita. E lo è in un momento in cui il governo – tanto da costringere allo stop il Quirinale – sta provando a sottrarlo all’attuale legislazione antimafia, realizzandone una speciale come il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha provato a fare. E ha annunciato che tenterà ancora. Il ponte non c’è e chissà mai si farà. Tutto il resto, invece, è già partito da tempo.