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Schlein: “Vinciamo se siamo uniti, Meloni cominci a preoccuparsi”

Elly Schlein e Silvia Salis

 

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La segretaria del Pd: “Il centrodestra esulta per i sondaggi, noi però li battiamo nelle urne. Il programma è dirimente per tenere insieme la nostra coalizione”
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«Uniti si vince». Per Elly Schlein è ormai diventata un’ossessione, non solo il grido di battaglia con cui da mesi prova a convincere gli alleati più riottosi che solo una coalizione in formato extralarge può sconfiggere una destra divisa su tutto, ma non quando si tratta di correre alle urne. «Chiudere la partita al primo turno a Genova, a Ravenna e ad Assisi, dopo una bellissima campagna fra le persone, non era scontato. E siamo davanti anche a Taranto», sorride la segretaria del Pd. «Fossi in Giorgia Meloni comincerei a preoccuparmi, è il sintomo che qualcosa nel suo rapporto con il Paese si è rotto».

Che messaggio arriva da queste amministrative?

«Intanto che uniti si vince e per questo, oltre che ai candidati, facciamo le congratulazioni a tutte le forze progressiste che hanno contribuito a questo straordinario risultato. La cosa ormai è chiara: il centrodestra esulta per i sondaggi, noi però vinciamo le elezioni».

Il trionfo genovese è la prova che i centristi servono, ma i…

«Uniti si vince». Per Elly Schlein è ormai diventata un’ossessione, non solo il grido di battaglia con cui da mesi prova a convincere gli alleati più riottosi che solo una coalizione in formato extralarge può sconfiggere una destra divisa su tutto, ma non quando si tratta di correre alle urne. «Chiudere la partita al primo turno a Genova, a Ravenna e ad Assisi, dopo una bellissima campagna fra le persone, non era scontato. E siamo davanti anche a Taranto», sorride la segretaria del Pd. «Fossi in Giorgia Meloni comincerei a preoccuparmi, è il sintomo che qualcosa nel suo rapporto con il Paese si è rotto».

Che messaggio arriva da queste amministrative?

«Intanto che uniti si vince e per questo, oltre che ai candidati, facciamo le congratulazioni a tutte le forze progressiste che hanno contribuito a questo straordinario risultato. La cosa ormai è chiara: il centrodestra esulta per i sondaggi, noi però vinciamo le elezioni».

Il trionfo genovese è la prova che i centristi servono, ma il campo largo tende a nasconderli, quando finirà questa pantomima?

«Essere testardamente unitari non è una tesi o un dibattito politologico ma un dato oggettivo: solo così si può battere la destra. Noi lo siamo sempre stati e continueremo a farlo, sulla chiarezza del programma. È quello il punto dirimente. Ne siamo talmente convinti che proseguiremo in questa direzione, cercando di porre al centro le tante cose che ci uniscono, facendo sintesi dei diversi punti di vista, che pure ci sono. Dove governiamo insieme sta già funzionando».

Cos’è che l’ha sorpresa di più?

«La crescita del Pd. Siamo il primo partito in moltissime città. A Genova stiamo intorno al 30%, otto punti più delle scorse comunali, mentre FdI è al 12. Un trend che si era già affermato alle regionali e alle europee».

Il M5S, è rimasto sotto la doppia cifra quasi ovunque. La preoccupa?

«Per vincere è stato fondamentale il contributo di tutti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: quando ci uniamo, la nostra gente risponde e ci premia, anche in un contesto di partecipazione non altissima. Viceversa, prevale la destra. E non è solo una questione matematica».

Stringere alleanze locali è però più facile: ce la farete a comporre una coalizione in grado di sfidare alla pari il centrodestra a livello nazionale?

«Io credo che vincere sui territori con candidature credibili e programmi condivisi è la dimostrazione che lo possiamo fare anche alle Politiche, seguendo esattamente lo stesso metodo. I temi che portiamo alle elezioni locali non sono diversi da quelli nazionali, anzi. La difesa della sanità e dell’istruzione pubblica, il lavoro di qualità, le politiche industriali, i diritti, la solidarietà, il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze riguardano l’intero Paese, al Nord come al Sud, dal più piccolo comune ai grandi centri urbani».

Tajani e Salvini litigano dalla mattina alla sera ma poi al dunque fanno pace, lei riuscirà a far stare nella stessa “casa” Renzi e Conte, Calenda e Fratoianni?

«Noi, al contrario della destra che sta insieme per il potere — guardi quante se ne sono date e dette in Consiglio dei ministri sul terzo mandato per i presidenti di Regione, eppure stanno ancora lì — noi invece ci alleiamo per le cose da fare insieme per gli italiani, è una bella differenza».

Ma non è ora di darsi una mossa? Ha sentito Conte, vi vederete per iniziare a costruire l’alternativa?

«Ci sentiamo costantemente, anche oggi, per commentare l’esito delle amministrative e perché con M5S e Avs stiamo ragionando sulla mobilitazione per Gaza, che è necessaria sia per esprimere una ferma condanna dei crimini di Netanyahu, sia far capire al governo che i suoi silenzi e ambiguità non sono tollerabili, stanno diventando complicità».

Se, come sembra, la legge elettorale conterrà l’indicazione del candidato premier non sarà un problema per voi stabilire chi guiderà il fronte progressista?

«A noi non è arrivata nessuna proposta di riforma della legge elettorale, per cui ora come ora faccio fatica a commentare le indiscrezioni. Ma siamo fiduciosi perché la giornata di oggi è un passo avanti verso la costruzione dell’alternativa. E continueremo a insistere per vincere anche i ballottaggi e i referendum. Semmai sono loro che devono essere preoccupati».

Le ripetute sconfitte alle amministrative sono un campanello d’allarme per Meloni?

«Mi sembra chiaro che si è rotto qualcosa nel suo rapporto con l’elettorato. A Genova il Pd è sopra a FdI di ben 18 punti. A Ravenna noi siamo al 42, loro al 16. Quindi certo: a meno che non sia sorda, l’allarme è suonato bello forte».

In autunno si vota in cinque regioni importanti: il campo largo correrà unito?

«Vittorie così significative sono la migliore premessa per lavorare a coalizioni altrettanto forti per la tornata che ci aspetta fra qualche mese. Il lavoro è già ben avviato. Sono ottimista».

A destra pensano che alle Politiche i personalismi nel vostro campo avranno la meglio. Fin qui non crede che abbiano ragione?

«La risposta gliela stanno dando gli elettori. Loro hanno perso e noi abbiamo vinto perché siamo in grado di metterci insieme su ciò che interessa ai cittadini. In questo senso faccio mie le splendide parole di Silvia Salis: “Il campo progressista unito non può avere paura di nessuna elezione, nazionale o locale che sia”. Perché è sempre meglio amministrare una città o un Paese gestendo le differenze, che farli amministrare alla destra».

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