✕

Bignami: “Facciamo fatica a trovare candidati sindaco. Il voto non va sottovalutato”

GALEAZZO BIGNAMI FDI 
Il capogruppo di FdI alla Camera: “Nei grandi centri urbani la sinistra ormai vince ogni tornata amministrativa”
2 minuti di lettura

ROMA – Sconfitti a Genova. Sconfitti a Ravenna. Sotto nelle altre principali città al voto, in vista del ballottaggio. Galeazzo Bignami, lei è capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: è un campanello d’allarme per il governo?

«Ma no, anche Salis dice che non è un messaggio al governo. Poi è chiaro che quando gli elettori votano, bisogna sempre accoglierne l’esito. E dunque, buon lavoro a Salis e Barattoni. Va detto che si tratta di città storicamente di sinistra, quindi non siamo sorpresi: a Genova alle ultime elezioni europee il campo largo ha ottenuto oltre il 60%. E Orlando alle recenti regionali si è piazzato primo in città. Anche a Ravenna da settant’anni vince la sinistra».

Alcuni giornali di destra scrivono: Meloni, attenta, non sottovalutare questo segnale.

«Quando gli italiani si esprimono, non va mai sottovalutato. D’altronde in diversi comuni ha vinto il centrodestra. Ma ho letto anche altre ricostruzioni, su giornali non di destra, che ci ricordano che nei grandi c…

ROMA – Sconfitti a Genova. Sconfitti a Ravenna. Sotto nelle altre principali città al voto, in vista del ballottaggio. Galeazzo Bignami, lei è capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: è un campanello d’allarme per il governo?

«Ma no, anche Salis dice che non è un messaggio al governo. Poi è chiaro che quando gli elettori votano, bisogna sempre accoglierne l’esito. E dunque, buon lavoro a Salis e Barattoni. Va detto che si tratta di città storicamente di sinistra, quindi non siamo sorpresi: a Genova alle ultime elezioni europee il campo largo ha ottenuto oltre il 60%. E Orlando alle recenti regionali si è piazzato primo in città. Anche a Ravenna da settant’anni vince la sinistra».

Alcuni giornali di destra scrivono: Meloni, attenta, non sottovalutare questo segnale.

«Quando gli italiani si esprimono, non va mai sottovalutato. D’altronde in diversi comuni ha vinto il centrodestra. Ma ho letto anche altre ricostruzioni, su giornali non di destra, che ci ricordano che nei grandi centri urbani le sinistre da tempo vincono, ad eccezione di Palermo e Catania. L’anomalia, forse, era Genova».

Però non sono le prime elezioni locali che perdete.

«Io rilevo un altro problema: il centrodestra da tempo affronta una difficoltà ad identificare dei candidati sindaci in sintonia con gli elettori delle grandi città. Vengono dalle professioni, faticano a lasciare aziende o attività per fare i sindaci. A sinistra c’è invece un’apparato di partito. Piuttosto...».

Dica.

«Per me non c’è una diretta correlazione tra il giudizio sulle comunali e quello sul governo, ma non sottovaluto i prossimi passaggi: penso alle grandi città che andranno al voto a breve, da Milano a Roma, da Napoli a Bologna e Torino. Dobbiamo trovare dei nomi all’altezza».

Dice Schlein che il centrosinistra unito vince. E che fosse in Meloni, inizierebbe a preoccuparsi.

«Per la sinistra, il problema non è vincere, semmai governare. Sono senza un programma condiviso e quando si ritrovano al governo durano poco. Pensate alle loro divisioni su immigrazione, politica estera, industria».

In realtà le chiedevo del centrodestra: pensi alle liti quotidiane tra Tajani e Salvini.

«Ma poi, quando si trovano in Parlamento, votano tutti insieme. È la sinistra che quando vota ricorda il vestito di Arlecchino».

La figura di Salis la preoccupa?

«Ho visto che a Genova ha preso il 10% in meno rispetto al centrosinistra alle europee. Non toglie nulla alla sua vittoria. È riuscita a caratterizzarsi molto come profilo di sinistra, ma penso che non abbiano un programma di governo comune neanche a Genova. Poi forse hanno pesato anche le inchieste e il caso Toti».

Teme le prossime regionali? Una nuova sconfitta può diventare uno schiaffo pesante. Meloni dice spesso che ogni voto ha sempre un valore politico.

«Le regioni sono cosa diversa rispetto alle comunali. E hanno certamente un significato più politico, ma sono sempre elezioni territoriali. Il nostro obiettivo è confermare la maggioranza nelle due regioni in cui già governiamo, Veneto e Marche».

In Veneto Fratelli d’Italia vuole il candidato presidente?

«Per noi è importante scegliere il profilo giusto. Decideranno i leader, con il territorio. È però un fatto che FdI ha oltre il 30% in quella regione. Il che non significa prenotare la candidatura. Ma certo non possiamo ignorare questo dato».

Poche riforme economiche, Bignami. Molti gesti identitari. Davvero nessuna autocritica?

«È chiaro che se si interrompesse adesso il percorso, non avremmo completato il nostro lavoro. Ed è chiaro anche che dobbiamo completare alcune misure. Penso al ceto medio e alla natalità. Come abbattere il prezzo dell’energia. C’è da lavorare e pensiamo ci sia il tempo per farlo».

Leggi i commenti