ROMA – Gli incontri, a livello territoriale, sono già cominciati e procedono a ritmo serrato. Le interlocuzioni fra gli sherpa dei leader nazionali, anche. Sull’onda del successo alle amministrative che per l’ennesima volta hanno dimostrato come sia il formato extralarge quello vincente per battere la destra, il cantiere della coalizione progressista ha appena (ri)aperto i battenti. Fra metà ottobre e fine novembre si tornerà alle urne in cinque regioni “pesanti”: Campania, Puglia, Toscana, Marche e Veneto. Ricominciare a tessere la tela delle alleanze, per il centrosinistra, è dunque una questione cruciale.
«Sarà un referendum su Giorgia Meloni», ripete da settimane Matteo Renzi. In autunno il governo guidato dalla presidente di FdI avrà difatti girato la boa del suo terzo anno: considerando la consistenza del test, il prossimo voto rappresenta una sorta di elezione di mid-term. Tanto più che per la prima volta, a causa dei ripetuti rinvii indotti a suo tempo dalla pandemia, tu…
ROMA – Gli incontri, a livello territoriale, sono già cominciati e procedono a ritmo serrato. Le interlocuzioni fra gli sherpa dei leader nazionali, anche. Sull’onda del successo alle amministrative che per l’ennesima volta hanno dimostrato come sia il formato extralarge quello vincente per battere la destra, il cantiere della coalizione progressista ha appena (ri)aperto i battenti. Fra metà ottobre e fine novembre si tornerà alle urne in cinque regioni “pesanti”: Campania, Puglia, Toscana, Marche e Veneto. Ricominciare a tessere la tela delle alleanze, per il centrosinistra, è dunque una questione cruciale.
«Sarà un referendum su Giorgia Meloni», ripete da settimane Matteo Renzi. In autunno il governo guidato dalla presidente di FdI avrà difatti girato la boa del suo terzo anno: considerando la consistenza del test, il prossimo voto rappresenta una sorta di elezione di mid-term. Tanto più che per la prima volta, a causa dei ripetuti rinvii indotti a suo tempo dalla pandemia, tutte e cinque le regioni potrebbero allestire i seggi se non in un’unica data, quanto meno a distanza assai ravvicinata.
Come sempre accade, anche in questa occasione non sarà facilissimo ospitare tutti i partiti d’opposizione sotto lo stesso tetto. Ma l’intenzione c’è ed è, seppur con qualche distinguo, ampiamente condivisa. Moltissimo sul piano locale, un po’ meno a Roma. A ingolosire è però l’obiettivo: chiudere la partita se non con l’en plein, ovvero 5 a zero — possibile solo se in Veneto il centrodestra dovesse dividersi — quanto meno con un lusinghiero 4 a 1.
Elly Schlein sulla strategia del “nessuno resti fuori” ha pochi dubbi: «Non è vero che non vogliamo Renzi e Calenda, su tante questioni abbiamo messo insieme le nostre forze e continueremo a farlo», ha ribadito ieri la segretaria del Pd. In sintonia con Nicola Fratoianni di Avs: «Sul territorio lavoriamo per costruire coalizioni forti sui programmi. Senza porre veti e senza subirne. Lo abbiamo già fatto in Umbria, in Emilia Romagna, in Liguria. Ogni elezione fa storia a sé, tuttavia la strada è tracciata». Più perplesso, ma fa parte del gioco, Giuseppe Conte: «Non si vince parlando solo di campo largo, stretto, alto, basso, giusto», ironizza il capo 5S, invitando a guardare alle ultime comunali che «hanno premiato progetti seri con interpreti credibili». Per lui è questa la rotta da seguire: prima il programma, poi la scelta dei candidati governatori, solo alla fine il patto di coalizione. E infatti, nelle cinque regioni chiamate al voto, proprio sui contenuti hanno iniziato a confrontarsi.
Al netto delle inevitabili schermaglie e dei tentativi di alzare la posta, il puzzle dei nomi da lanciare nell’agone si va comunque componendo. A partire da un dato: il nucleo centrale dell’alleanza resta il trittico Pd-5S-Avs. Resta giusto un incaglio: il rebus Campania, complicato dai diktat di Enzo De Luca, che rende più ardua la soluzione dell’intero quadro. Lì il candidato del centrosinistra unito dovrebbe essere il grillino Roberto Fico, osteggiato però dal governatore uscente. In Puglia scalda i motori Antonio Decaro, l’ex sindaco di Bari, ora eurodeputato pd, che forte del suo grande consenso personale ha chiesto al partito mani libere sulle liste: su di lui la convergenza sarebbe già acquisita. In Toscana resta invece in attesa del via libera al bis il presidente Eugenio Giani, su cui tuttavia il Nazareno esita: è gradito a Iv e Azione, meno a 5S e Avs. Nel caso, verrebbe sostituito con il deputato dem Emiliano Fossi. Chi è già in campagna elettorale è l’ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che secondo i sondaggi potrebbe strappare le Marche all’attuale governatore di FdI. Per il Veneto si aspettano infine le mosse del centrodestra. Il cantiere progressista è aperto, i lavori in corso: vincere, stavolta, è più di una speranza.