Prima rumoreggiano, poi sbottano. I deputati del Pd non riescono più a trattenersi: «Ride, il ministro Antonio Tajani ride, è una vergogna. Ma che ridi?». È il giorno dell’informativa in Parlamento del titolare della Farnesina sul conflitto in Medio Oriente, ma è anche il giorno in cui Pd, M5S e Avs ufficializzano il luogo della manifestazione per Gaza, in programma il 7 giugno alle 14. La piazza scelta è San Giovanni, dove si arriverà in corteo. Sfida ambiziosa e quasi d’altri tempi.
Per tutte queste ragioni la tensione è alta. Il ministro Tajani ha da poco terminato di dire che la reazione di Israele «al terribile e insensato atto terroristico» del 7 ottobre «sta purtroppo assumendo forme assolutamente drammatiche e inaccettabili» e che i palestinesi mai dovranno andare via da Gaza. Per il Pd tocca al responsabile esteri Giuseppe Provenzano replicare al titolare della Farnesina. L’intervento è di quelli accorati: «Queste parole andavano bene 19 mesi e 50 mila morti fa. Che cosa fa i…
Prima rumoreggiano, poi sbottano. I deputati del Pd non riescono più a trattenersi: «Ride, il ministro Antonio Tajani ride, è una vergogna. Ma che ridi?». È il giorno dell’informativa in Parlamento del titolare della Farnesina sul conflitto in Medio Oriente, ma è anche il giorno in cui Pd, M5S e Avs ufficializzano il luogo della manifestazione per Gaza, in programma il 7 giugno alle 14. La piazza scelta è San Giovanni, dove si arriverà in corteo. Sfida ambiziosa e quasi d’altri tempi.
Per tutte queste ragioni la tensione è alta. Il ministro Tajani ha da poco terminato di dire che la reazione di Israele «al terribile e insensato atto terroristico» del 7 ottobre «sta purtroppo assumendo forme assolutamente drammatiche e inaccettabili» e che i palestinesi mai dovranno andare via da Gaza. Per il Pd tocca al responsabile esteri Giuseppe Provenzano replicare al titolare della Farnesina. L’intervento è di quelli accorati: «Queste parole andavano bene 19 mesi e 50 mila morti fa. Che cosa fa il governo italiano per fermare tutto questo? Le parole non bastano più — urla l’esponente Pd — le sue sono parole timide, imbarazzate e imbarazzanti». Il vicepremier di FI lo guarda e fa un risolino che non sfugge ai deputati del Pd che subito protestano. Più tardi dirà che sorrideva proprio per i loro «insulti».
La segretaria Elly Schlein non parla in Aula ma fa notare che «il ministro Tajani non è riuscito nemmeno a nominare Netanyahu e non ha espresso condanna dei crimini che il governo di estrema destra sta portando avanti a Gaza». Il capogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, definisce il governo «squallido complice di un genocidio disumano». E al Senato Alessandra Maiorino strappa il testo di un «accordo militare con Israele», chiedendo al vicepremier di sospenderlo immediatamente.
Allo scontro in Aula fa da contraltare la ritrovata unità tra i partiti “forti” del centrosinistra. La foto dei quattro leader Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli davanti Montecitorio, in occasione dell’annuncio della manifestazione congiunta del 7 giugno per Gaza, è destinata a segnare uno spartiacque. Il centrosinistra alza la posta della scommessa sulla mobilitazione: scegliere Piazza San Giovanni a Roma vuol dire puntare su un’affluenza da grandi numeri. Nella piattaforma, Pd, M5S e Avs ripropongono la mozione presentata insieme in Parlamento, che tra l’altro chiede il riconoscimento dello Stato della Palestina e la condanna dei crimini di guerra di Israele.
Ma Italia viva e Azione preferiscono farsi notare diversamente. Dopo mesi di gelo, Matteo Renzi e Carlo Calenda tornano a parlarsi e organizzano un loro appuntamento congiunto contro la guerra in Medioriente. Il giorno prima, il 6 giugno, in un teatro di Milano. Ma, garantisce il leader di Iv, «non saranno due eventi uno contro l’altro».