Rischiava di diventare l’ennesima conferma delle irriducibili divisioni interne al centrosinistra. E invece, la doppia manifestazione per Gaza — la prima promossa dai leader di Pd, 5S e Avs per il 7 giugno in piazza San Giovanni a Roma, la seconda convocata da Azione e Iv il giorno prima al Parenti di Milano — è la prova che quando le posizioni sono diverse ma non inconciliabili, trovare una sintesi è possibile.
Merito di un drappello di parlamentari dem di area cattolica e riformista che, condividendo lo spirito di entrambe le iniziative, hanno deciso di partecipare sia all’una che all’altra. Come peraltro già annunciato da +Europa. E per di più senza che il Nazareno abbia nulla da ridire. Anzi. Subito informato, Peppe Provenzano ha dato un via libera di massima: «Noi siamo concentrati sulla manifestazione del 7, ma non vedo nessuna contraddizione», ha risposto a Lia Quartapelle che l’aveva chiamato per avvertirlo. «Semplicemente», spiega poi a Repubblica il responsabile Esteri del P…
Rischiava di diventare l’ennesima conferma delle irriducibili divisioni interne al centrosinistra. E invece, la doppia manifestazione per Gaza — la prima promossa dai leader di Pd, 5S e Avs per il 7 giugno in piazza San Giovanni a Roma, la seconda convocata da Azione e Iv il giorno prima al Parenti di Milano — è la prova che quando le posizioni sono diverse ma non inconciliabili, trovare una sintesi è possibile.
Merito di un drappello di parlamentari dem di area cattolica e riformista che, condividendo lo spirito di entrambe le iniziative, hanno deciso di partecipare sia all’una che all’altra. Come peraltro già annunciato da +Europa. E per di più senza che il Nazareno abbia nulla da ridire. Anzi. Subito informato, Peppe Provenzano ha dato un via libera di massima: «Noi siamo concentrati sulla manifestazione del 7, ma non vedo nessuna contraddizione», ha risposto a Lia Quartapelle che l’aveva chiamato per avvertirlo. «Semplicemente», spiega poi a Repubblica il responsabile Esteri del Pd, «la nostra piattaforma è molto più avanzata in termini di condanna e sanzioni nei confronti del governo di Israele».
E così quello che poteva trasformarsi in un ulteriore motivo di polemica, offrendo paglia al fuoco della destra che non perde occasione per soffiare sulle fratture dei progressisti, ha cambiato segno. Mostrando una sostanziale consonanza tra i giallo-rosso-verdi che per primi si erano mossi sulla base delle mozioni presentate in Parlamento, molto dure nei confronti di Netanyahu, e i centristi più attenti a segnalare il pericolo antisemitismo. Esattamente la correzione chiesta da Carlo Calenda e Matteo Renzi per aderire all’adunata del 7 giugno, senza tuttavia ottenerla per la contrarietà di Giuseppe Conte. Da qui l’idea di organizzarne una in proprio.
Certo, un po’ di dispiacere per l’occasione mancata resta. «Mi auguravo si potessero trovare punti condivisi per realizzare una manifestazione unitaria», il rammarico di Lorenzo Guerini, che sarà sia a Milano sia a Roma. Ma per i parlamentari del Pd che hanno scelto l’ubiquità — Delrio, Malpezzi, Sensi, Madia, Fassino, Valente, Verini, Zampa, Bazoli e Merola, oltre agli eurodeputati Picierno, Gori, Gualmini e Maran — prevale l’importanza della causa. «Andrò prima al Parenti e poi in piazza San Giovanni perché c’è l’esigenza di rappresentare le preoccupazioni di entrambi i popoli», spiega l’ex ministro Graziano Delrio, reduce da una missione in Terra Santa. «In un contesto tanto drammatico non ci si può dividere. La guerra va finita subito: è inaccettabile che Israele occupi la Striscia e affami i palestinesi, come è intollerabile che Hamas trattenga ancora gli ostaggi israeliani. Due istanze che potevano stare in un’unica piazza, ma siccome ce ne sono due si può e si deve dare un segnale di equivicinanza».
Riassume in uno slogan Simona Malpezzi: «Io sto con Israele e non con Netanyahu, sto con i palestinesi e non con Hamas». Spiega Quartapelle: «Bisogna fare la massima pressione su Netanyahu perché si fermi e bisogna denunciare il crescente antisemitismo». Conclude Filippo Sensi: «Di fronte all’orrore di Gaza non ci sono distinguo che tengano. Essere a Milano e a Roma va nella direzione di fare unità nelle differenze, costruire ponti e non muri». Un modo, anche, per cercare di tenere insieme le due anime delle opposizioni.