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Via Arenula su Almasri: “Noi pronti all’arresto poi lo stop di Nordio”

Carlo Nordio

 

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È da questo, e su questo, che si sta muovendo l’indagine del tribunale dei ministri sul caso: sulle possibili responsabilità, o meglio sulle omissioni di atti di ufficio
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Il gabinetto del ministero della Giustizia ha saputo in tempo reale, già domenica 19 gennaio, del mandato di cattura europeo sull’assassino e torturatore libico Almasri. Ha informato, per le vie brevi, gli uffici di via Arenula di limitare al minimo le comunicazioni per evitare che la notizia si diffondesse, anche a livello politico. E nelle ore successive ha deciso di non dare seguito a quanto gli stessi tecnici del ministero – alcuni dei quali ora hanno lasciato o stanno lasciando l’ufficio – avevano suggerito: e cioè, come Repubblica aveva raccontato nelle scorse settimane, di formulare un nuovo mandato di cattura in modo che Almasri potesse essere consegnato nelle mani dei giudici dell’Aja.

È da questo, e su questo, che si sta muovendo l’indagine del tribunale dei ministri sul caso Almasri: sulle possibili responsabilità, o meglio sulle omissioni di atti di ufficio, che in via Arenula potrebbero essere state compiute. L’indagine nasce sia dall’acquisizione degli atti effettuate in…

Il gabinetto del ministero della Giustizia ha saputo in tempo reale, già domenica 19 gennaio, del mandato di cattura europeo sull’assassino e torturatore libico Almasri. Ha informato, per le vie brevi, gli uffici di via Arenula di limitare al minimo le comunicazioni per evitare che la notizia si diffondesse, anche a livello politico. E nelle ore successive ha deciso di non dare seguito a quanto gli stessi tecnici del ministero – alcuni dei quali ora hanno lasciato o stanno lasciando l’ufficio – avevano suggerito: e cioè, come Repubblica aveva raccontato nelle scorse settimane, di formulare un nuovo mandato di cattura in modo che Almasri potesse essere consegnato nelle mani dei giudici dell’Aja.

È da questo, e su questo, che si sta muovendo l’indagine del tribunale dei ministri sul caso Almasri: sulle possibili responsabilità, o meglio sulle omissioni di atti di ufficio, che in via Arenula potrebbero essere state compiute. L’indagine nasce sia dall’acquisizione degli atti effettuate in queste settimane sia dagli interrogatori effettuati: dopo un primo giro, e un invio di atti al procuratore Francesco Lo Voi, sono stati chiesti ulteriori accertamenti proprio per verificare cosa è accaduto in via Arenula in quelle ore. Cruciale è stata la testimonianza dell’allora capo del Dipartimento, Francesco Birritteri, oggi in uscita dall’ufficio, che ha spiegato la sua interlocuzione avvenuta con la capa di gabinetto del ministro, Giusi Bartolozzi. Anche per questo il ministro Nordio (che così come gli altri colleghi indagati e la premier Giorgia Meloni aveva presentato una memoria) è stato riconvocato dagli inquirenti. E sta valutando se ripresentarsi. Il punto è proprio spiegare cosa accadde in quelle ore, se si trattò di una scelta politica e perché non si diede seguito alle indicazioni che arrivarono dagli uffici. E quale fu il ruolo della stessa Bartolozzi che non è indagata. E la cui posizione, essendo fuori dalle garanzie di cui godono i membri del governo, dovrebbe comunque essere valutata dalla procura ordinaria.

Dagli atti esaminati è emerso come c’è stato anche un cambio di linea da parte del ministero per spiegare la vicenda Almasri. In un primo momento si era parlato di una mancata interlocuzione preventiva tra Corte e ministero, ma gli atti erano stati inviati dall’Aja al funzionario di ambasciata. E già la domenica era stato informato il ministero della giustizia. Poi si era provato ad attribuire la responsabilità ai giudici della corte d’appello di Roma, per poi scoprire che però gli stessi giudici avevano chiesto al ministero di intervenire per evitare la scarcerazione. E, infine, con l’unica posizione che “scriminava” il gabinetto, Nordio si era preso la responsabilità politica della scelta di scarcerare un criminale come Almasri: «Non sono un passacarte» aveva detto.

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