Mosca: nessun mediatore ai negoziati di Istanbul. Gli Usa: mai la Nato a Est
di Gabriella ColarussoLa premier Giorgia Meloni in occasione del vertice Asia Centrale-Italia ad Astana
ROMA – Il senatore Lyndsey Graham, che guida una pattuglia di repubblicani pronti a far passare al congresso Usa un pacchetto di sanzioni contro la Russia, dice che l’incontro di lunedì a Istanbul tra russi e ucraini rischia di essere una «sciarada», un gioco di parole criptico e infine inconcludente. Lo dice da Kiev, Graham, dov’è andato in visita ieri insieme al senatore democratico Blumenthal, e coglie in pieno lo spirito con cui gli ucraini si avvicinano al secondo round di negoziati, il 2 giugno, nella metropoli sul Bosforo.
Gli americani hanno fatto molti passi avanti per spingere Putin a un cessate il fuoco. L’inviato Usa Kellog ieri si è spinto fino a promettere a Mosca che gli Stati Uniti bloccheranno qualsiasi tentativo di portare Kiev nella Nato e l’espansione dell’alleanza a Est, non solo in Ucraina, ma «in Moldavia, in Georgia», definendola una «preoccupazione perfettamente legittima» del Cremlino. La mano tesa di Kellogg ha ottenuto in cambio molta freddezza e nes…
ROMA – Il senatore Lyndsey Graham, che guida una pattuglia di repubblicani pronti a far passare al congresso Usa un pacchetto di sanzioni contro la Russia, dice che l’incontro di lunedì a Istanbul tra russi e ucraini rischia di essere una «sciarada», un gioco di parole criptico e infine inconcludente. Lo dice da Kiev, Graham, dov’è andato in visita ieri insieme al senatore democratico Blumenthal, e coglie in pieno lo spirito con cui gli ucraini si avvicinano al secondo round di negoziati, il 2 giugno, nella metropoli sul Bosforo.
Gli americani hanno fatto molti passi avanti per spingere Putin a un cessate il fuoco. L’inviato Usa Kellog ieri si è spinto fino a promettere a Mosca che gli Stati Uniti bloccheranno qualsiasi tentativo di portare Kiev nella Nato e l’espansione dell’alleanza a Est, non solo in Ucraina, ma «in Moldavia, in Georgia», definendola una «preoccupazione perfettamente legittima» del Cremlino. La mano tesa di Kellogg ha ottenuto in cambio molta freddezza e nessun atto concreto. I russi si erano impegnati a presentare la bozza di memorandum sulla base della quale dovrebbero muoversi i negoziati dopo il maxiscambio di prigionieri. L’Ucraina ha inviato le sue proposte, da Mosca non è arrivato nulla, denuncia Volodymyr Zelensky, che vede nel tergiversare del Cremlino una precisa strategia per far naufragare la diplomazia, per «garantire che il prossimo incontro di Istanbul sia infruttuoso» e guadagnare altro tempo per continuare l’offensiva militare. Anche Kellogg non ha nascosto l’irritazione. La Russia, ha detto l’inviato Usa, sta mostrando «irragionevolezza» rifiutandosi di esporre i contenuti del memorandum per la tregua. «Credo che la frustrazione di Trump sia dovuta al fatto che ha avanzato una serie di suggerimenti ragionevoli e ha cercato di avviare una discussione costruttiva e invece ha visto un livello di irragionevolezza che ha davvero irritato anche me».
Il leader francese Emmanuel Macron ha fiutato l’occasione per incunearsi nello spazio di dissidio tra Mosca e Washington e si p affrettato a dire che se la Russia rifiutasse un cessate il fuoco in Ucraina rappresenterebbe un «test di credibilità» per l’America di Trump. «Se la Russia conferma di non essere pronta a fare la pace, Washington deve confermare il suo impegno a sanzionare Mosca».
La delegazione russa, guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky, arriverà in Turchia lunedì. Insieme agli americani ci saranno i consiglieri per la sicurezza nazionale del gruppo E3, Germania, Francia e Regno Unito, ma non ci sarà l’Italia, che continua a mantenere un ruolo defilato rispetto al processo negoziale. La ragione, dice Kellogg, è che quel formato è già rodato, è lo stesso che al vertice di Londra di aprile «ci aiutò a modellare il documento con le condizioni per l’Ucraina. Saranno anche lì e avremo anche le loro valutazioni». Mosca ha subito precisato che gli europei non prenderanno parte ai negoziati ma lavoreranno a margine del summit. Non vi sarà «una mediazione della Turchia né di nessun altro», ha chiarito la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Ma anche se Putin prende tempo, Erdogan continua a tessere la tela della mediazione. Ieri il ministro degli esteri turco Hakan Fidan era a Kiev per incontrare Zelensky, ha parlato al telefono con il ministro degli esteri russo Lavrov e si è spinto a dire che «i colloqui di Istanbul potrebbero essere coronati da un incontro ospitato da Erdogan con Trump, Putin e Zelensky». Non ora, non subito: ma quando accadrà, dovrà essere in Turchia. Il portavoce del Cremlino Peskov frena: Putin è pronto a un vertice con Zelensky e Trump «solo se saranno prima raggiunti risultati nei negoziati diretti tra le delegazioni». Cosa Mosca abbia messo sul tavolo, tuttavia, per ora nessuno lo sa.