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Colloqui di Istanbul, Meloni fuori dal tavolo prova a tornare in gioco: “L’Italia non è esclusa”

La premier Giorgia Meloni in occasione del vertice Asia Centrale-Italia

 

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Meloni ad Astana per il vertice italo-asiatico. Le call con gli alleati per ottenere rassicurazioni “Divergenze con Macron? Panna montata”
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ASTANA – Per i colloqui di Istanbul «non c’è un’esclusione italiana». Nel colossale palazzo dell’indipendenza del Kazakistan, lungo una sponda del fiume Isim, Giorgia Meloni risponde così ai cronisti che l’aspettano sotto le volte di vetro blu, al termine del primo vertice tra Italia e Asia centrale. Alla premier viene chiesto conto delle dichiarazioni dell’inviato speciale Usa Kellogg, che poche ore prima ha annunciato la possibilità che i consiglieri militari di tre paesi europei — Francia, Regno Unito e Germania — partecipino alle trattative tra Kiev e Mosca lunedì in Turchia. Ipotesi ancora traballante, ma il fatto è che l’uomo di Trump non ha menzionato l’Italia. Questo spiazza la presidente del Consiglio, anche perché la macchina diplomatica di Palazzo Chigi nel frattempo si era messa in moto (e aveva ottenuto rassicurazioni) per far sì che Roma venisse coinvolta.

E allora, sulle prime, Meloni fornisce a telecamere e taccuini una giustificazione che ricalca in parte, ma co…

ASTANA – Per i colloqui di Istanbul «non c’è un’esclusione italiana». Nel colossale palazzo dell’indipendenza del Kazakistan, lungo una sponda del fiume Isim, Giorgia Meloni risponde così ai cronisti che l’aspettano sotto le volte di vetro blu, al termine del primo vertice tra Italia e Asia centrale. Alla premier viene chiesto conto delle dichiarazioni dell’inviato speciale Usa Kellogg, che poche ore prima ha annunciato la possibilità che i consiglieri militari di tre paesi europei — Francia, Regno Unito e Germania — partecipino alle trattative tra Kiev e Mosca lunedì in Turchia. Ipotesi ancora traballante, ma il fatto è che l’uomo di Trump non ha menzionato l’Italia. Questo spiazza la presidente del Consiglio, anche perché la macchina diplomatica di Palazzo Chigi nel frattempo si era messa in moto (e aveva ottenuto rassicurazioni) per far sì che Roma venisse coinvolta.

E allora, sulle prime, Meloni fornisce a telecamere e taccuini una giustificazione che ricalca in parte, ma con meno enfasi polemica, quanto dichiarato due settimane fa a Tirana, dopo la famosa call tra Zelensky, Trump e altri leader europei, senza di lei. «Esclusione? Credo che il motivo sia che stanno lavorando a livello di E3 (Parigi, Berlino, Londra, ndr), formato collaudato, non la considero un’esclusione italiana, si sa che ci sono nazioni che hanno fatto passi per impegnarsi in iniziative all’indomani di un cessate il fuoco». La tesi è sempre quella: gli altri vorrebbero mandare truppe, l’Italia no, anche se la premier stavolta è attenta a non dirlo esplicitamente visto che Berlino, è arcinoto, non ha alcuna intenzione di spedire soldati. Però il ragionamento è questo: «Non parlerei di esclusione, questo gioco di fare finta che l’Italia non conti niente non lo condivido». Dallo staff, a quel punto, ricordano a Meloni che «c’è un’interlocuzione in corso, non siamo esclusi». E lo stesso raccontano poco dopo fonti di Palazzo Chigi: il consigliere diplomatico di Meloni, Fabrizio Saggio, ha partecipato l’altro ieri a una call con gli omologhi di Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina. E un’altra video-call, per discutere degli sviluppi turchi, avviene nella notte, mentre il consigliere italiano è accanto alla premier, nel volo di ritorno da Astana.

Nell’Independence palace della capitale kazaka, Meloni affronta anche altri dossier. Come il faccia a faccia con Emmanuel Macron fissato per lunedì a Palazzo Chigi, dopo mesi di bizze sottotraccia e attriti pubblici. La premier sminuisce il tutto, «panna montata», si dice persino «molto contenta» del rendezvous col francese, a conferma che Roma e Parigi hanno deciso di riallinearsi, per necessità, in questa fase turbolenta con l’altra sponda dell’Atlantico. «Italia e Francia sono nazioni amiche — assicura Meloni — I leader discutono, a volte animatamente, particolarmente quando in Italia c’è un governo scelto dagli italiani». Ma «niente di personale», non ci sono «ricomposizioni» da celebrare.

Altro tarlo, i dazi. La premier dribbla le beghe legali che hanno bloccato le tariffe di Trump e, a differenza di quanto detto martedì a Bologna dagli industriali, evita stoccate dirette all’Ue. «Non credo che l’Europa stia perdendo tempo, sono positiva». Però, come dal palco di Confindustria, chiede a Bruxelles un cambio di approccio. Perché si arrivi «a un accordo di cornice», più politico che burocratico, senza perdersi ora «nei dettagli».

È soprattutto l’Ucraina però al centro dei pensieri della premier. Ne ha discusso anche con i leader dei 5 paesi asiatici radunati ad Astana (Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan e Kirghizistan). Ex repubbliche sovietiche, ancora oggetto degli interessi russi e depositarie di ingenti risorse minerarie ed energetiche che fanno gola. Meloni ha lodato il leader kazako Tokayev, che nonostante i rapporti con Mosca sarebbe stato «coraggioso» a riconoscere il diritto di Kiev all’integrità territoriale. Col Kazakistan, l’Italia ha siglato poi 8 accordi da circa 4 miliardi, il principale tra Maire e il fondo sovrano Samruk-Kazyna sulle infrastrutture energetiche, ma anche con Ansaldo, Cdp, Sace, in settori che riguardano petrolio, gas e terre rare. Ma la testa di tutti, Meloni inclusa, ora è a Istanbul.

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