Gerusalemme – Hamdi al-Najjar, il padre del piccolo Adam, è morto nella notte per le ferite riportate nel bombardamento israeliano a Khan Younis della scorsa settimana. Lui e il figlio undicenne stavano per essere trasferiti in Italia per essere curati all’ospedale Niguarda di Milano, dopo che il governo italiano ha accolto l’appello dello zio di Adam, Ali, lanciato dalle pagine di Repubblica. Quella della famiglia al-Najjar è sempre di più la tragedia assoluta: Hamdi e sua moglie Alaa avevano dieci figli, i missili ne hanno uccisi nove. Ora anche Hamdi, 40 anni, medico pediatra, è deceduto.
«Siamo felici di venire in Italia però bisogna fare prestissimo, le condizioni di Adam sono stabili ma quelle di suo padre Hamdi stanno peggiorando di giorno in giorno, non c’è più tempo da perdere», diceva ieri pomeriggio a questo giornale Nashwa al-Najjar, 42 anni, la sorella di Hamdi. Se la famiglia al-Najjar ha deciso di accettare l’offerta del governo italiano preferendola alle altre arrivate…
Gerusalemme – Hamdi al-Najjar, il padre del piccolo Adam, è morto nella notte per le ferite riportate nel bombardamento israeliano a Khan Younis della scorsa settimana. Lui e il figlio undicenne stavano per essere trasferiti in Italia per essere curati all’ospedale Niguarda di Milano, dopo che il governo italiano ha accolto l’appello dello zio di Adam, Ali, lanciato dalle pagine di Repubblica. Quella della famiglia al-Najjar è sempre di più la tragedia assoluta: Hamdi e sua moglie Alaa avevano dieci figli, i missili ne hanno uccisi nove. Ora anche Hamdi, 40 anni, medico pediatra, è deceduto.
«Siamo felici di venire in Italia però bisogna fare prestissimo, le condizioni di Adam sono stabili ma quelle di suo padre Hamdi stanno peggiorando di giorno in giorno, non c’è più tempo da perdere», diceva ieri pomeriggio a questo giornale Nashwa al-Najjar, 42 anni, la sorella di Hamdi. Se la famiglia al-Najjar ha deciso di accettare l’offerta del governo italiano preferendola alle altre arrivate dai Paesi arabi è grazie a lei. «Perché ho vissuto in Italia sei anni, a Napoli, dove ho fatto curare mio figlio. Conosco le strutture sanitarie italiane, ci fidiamo dei vostri dottori».
Nashwa spiegava di essere pronta a partire anche subito. «Abbiamo già trovato il veicolo che ci può portare al valico per uscire dalla Striscia di Gaza e i medici dell’ospedale Nasser, dove Adam e Hamdi sono ricoverati, ci hanno detto che è possibile spostarli. Però le autorità non ci hanno dato ancora il permesso».
Chi deve autorizzare l’evacuazione medica è il Cogat, l’unità del ministero della Difesa israeliano deputata a coordinare le attività governative in Cisgiordania e a Gaza. «Da quanto sappiamo», diceva, «saremo in sette a venire in Italia: Adam, Alaa, Hamdi, uno dei fratelli di Hamdi, io, mio marito e mio figlio Yahya. Adam ha ferite gravi al braccio che hanno compromesso i nervi e ustioni sul corpo, i medici qui sostengono che ce la possa fare». Per Hamdi, invece, è troppo tardi.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ieri aveva parlato di un trasferimento per Adam, Nashwa e quattro cuginetti, con ricoveri già predisposti e le operazioni chirurgiche l’11 giugno. «Non è possibile così», ribatteva la zia di Adam. «Dobbiamo partire tutti insieme, perché Alaa non se ne va senza Hamdi, ed è lui ad avere più bisogno di un ospedale che funzioni. Al Nasser lo hanno operato al cervello, ma non hanno le macchine per la tac né i medicinali adeguati. Gli stanno dando il paracetamolo per fargli abbassare la febbre alta, hanno solo quello. Le sue condizioni sono critiche, ha ferite da schegge alla testa, un polmone perforato e rischia di perdere il braccio sinistro. È attaccato al respiratore. Dal giorno del bombardamento israeliano non ha più aperto gli occhi, non sa che sono morti i suoi bambini. Alaa è accanto a lui».
Alaa al-Najjar, 35 anni, oltre ad aver perso nove figli e ora il marito, qualche mese fa aveva avuto un altro lutto, con la morte di una delle sue due gemelle per una malattia. «Da otto giorni vive in ospedale - raccontava ancora ieri la cognata - dorme nelle stanze della terapia intensiva dove si trova Hamdi. Si è imposta di non piangere, perché non vuole spaventare Adam. Rifiuta le telefonate, non risponde ai messaggi. Quando ci parlo mi guarda e mi sussurra: “chi abbraccerò stanotte?”». Prima della strage ogni notte dormiva tra i suoi bambini. «È una donna molto devota a Dio. Per lei i suoi figli, suo marito e il suo lavoro da pediatra erano tutto quel che contava nella vita. Italia, fate presto, non lasciate morire anche la sua ultima speranza».