GERUSALEMME – Se avessero trasferito subito mio marito in un ospedale attrezzato forse si sarebbe salvato, ma il destino di tutti noi lo decide solo Dio». Alaa al-Najjar è una donna di fede, molto credente, che alla vita chiedeva solo di proteggere la sua numerosa famiglia (aveva 10 figli) e di poter continuare a lavorare come pediatra al Nasser Hospital di Khan Younis. Il bombardamento israeliano della scorsa settimana le ha tolto tutto. Le è rimasto solo Adam, 11 anni, perché a causa delle ferite due notti fa è deceduto anche suo marito Hamdi, l’unica ragione che la tratteneva nella Striscia di Gaza. Ora la donna confida ai parenti il dolore per l’ultimo lutto e la sensazione che sia stato perso del tempo prezioso. Anche lei salirà sull’aereo del governo italiano che porterà Adam a curarsi a Milano, sempre che arrivi l’autorizzazione all’evacuazione da parte delle autorità israeliane.A
Finora, infatti, il Cogat, l’unità del ministero della Difesa dello Stato ebraico che gestisce le…
GERUSALEMME – Se avessero trasferito subito mio marito in un ospedale attrezzato forse si sarebbe salvato, ma il destino di tutti noi lo decide solo Dio». Alaa al-Najjar è una donna di fede, molto credente, che alla vita chiedeva solo di proteggere la sua numerosa famiglia (aveva 10 figli) e di poter continuare a lavorare come pediatra al Nasser Hospital di Khan Younis. Il bombardamento israeliano della scorsa settimana le ha tolto tutto. Le è rimasto solo Adam, 11 anni, perché a causa delle ferite due notti fa è deceduto anche suo marito Hamdi, l’unica ragione che la tratteneva nella Striscia di Gaza. Ora la donna confida ai parenti il dolore per l’ultimo lutto e la sensazione che sia stato perso del tempo prezioso. Anche lei salirà sull’aereo del governo italiano che porterà Adam a curarsi a Milano, sempre che arrivi l’autorizzazione all’evacuazione da parte delle autorità israeliane.A
Finora, infatti, il Cogat, l’unità del ministero della Difesa dello Stato ebraico che gestisce le attività civili nei territori occupati in Cisgiordania e nella Striscia, non ha dato il permesso a far uscire Alaa, Adam e i suoi familiari. Le due finestre di opportunità individuate dal governo italiano, il 4 e il 9 giugno, rischiano di saltare, nonostante sia tutto pronto e in Giordania ci sia la disponibilità di un aereo a noleggio utilizzato per le evacuazioni mediche. Lo confermano a Repubblica due diverse fonti che stanno seguendo il caso.
Il Cogat non ha fornito spiegazioni, complice anche la festività ebraica di Shauvot che allunga le procedure burocratiche, nonostante la fretta che la situazione richiede. Adam è in condizioni stabili ma a preoccupare è il braccio ferito e schiacciato: ha bisogno di una complessa operazione chirurgica per scongiurare l’amputazione.
«Insieme al piccolo Adam accoglieremo anche sua madre», dichiara il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha raccolto l’appello lanciato dallo zio di Adam dalle pagine di questo giornale. «Dopo la morte del marito, la dottoressa Alaa ha deciso di venire anche lei in Italia. Sarà accompagnata dalla sorella con i suoi figli». Con tutta probabilità Adam sarà operato in una struttura italiana l’11 giugno, ha detto nei giorni scorsi Tajani, pur sottolineando che si tratta di una data al momento solo indicativa.
Hamdi al-Najjar, il padre di Adam, anche lui pediatra come la moglie, è morto perché le sue condizioni erano molto gravi. Aveva già subito una prima operazione al cervello al Nasser ma da quattro giorni aveva la febbre alta e nell’ospedale di Khan Younis non avevano che il paracetamolo per ridurre la temperatura. Non è bastato.