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Referendum, Meloni: “Vado a votare ma non ritiro la scheda”. Schlein: “Prende in giro gli italiani”

La premier Giorgia Meloni (agf)

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La premier, dalla parata militare per la festa della Repubblica, fa sapere cosa farà l’8-9 giugno. Le opposizioni attaccano, Conte: “Vergognoso messaggio di astensione”
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Non è l’esortazione ad andare al mare, ma un messaggio secco e chiaro: disertare comunque il voto, far fallire i referendum. “L’8 e 9 giugno? Vado a votare, non ritiro la scheda, è una delle opzioni", risponde la premier Giorgia Meloni nel 79esimo anniversario della Repubblica, proprio nel giorno che dovrebbe celebrare la libera partecipazione al voto e la nascita dell’Italia democratica.

Un 2 giugno segnato dall’appello forte di Mattarella sulla disumana sofferenza inflitta a Gaza, sui rischi di fallimento per il nuovo round di negoziati a Istanbul sulla guerra in Ucraina. “Sicuramente è una festa che cade in una situazione internazionale molto complessa - sottolinea Meloni - ma è anche un 2 giugno che come sempre ci deve rendere molto orgogliosi di quello che siamo. Noi non celebriamo questa festa semplicemente come se fosse un fatto museale, ma per ricordarci che quello che abbiamo, qualcuno lo ha costruito. Lo dico anche in riferimento al fatto che considero francamente inaccettab…

Non è l’esortazione ad andare al mare, ma un messaggio secco e chiaro: disertare comunque il voto, far fallire i referendum. “L’8 e 9 giugno? Vado a votare, non ritiro la scheda, è una delle opzioni", risponde la premier Giorgia Meloni nel 79esimo anniversario della Repubblica, proprio nel giorno che dovrebbe celebrare la libera partecipazione al voto e la nascita dell’Italia democratica.

Un 2 giugno segnato dall’appello forte di Mattarella sulla disumana sofferenza inflitta a Gaza, sui rischi di fallimento per il nuovo round di negoziati a Istanbul sulla guerra in Ucraina. “Sicuramente è una festa che cade in una situazione internazionale molto complessa - sottolinea Meloni - ma è anche un 2 giugno che come sempre ci deve rendere molto orgogliosi di quello che siamo. Noi non celebriamo questa festa semplicemente come se fosse un fatto museale, ma per ricordarci che quello che abbiamo, qualcuno lo ha costruito. Lo dico anche in riferimento al fatto che considero francamente inaccettabile che dei professori che insegnano nelle scuole ci dicano che i bersaglieri sono divisivi. È grazie anche ai bersaglieri se noi abbiamo una nazione, è grazie alle forze armate, e' grazie a tutti quelli che si sono sacrificati per costruirla, e forse questo dovremmo insegnare ai nostri giovani”.

La premier, giacca avorio, pantaloni neri e sneakers, appare sorridente per selfie e pubblico degli spalti, ma è scura in volto, passo veloce e tranchant con i cronisti lungo i Fori Imperiali. “Basta, ho già risposto prima”, mentre la scorta la copre e in volata la fa entrare al punto riservato con buffet. Pochi minuti prima ha confermato, in sostanza, la strategia fin qui mostrata dalla destra sulle consultazioni che aspettano i cittadini tra sei giorni: demolire quei referendum promossi dalla Cgil (che chiede 5 sì) con parte del centrosinistra (che invece è diviso sul voto ai singoli quesiti). E presentarsi alle urne ma non ritirare la scheda significa che l’elettore "non può essere considerato come votante e non deve quindi essere conteggiato tra i votanti della sezione", come si legge nelle "Istruzioni per le operazioni degli uffici di sezione" redatte dal ministero dell'Interno. Una scelta che comunque persegue un unico obiettivo: mancare il quorum, sabotare il referendum. Ecco perché l’ “opzione” indicata dalla presidente del Consiglio solleva l’indignazione delle opposizioni e coro di polemiche.

Intanto dalle tribune gridano il nome di Giorgia, lei si volta, sorride, ringrazia. A pochi metri, il suo fedelissimo, il deputato e responsabile organizzativo di FdI, Giovanni Donzelli, torna sull’episodio shock del docente che in un post augurava un destino violento alla figlia della premier: “Quello a cui abbiamo assistito sui social nei confronti di Giorgia Meloni ma anche della famiglia di Piantedosi e di Salvini è violento, inaccettabile e non consentiremo ai violenti di sporcare una festa importante come questa. L'importante è che tutte le forze politiche abbiano la forza, la maturità e la consapevolezza di isolare chi fomenta violenza. Anche noi, tutte le forze politiche, dobbiamo evitare di alzare i toni tutte le forze politiche. Mi rivolgo in special modo alle opposizioni che a volte si lasciano scappare un po' la frizione".

Arriva il ministro Giorgetti che tira dritto verso il suo posto, ecco il sottosegretario Delmastro che chiacchiera con la vicepresidente della Regione Piemonte (e non ha alcuna intenzione di fare ammenda sulle parole pronunciate sui magistrati “che usano lo stesso linguaggio dei mafiosi”). E poi c’è il viceministro Cirielli che presenta il suo rampollo ventenne al presidente La Russa: “Finalmente un Ciriello più bello più giovane”, i selfie si sprecano. Ma guai a chiedere alla seconda carica dello Stato se non è pentito di aver chiesto di disertate le urne con parole così anti-istituzionali sul referendum: “Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa”. La Russa si volta e si adira: “Ma cosa dice? Si deve ancora votare, ma vada”, e con un gesto della mano si dilegua.

Le reazioni

Le opposizioni non ci stanno e reagiscono alle parole della presidente del Consiglio. A partire dalla segretaria del Pd Elly Schlein: “Meloni prende in giro gli italiani dicendo 'vado a votare ma non voto'. Anziché dire se è favorevole o contraria ai 5 quesiti su lavoro e cittadinanza, conferma che vuole affossare i referendum e che teme il raggiungimento del quorum perché non ritirare le schede equivale a non votare – fa notare Schlein – Meloni ha paura della partecipazione e di dire la verità che è sotto gli occhi di tutti: è contraria a contrastare la precarietà e migliorare la legge sulla cittadinanza. Invece di invitare all'astensione, e di farlo nel giorno della festa della repubblica, avesse almeno il coraggio di andare a votare no. Noi invece voteremo convintamente 5 sì, e saremo tanti!".

Per il leader del M5S, Giuseppe Conte, “indigna ma non stupisce che Meloni non ritirerà la scheda e quindi non voterà al referendum dell'8 e 9 giugno in cui si sceglie se aumentare i diritti e le tutele dei lavoratori contro precarietà, incidenti sul lavoro, licenziamenti. In fondo in quasi 30 anni di politica non ha fatto nulla per tutelare chi lavora e si spacca la schiena ogni giorno, i ragazzi precari che non hanno la fortuna di aver fatto carriera in politica – spiega l’ex premier – È vergognoso che questo messaggio di astensione rispetto a una scelta importante arrivi da un presidente del Consiglio il 2 giugno, giorno simbolo di un Paese che sceglie la Repubblica, della prima volta per le donne ammesse a un voto nazionale".

Dal Pd interviene il presidente dei senatori Francesco Boccia: “Oggi la presidente del Consiglio invita di fatto, in maniera irrispettosa e inaccettabile, a non andare a votare. Al di là della formula usata, veramente ambigua, con l'artificio dell'andare al seggio e non ritirare la scheda (perché?), siamo di fronte ad una premier che prende in giro gli italiani e non dice ai cittadini e agli elettori quale è la sua scelta di merito sui quesiti referendari. E tutto questo avviene oggi, nel giorno della festa della Repubblica, sancita e proclamata proprio dopo un referendum”. E ancora: “La scelta di Meloni e della sua maggioranza, che hanno evidentemente paura della partecipazione popolare, in un paese normale sarebbe incredibile: Meloni va a votare e non ritira la scheda, Salvini non va, La Russa forse. Ma purtroppo siamo nell'Italia governata da questa destra che considera il parlamento e l'esercizio della democrazia inutili fastidi”.

All’attacco anche Nicola Fratoianni di Avs: “Evidentemente Meloni ha tempo da perdere per prendere in giro gli italiani. Ma le persone comuni invece non hanno nè tempo nè occasioni nè diritti da buttare. L'8 e il 9 giugno andranno al seggio e non faranno la pantomima vergognosa di non ritirare la scheda – osserva – Eserciteranno quel diritto di scegliere che gli italiani hanno conquistato 80 anni fa riprendendosi la libertà e la democrazia che il fascismo gli aveva tolto scegliendo proprio il 2 giugno per aprire una stagione nuova per l'Italia, gli italiani prenderanno quelle schede per dire chiaramente al Paese che ora basta: basta ricatti sul lavoro, basta bassi salari, basta precarietà, basta morti negli appalti, basta giovani senza diritti di cittadinanza. In questo Paese nessuno è scemo e non si fa prendere in giro da chi - conclude Fratoianni - vuole continuare a difendere privilegi, discriminazioni e sfruttamento. Spieghiamoglielo alla presidente del consiglio Meloni con una valanga di 5 Sì".

Riccardo Magi, segretario di +Europa e presidente del comitato promotore del referendum sulla cittadinanza, aggiunge: "Quello di Meloni è un invito di fatto all'astensione. I cittadini sono liberi di andare a votare e i leader politici di dare le proprie indicazioni, ma che la premier mandi messaggi confusi che invitano alla non partecipazione al voto è agghiacciante: è evidente ormai che Meloni e tutta la sua maggioranza temono il voto. Nel giorno in cui si celebra la Repubblica nata dal referendum, il nostro invito è di andare a votare e votare Si al referendum sulla cittadinanza".

A denunciare c’è anche Angelo Bonelli, parlamentare di Avs, co-portavoce di Europa Verde: “Mancava solo la Presidente del Consiglio, e la lista dei sabotatori del referendum è completa: prima il Presidente del Senato, poi i ministri, ora anche la premier. Non votano perché sanno di essere minoranza nel Paese e usano l’astensionismo che a parole dicono di voler combattere a ogni elezione".

Sull questione interviene anche Carlo Calenda che commenta: "Cosa vuol dire andare al seggio e non ritirare la scheda? Non lo so, è meglio che non ci va...Allora io sono abbastanza onesto nel dire che tutti i governi, compreso quello di cui facevo parte, hanno invitato all'astensione al referendum, perché l'astensione ormai è equivalente a un no. Tuttavia penso che se tu sei eletto in Parlamento è giusto partecipare, noi voteremo quattro no per il referendum della Cgil e un sì per quello della cittadinanza, perché è un principio che condividiamo, però andare e non ritirare la scheda... perché ci va?".

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