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Caccia, il Wwf raccoglie 30 mila firme contro il ddl “Ammazza-Natura”

(ansa)
L’associazione animalista chiede di ritirare la proposta di legge voluta dal ministro Lollobrigida
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Trentamila firme contro il ddl caccia. La richiesta al governo di ritirare la legge che autorizza i fucili anche di notte e nelle aree demaniali come le spiagge. Nel giorno della festa della Repubblica il Wwf torna a sfidare il governo di centrodestra che sta lavorando alla riforma della caccia: “L’Italia non è una Repubblica fondata sulla caccia ma anzi all’articolo 9 tutela l’ambiente e gli animali, utile ricordare in occasione della festa nazionale del 2 giugno. In meno di una settimana abbiamo raccolto oltre 30.000 adesioni alla petizione per fermare il ddl “Ammazza-Natura”, fa sapere l’associazione animalista.

La proposta contro cui si sta mobilitando il Wwf è quella del ministro Francesco Lollobrigida. Una modifica - fatta di 18 artic…

Trentamila firme contro il ddl caccia. La richiesta al governo di ritirare la legge che autorizza i fucili anche di notte e nelle aree demaniali come le spiagge. Nel giorno della festa della Repubblica il Wwf torna a sfidare il governo di centrodestra che sta lavorando alla riforma della caccia: “L’Italia non è una Repubblica fondata sulla caccia ma anzi all’articolo 9 tutela l’ambiente e gli animali, utile ricordare in occasione della festa nazionale del 2 giugno. In meno di una settimana abbiamo raccolto oltre 30.000 adesioni alla petizione per fermare il ddl “Ammazza-Natura”, fa sapere l’associazione animalista.

La proposta contro cui si sta mobilitando il Wwf è quella del ministro Francesco Lollobrigida. Una modifica - fatta di 18 articoli - della legge dell'11 febbraio 1992, la numero 157, che regola l'attività venatoria in Italia ma che da tempo, dopo 33 anni, i cacciatori chiedono di rivedere. Secondo quanto fin qui trapelato uno dei punti chiave dell’idea di Lollobrigida è il possibile allungamento del calendario venatorio. Oggi si caccia in Italia dalla terza domenica di settembre sino al 31 gennaio, poi inizia la stagione migratoria e la caccia va sospesa. Eventuali allungamenti della stagione finora erano soggetti a pareri vincolanti dell'Ispra, l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Con le modifiche, l'Ispra verrebbe messa da parte per lasciare più potere decisionale alle regioni, che potrebbero consentire un eventuale allungamento. Inoltre, la riforma impone uno stop obbligatorio alla caccia per più di tre giorni a settimana (nei martedì e venerdì) ma anche qui verrà lasciata alle regioni la facoltà di assegnare liberamente i tre giorni settimanali consentiti.

Il secondo punto chiave riguarda i richiami vivi, ovvero tutte quelle specie di uccelli che vengono catturate e usate, nelle gabbie, per attrarre altri esemplari da cacciare. Dal 2014, dopo una procedura di infrazione aperta dall'Europa nei confronti dell'Italia, c'è stato un forte freno a questa pratica: ora però la modifica della 157 punta a riaprire gli impianti di cattura dei richiami vivi e le specie che possono essere catturate passano da 7 a 47, inoltre verranno eliminati limiti al possesso di uccelli da richiamo provenienti da allevamento.

Altro passaggio importante è sulle armi consentite tra cui "fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12, semiautomatici con caricatore di massimo due cartucce (calibro non oltre il 12), e fucili a canna rigata con caricatore omologato (calibro minimo 5,6 mm). Sono consentiti anche fucili combinati, archi e falchi". In caso di caccia al cinghiale il caricatore dei fucili a ripetizione può contenere fino a cinque cartucce.

Ci sarà poi una apertura possibile all'eventuale caccia nelle aree demaniali, che oggi includono - in termini generali - anche spiagge, foreste, zone dunali o praterie, ad esempio. Inoltre verranno cancellati limiti alla costruzione di nuovi appostamenti fissi di caccia e verrà riconosciuta la licenza ai cittadini stranieri (senza obbligatoria formazione sulle regole italiane). In più, come recita il testo in bozza, tra i punti più innovativi c'è il fatto che "gli imprenditori agricoli, nonché i proprietari e i conduttori dei fondi, purché siano muniti di licenza per l’esercizio venatorio (…) possono, previa istanza, essere autorizzati, dalla Regione o dalla Provincia autonoma, a svolgere le attività di controllo della specie cinghiale”. Norme per agevolare la caccia di fatto.

“Stop a questa norma che sarebbe una drastica deregulation dell’attività venatoria. Una riforma che moltiplicherebbe i rischi per l’incolumità pubblica, anche per chi vive, lavora o fa escursioni in natura, per la salute di tutti, a causa dell’aumento dell’inquinamento da piombo, e per gli animali, soprattutto per le specie già vulnerabili. Una riforma che renderebbe i controlli più difficili a tutto vantaggio di bracconieri e trafficanti, criminali che si arricchiscono usando gli animali come merce di scambio nei mercati illegali. Una riforma che espone tutti i cittadini al rischio concreto di una nuova?procedura d’infrazione europea, dopo le due già aperte nel corso di questa legislatura. Una sanzione pesante che per gli interessi di pochi graverà sulle tasche di tutti i contribuenti” attacca il Wwf rilanciando la pagina per aderire alla petizione: wwf.it/stopcacciaselvaggia.

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