“Difendiamo insieme l’Europa”, nuovo patto Meloni - Macron
di Anais GinoriLa premier Giorgia Meloni riceve il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron a Palazzo Chigi
ROMA – Emmanuel Macron arriva a Palazzo Chigi puntuale, accolto da Giorgia Meloni con sorrisi distesi, strette di mano prolungate e un gesto di reciproca cortesia che non sfugge ai fotografi. I due leader sono vestiti entrambi di blu scuro, come a voler suggellare, anche nell’abbigliamento, un nuovo tentativo di intesa. Dopo mesi di tensioni e schermaglie, la premier prova a sdrammatizzare l’attesa con una battuta ai cronisti: «È il parterre delle grandi occasioni».
Macron si è fatto precedere da dichiarazioni distensive dei suoi consiglieri, che hanno insistito sul «rispetto» per l’Italia e il suo governo, pur riconoscendo differenze politiche che restano sul tavolo. Il presidente francese ha chiesto e ottenuto l’incontro. Meloni, da parte sua, si è …
ROMA – Emmanuel Macron arriva a Palazzo Chigi puntuale, accolto da Giorgia Meloni con sorrisi distesi, strette di mano prolungate e un gesto di reciproca cortesia che non sfugge ai fotografi. I due leader sono vestiti entrambi di blu scuro, come a voler suggellare, anche nell’abbigliamento, un nuovo tentativo di intesa. Dopo mesi di tensioni e schermaglie, la premier prova a sdrammatizzare l’attesa con una battuta ai cronisti: «È il parterre delle grandi occasioni».
Macron si è fatto precedere da dichiarazioni distensive dei suoi consiglieri, che hanno insistito sul «rispetto» per l’Italia e il suo governo, pur riconoscendo differenze politiche che restano sul tavolo. Il presidente francese ha chiesto e ottenuto l’incontro. Meloni, da parte sua, si è detta «felice» di accoglierlo. È un lungo tête-à-tête quello che si svolge a Palazzo Chigi. I due leader si vedono a porte chiuse, vanno oltre il tempo previsto in agenda, parlano per oltre tre ore. La cena con ambasciatori e consiglieri può aspettare. Solo verso le ore 23 Macron lascia Roma, chiudendo un confronto che — come spiega una fonte diplomatica francese — «era necessario per andare a fondo su molte questioni». E con una svolta diplomatica attesa. I due leader hanno deciso che il prossimo vertice bilaterale avrà luogo in Francia all’inizio del 2026, dopo che per cinque anni la tradizione di appuntamenti di summit tra i due governi era stata di fatto sospesa.
La discussione, spiega una nota congiunta di Palazzo Chigi, è servita a «coordinare gli sforzi di mobilitazione e azione europea di fronte alle sfide comuni che si moltiplicano e si aggravano, esaminando al contempo le prossime scadenze nelle relazioni tra Francia e Italia». L’urgenza era ricomporre le divergenze sul dossier ucraino. I due leader ribadiscono «il sostegno incrollabile e senza esitazioni all’Ucraina». Il richiamo è di nuovo a «una soluzione equa e duratura» del conflitto, «presupponendo al contempo un ambizioso cambiamento di scala nella difesa europea», sia in termini di investimenti che di sostegno alla base industriale e tecnologica europea.
Il confronto tra i due leader ha spaziato su molti dossier come il settore automotive, con Roma che punta a una triangolazione con Parigi e Berlino per riformare le regole europee, e le modalità per reperire risorse strategiche attraverso un mix di fondi comuni e capitali privati. In questo senso Meloni e Macron si sono promessi di lavorare a stretto contatto per il prossimo Consiglio europeo e, più in generale, sul prossimo quadro finanziario pluriennale.
Il nodo politico principale resta quello della gestione dei rapporti con Washington. Dopo l’esclusione della premier dalla visita a Kiev e dalla telefonata con Donald Trump a margine del vertice di Tirana, Meloni ha voluto chiarire che la cooperazione tra alleati necessità «pari dignità», senza personalismi. I due leader inseriscono nella nota congiunta la volontà di «coordinare le proprie posizioni in tema di relazioni transatlantiche, nonché sulla sicurezza economica e commerciale dell’Unione Europea», un chiaro riferimento alla partita aperta sui dazi.
Una nota congiunta, risultato non scontato, ma nessuna conferenza stampa, nessuna dichiarazione ufficiale per evitare che la riapertura del dialogo potesse essere vanificata da incidenti mediatici. Anche se la cornice è tornata distesa, alcune fratture restano aperte, come la rivalità strategica in Libia, il contenzioso su STMicroelectronics. Ma ora c’è la volontà di ricostruire un confronto pragmatico. «Macron e Meloni sono arrivati a convergere su buon senso e realismo», assicura una fonte diplomatica, nella consapevolezza che esistono aree di cooperazione e altre che sono, e resteranno, di competizione.