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Lazar: “Le differenze tra Roma e Parigi restano, si lavori sugli interessi comuni”

Il politologo e sociologo francese Marc Lazar

 

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“Giusto abbassare i toni dopo le tensioni: il presidente francese punta a scongiurare uno strappo definitivo su Kiev”
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ROMA – «È un incontro importante che credo si possa riassumere così: abbassiamo i toni, rispettiamo le nostre differenze, e cerchiamo di lavorare insieme sull’essenziale». Marc Lazar, professore a Sciences Po e titolare della cattedra Bnp-Bnl “Relazioni italo-francesi per l’Europa” alla Luiss, sintetizza così il senso dell’incontro tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni.

La visita a Roma del leader francese è solo simbolica o può rilanciare un dialogo più strutturato?

«È un gesto simbolico e politico dopo mesi di polemiche e scambi un po’ tesi anche se la cooperazione bilaterale, sia a livello tecnico che ministeriale, è continuata. Penso all’ottima relazione tra i due ministri della Difesa, e persino a quella tra Matteo Salvini e il suo omologo francese ai Trasporti. È vero però che tra Macron e Meloni c’era il rischio di un “divorzio all’italiana”. Il presidente francese è venuto a Roma per scongiurare uno strappo definitivo, in particolare sull’Ucraina. Da qui la mano tesa».

E dov…

ROMA – «È un incontro importante che credo si possa riassumere così: abbassiamo i toni, rispettiamo le nostre differenze, e cerchiamo di lavorare insieme sull’essenziale». Marc Lazar, professore a Sciences Po e titolare della cattedra Bnp-Bnl “Relazioni italo-francesi per l’Europa” alla Luiss, sintetizza così il senso dell’incontro tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni.

La visita a Roma del leader francese è solo simbolica o può rilanciare un dialogo più strutturato?

«È un gesto simbolico e politico dopo mesi di polemiche e scambi un po’ tesi anche se la cooperazione bilaterale, sia a livello tecnico che ministeriale, è continuata. Penso all’ottima relazione tra i due ministri della Difesa, e persino a quella tra Matteo Salvini e il suo omologo francese ai Trasporti. È vero però che tra Macron e Meloni c’era il rischio di un “divorzio all’italiana”. Il presidente francese è venuto a Roma per scongiurare uno strappo definitivo, in particolare sull’Ucraina. Da qui la mano tesa».

E dove può portare?

«A Parigi c’è ormai la consapevolezza che l’Italia non potrà partecipare pienamente alla coalizione dei Volenterosi per l’Ucraina, in particolare con l’invio di soldati, a meno di una missione in ambito Onu. Il compromesso che porta Macron è: partecipate nel modo migliore per voi, ma siate presenti. E lo dice perché l’Italia è un paese fondatore dell’Ue, ha un ruolo geopolitico importante, condivide molti interessi con la Francia, non solo sull’Ucraina».

Quali conseguenze per gli equilibri nell’Unione europea?

«L’Italia si trova in una posizione complicata dopo che si è delineata la coalizione tra Parigi, Berlino e Varsavia, anche se il ruolo della Polonia andrà verificato alla luce del risultato della presidenziale. A questa coalizione si aggiunge il sostegno del Regno Unito, una novità davvero significativa. È una coalizione con divergenze al suo interno, ma con un punto comune: aprire alla possibilità di inviare soldati, riarmare, e ottenere più flessibilità finanziaria per permettere investimenti, soprattutto nella Difesa. Meloni non vuole essere marginalizzata e al tempo stesso mantenere una posizione di ponte tra questa nuova coalizione e altri fronti più conservatori nell’Ue».

C’è da fare ponte con Donald Trump. Macron e Meloni hanno approcci molto diversi?

«Macron pensa che il ritorno di Trump alla Casa Bianca rappresenta un cambiamento epocale e che questa amministrazione voglia indebolire l’Ue. È per questo che mantiene una linea di fermezza nei confronti di Washington. Meloni è invece legata a Trump sia dal punto ideologico che politico. Insomma: da una parte c’è fermezza, dall’altra la parola chiave è mediazione. Chi avrà ragione? Per ora non lo sappiamo».

Ci sono differenze anche nel modo di vedere dell’Europa?

«L’Europa è il filo rosso di tutta l’azione politica di Macron, non a caso ha sviluppato il concetto di autonomia strategica europea. Meloni è invece per un’Europa delle Nazioni. Ci sono visioni diverse anche sui valori. Per la premier l’Europa è fondata su Dio, patria, famiglia, mentre Macron difende soprattutto lo stato di diritto».

Cosa potrebbe succedere dopo questo vertice?

«Bisogna dare segnali concreti. È quindi positivo che sia ripresa, a partire dal 2026, l’organizzazione di vertici bilaterali, interrotta dal 2019. Dall’altro, sarebbe opportuno mettere in pratica la clausola del Trattato del Quirinale che prevede l’invito periodico di ministri italiani e francesi nelle rispettive riunioni di governo. Anche se non si è d’accordo su tutto, questo dimostrerebbe che il rapporto resta solido. Senza dimenticare i legami economici e commerciali: la cooperazione è nell’interesse di entrambi»

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