Referendum, la spinta di Schlein e l’appello al voto di Cei e artisti
ROMA – «La partecipazione sta crescendo», dice da Taranto Maurizio Landini, il segretario della Cgil che è fra i principali promotori dei quesiti su lavoro e cittadinanza. «Siamo in giro per assemblee, comizi e tv proprio per dare piena informazione. E man mano che le persone conoscono le ragioni di questo referendum sta anche aumentando la gente che andrà a votare».
Ci crede ogni giorno di più, il capo del maggiore sindacato: «Ci sono tutte le condizioni per raggiungere il quorum». E con lui pure Elly Schlein: «Quando i fascisti dicono di non votare bisogna fare il contrario. L’Italia saprà stupirci con un’ondata di partecipazione». Sollevata da un vento a favore ormai trasversale. Ieri il vicepresidente della Cei, Francesco Savino, ha esortato «a non sottrarsi all’appuntamento con la propria coscienza e con la comunità». Avvertendo: «L’astensione può diventare una forma di “impotenza deliberata”, un silenzio che svuota la democrazia». In sintonia con il mondo del cinema e della…
ROMA – «La partecipazione sta crescendo», dice da Taranto Maurizio Landini, il segretario della Cgil che è fra i principali promotori dei quesiti su lavoro e cittadinanza. «Siamo in giro per assemblee, comizi e tv proprio per dare piena informazione. E man mano che le persone conoscono le ragioni di questo referendum sta anche aumentando la gente che andrà a votare».
Ci crede ogni giorno di più, il capo del maggiore sindacato: «Ci sono tutte le condizioni per raggiungere il quorum». E con lui pure Elly Schlein: «Quando i fascisti dicono di non votare bisogna fare il contrario. L’Italia saprà stupirci con un’ondata di partecipazione». Sollevata da un vento a favore ormai trasversale. Ieri il vicepresidente della Cei, Francesco Savino, ha esortato «a non sottrarsi all’appuntamento con la propria coscienza e con la comunità». Avvertendo: «L’astensione può diventare una forma di “impotenza deliberata”, un silenzio che svuota la democrazia». In sintonia con il mondo del cinema e della cultura, mobilitato per spingere gli italiani in cabina: elettorale, non balneare come vorrebbe la destra.
Dalle cantanti Noemi e Gaia fino a Paolo Hendel e Dario Vergassola, da Piero Pelù al comico Francesco Paolantoni passando per lo scrittore Andrea Pennacchi, in tanti hanno prestato il volto agli appelli a non disertare le urne. «Votare è un diritto per il quale abbiamo combattuto», ammonisce la star di Masterchef Giorgio Locatelli. «Libertà è partecipazione!» ricorda Neri Marcoré citando Gaber. «L’8 e 9 giugno ci sarà un referendum importante per i lavoratori. Tutti a votare, daje!» incalza Leo Gassman. Mentre l’attrice Claudia Gerini usa la radio per dichiararsi: «Io sarò del quorum, voterò qualcosa sì e qualcosa no, ma andrò».
Un coro che fa ben sperare i fautori della consultazione, ma preoccupa la maggioranza, impegnata a sabotarla in ogni modo. A cominciare dal presidente del Senato Ignazio La Russa che, dismessi i panni istituzionali, ha vestito quelli dell’avvocato difensore di Meloni: «L’annuncio che andrà ai seggi ma non ritirerà la scheda è diventata una frase comiziale, addirittura interpretata come motivo di propaganda dalla sinistra, forse solo dalla sinistra più estrema», accusa. Ha letto i sondaggi, La Russa, si è accorto che fra gli elettori tentati dai quesiti molti sono di destra: bollarli come una battaglia della parte avversa è un efficace strumento di dissuasione. In scia con Matteo Salvini, perfido, che accosta le urne alla manifestazione dei progressisti sul conflitto in Medioriente in programma sabato: «Io passerò il weekend all’estero con i miei figli. Spero che nessuno usi i morti di Gaza per spingere ad andare a votare».
Un’insinuazione che la segretaria del Pd non raccoglie. Ospite a Un giorno da pecora, dove Geppi Cucciari e Giorgio Lauro l’hanno obbligata a onorare la promessa fatta durante le primarie — se le avesse vinte, si sarebbe dovuta tingere i capelli di rosso — Schlein torna all’attacco di Meloni: «Ha paura della partecipazione, ha capito che tanti italiani, anche quelli che hanno votato per lei, andranno ai seggi». Una sfida che serve alla leader dem anche per chiudere la partita interna con l’ala riformista, contraria a cancellare il Jobs Act approvato a suo tempo da Renzi.
«Noi non abbiamo chiesto abiure a nessuno», taglia corto Schlein, «però questo referendum può rappresentare l’occasione per fare autocritica sugli errori del passato, come non aver cambiato la legge sulla cittadinanza quando si era al governo». Siccome il voto è pur sempre una festa, la palma della battuta migliore va a Riccardo Magi (+Europa): «Mai si è vista una premier che entra, non ritira neanche una scheda e se ne va. Mi hanno preso in giro perché ho fatto il fantasma del referendum alla Camera: Meloni sarà il fantasma che si aggira per i seggi elettorali».