ROMA – Più di un milione e quattrocentomila stranieri, tutti non comunitari e, tra loro, 285.000 minorenni. Se il 9 giugno il referendum sulla cittadinanza dovesse arrivare al quorum e prevalessero i sì, ecco quanti sarebbero coloro che ne beneficerebbero ottenendo subito la cittadinanza italiana tra i 5,4 milioni di stranieri che (all’ultimo dato registrato dall’Istat a gennaio scorso) risiedono regolarmente in Italia.
È la stima che fa il centro studi e ricerche Idos (Immigrazione dossier statistico) con la prima stima scientifica sugli effetti del quesito che verrà sottoposto agli italiani. Se vincesse il sì diventerebbe italiano più di uno ogni quattro stranieri e un quinto di questi sarebbe under 18. Sono coloro che vengono definiti lungosoggiornanti, ossia coloro in possesso di un permesso senza scadenza che si ottiene dopo almeno cinque anni di soggiorno continuativo in Italia, il periodo che il quesito referendario propone come sufficiente per ottenere la cittadinanza d…
ROMA – Più di un milione e quattrocentomila stranieri, tutti non comunitari e, tra loro, 285.000 minorenni. Se il 9 giugno il referendum sulla cittadinanza dovesse arrivare al quorum e prevalessero i sì, ecco quanti sarebbero coloro che ne beneficerebbero ottenendo subito la cittadinanza italiana tra i 5,4 milioni di stranieri che (all’ultimo dato registrato dall’Istat a gennaio scorso) risiedono regolarmente in Italia.
È la stima che fa il centro studi e ricerche Idos (Immigrazione dossier statistico) con la prima stima scientifica sugli effetti del quesito che verrà sottoposto agli italiani. Se vincesse il sì diventerebbe italiano più di uno ogni quattro stranieri e un quinto di questi sarebbe under 18. Sono coloro che vengono definiti lungosoggiornanti, ossia coloro in possesso di un permesso senza scadenza che si ottiene dopo almeno cinque anni di soggiorno continuativo in Italia, il periodo che il quesito referendario propone come sufficiente per ottenere la cittadinanza dimezzando quello di 10 anni attualmente in vigore. E sono extracomunitari visto che per chi arriva dalla Ue bastano già 4 anni per chiedere la cittadinanza.
Numeri che potrebbero essere ancora superiori se non fosse che si stima che almeno 700.000 migranti, che pure hanno i requisiti di lungosoggiornanti, rischiano di rimanere esclusi solo perché troppo poveri. Il referendum infatti non incide su questo aspetto della legge che regola la cittadinanza che può essere concessa solo a chi dimostra la disponibilità di un reddito minimo non inferiore all’assegno sociale annuo pari a poco più di 6.000 euro. Che, però, non basta ancora. Perché oggi, e così sarà anche in caso di vittoria dei sì, per diventare cittadini italiani bisogna ottemperare a 13 condizioni: dal poter sostenere spese impreviste al non essere in arretrato con il pagamento di bollette, mutui, affitto; dal riscaldamento della casa all’automobile, dagli abiti alle scarpe in buono stato, da un pasto adeguato almeno ogni due giorni. E persino la disponibilità ad una settimana di vacanza all’anno lontano da casa e una cena o un pranzo fuori con amici una volta al mese. Dunque, considerato che la percentuale di incidenza di povertà è al 40 % tra gli stranieri, Idos stima in 700.000 coloro che non potranno comunque diventare cittadini italiani. «Una situazione - sottolinea il report di Idos - che rende quello della cittadinanza un diritto limitato di fatto attraverso una discriminazione indiretta basata sul censo».
Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Toscana le regioni che acquisirebbero il maggior numero di nuovi cittadini: ben 371.000 solo in Lombardia con un’incidenza del 26,1 % .
C’è poi il capitolo bambini: del milione o poco più di minori stranieri residenti in Italia, lo studio stima in un quinto (284.000) quelli che beneficerebbero della riforma anche se non tutti nell’immediato, perché pur risiedendo in Italia da più di cinque anni dovrebbero attendere la maggiore età. Ma a compensare la diluizione nel tempo dell’effetto referendum arriverebbe una quota di bambini che, pur avendo un permesso di soggiorno a termine, diventerebbero italiani immediatamente e automaticamente per trasmissione della cittadinanza da parte dei genitori a loro volta naturalizzati in caso di una riforma.