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Ascanio Celestini: “Immorale per chi fa politica invitare a stare a casa”

Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico e scrittore

 

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L’attore teatrale, regista cinematografico, scrittore: “Meloni si è inventata che andrà a votare ma non prenderà la scheda. Questa non l’avevo davvero mai sentita”
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«Io andrò a votare. Sarò a Milano ma tornerò appositamente a Roma per il referendum». Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo, sta girando l’Italia per presentare Poveri cristi, il suo libro che parla anche della precarietà del lavoro e delle vite umane.

Perché andrà a votare?

«È importante partecipare. I quattro quesiti sul lavoro interessano buona parte dei cittadini, chi vive in una condizione di difficoltà, ma sono di difficile comprensione. Quello sulla cittadinanza è più facile da capire».

La difficoltà nel comprendere i quesiti può essere un problema per raggiungere il quorum?

«C’è una parte degli italiani che non è interessata al contenuto. E chi governa invita a non votare».

Cosa ne pensa dei continui in…

«Io andrò a votare. Sarò a Milano ma tornerò appositamente a Roma per il referendum». Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo, sta girando l’Italia per presentare Poveri cristi, il suo libro che parla anche della precarietà del lavoro e delle vite umane.

Perché andrà a votare?

«È importante partecipare. I quattro quesiti sul lavoro interessano buona parte dei cittadini, chi vive in una condizione di difficoltà, ma sono di difficile comprensione. Quello sulla cittadinanza è più facile da capire».

La difficoltà nel comprendere i quesiti può essere un problema per raggiungere il quorum?

«C’è una parte degli italiani che non è interessata al contenuto. E chi governa invita a non votare».

Cosa ne pensa dei continui inviti all’astensione?

«Giorgia Meloni si è inventata che andrà a votare ma non prenderà la scheda. Questa non l’avevo mai sentita. Un cittadino può non andare a votare ma non per questo un politico può dichiarare che non andrà alle urne. Ma a far peggio di Meloni ci ha pensato Ignazio La Russa».

In che senso?

«La Russa è stato più folcloristico. Ha detto che non sarebbe andato a votare ma poi si è ricordato che è il presidente del Senato. È un insulto alle istituzioni. Fare propaganda contro il voto è immorale».

Il centrodestra risponde dicendo che non votare, in caso di referendum, sia previsto dalla Costituzione.

«Dal primo voto è cresciuta, sempre di più, la tendenza all’astensione. C’è una metà degli aventi diritto che tendenzialmente non vota e quindi incoraggiarli a non andare ai seggi è un pericolo per la democrazia».

Di chi è la responsabilità?

«La classe dirigente in questo paese ha una grande responsabilità, però ce l’hanno anche i cittadini».

Perché?

«I cittadini sono convinti che una classe dirigente possa prendere una decisione a prescindere da quello che pensa chi li sceglie. C’è uno scollamento tra loro e chi ci governa, le persone spesso vedono una grande confusione e non approfondiscono. Ed è successo anche nel caso dei referendum».

Poco coinvolgimento?

«Mi sembra che non ci sia un dibattito vero. I circoli, per esempio, sono sempre di meno. Mentre a destra questo disimpegno è funzionale, a sinistra no».

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