Ascanio Celestini: “Immorale per chi fa politica invitare a stare a casa”
di Gabriella CeramiAscanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico e scrittore
«Io andrò a votare. Sarò a Milano ma tornerò appositamente a Roma per il referendum». Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo, sta girando l’Italia per presentare Poveri cristi, il suo libro che parla anche della precarietà del lavoro e delle vite umane.
Perché andrà a votare?
«È importante partecipare. I quattro quesiti sul lavoro interessano buona parte dei cittadini, chi vive in una condizione di difficoltà, ma sono di difficile comprensione. Quello sulla cittadinanza è più facile da capire».
La difficoltà nel comprendere i quesiti può essere un problema per raggiungere il quorum?
«C’è una parte degli italiani che non è interessata al contenuto. E chi governa invita a non votare».
Cosa ne pensa dei continui in…
«Io andrò a votare. Sarò a Milano ma tornerò appositamente a Roma per il referendum». Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo, sta girando l’Italia per presentare Poveri cristi, il suo libro che parla anche della precarietà del lavoro e delle vite umane.
Perché andrà a votare?
«È importante partecipare. I quattro quesiti sul lavoro interessano buona parte dei cittadini, chi vive in una condizione di difficoltà, ma sono di difficile comprensione. Quello sulla cittadinanza è più facile da capire».
La difficoltà nel comprendere i quesiti può essere un problema per raggiungere il quorum?
«C’è una parte degli italiani che non è interessata al contenuto. E chi governa invita a non votare».
Cosa ne pensa dei continui inviti all’astensione?
«Giorgia Meloni si è inventata che andrà a votare ma non prenderà la scheda. Questa non l’avevo mai sentita. Un cittadino può non andare a votare ma non per questo un politico può dichiarare che non andrà alle urne. Ma a far peggio di Meloni ci ha pensato Ignazio La Russa».
In che senso?
«La Russa è stato più folcloristico. Ha detto che non sarebbe andato a votare ma poi si è ricordato che è il presidente del Senato. È un insulto alle istituzioni. Fare propaganda contro il voto è immorale».
Il centrodestra risponde dicendo che non votare, in caso di referendum, sia previsto dalla Costituzione.
«Dal primo voto è cresciuta, sempre di più, la tendenza all’astensione. C’è una metà degli aventi diritto che tendenzialmente non vota e quindi incoraggiarli a non andare ai seggi è un pericolo per la democrazia».
Di chi è la responsabilità?
«La classe dirigente in questo paese ha una grande responsabilità, però ce l’hanno anche i cittadini».
Perché?
«I cittadini sono convinti che una classe dirigente possa prendere una decisione a prescindere da quello che pensa chi li sceglie. C’è uno scollamento tra loro e chi ci governa, le persone spesso vedono una grande confusione e non approfondiscono. Ed è successo anche nel caso dei referendum».
Poco coinvolgimento?
«Mi sembra che non ci sia un dibattito vero. I circoli, per esempio, sono sempre di meno. Mentre a destra questo disimpegno è funzionale, a sinistra no».