Rai, Marano è un caso. Scontro nel cda: “Intervenga l’Anac”
di Giovanna Vitale«Non c’è nessun conflitto di interessi, per dimostrarlo vi ho portato tutta la documentazione». Antonio Marano apre il cda Rai con un’autodifesa che sa di excusatio non petita.
Prima di iniziare ha letto Repubblica, la notizia dell’esposto alla Corte dei Conti sulla pericolosa commistione fra l’incarico (direttore Media partner) nella fondazione Milano-Cortina e quello di presidente ad interim nella tv pubblica, che ha acquistato i diritti per trasmettere i Giochi invernali, i cui introiti torneranno infine al comitato organizzatore. E decide di passare al contrattacco, anche per evitare che lo facciano — come poi accadrà — i consiglieri in quota opposizione. Roberto Natale (Avs) e Alessandro Di Majo (M5S) contestano punto per punto la replica del collega, chiedendo di rendere pubblica la sua posizione: «Non basta dirlo qui dentro, devi mettere tutto nero su bianco».
«Non c’è nessun conflitto di interessi, per dimostrarlo vi ho portato tutta la documentazione». Antonio Marano apre il cda Rai con un’autodifesa che sa di excusatio non petita.
Prima di iniziare ha letto Repubblica, la notizia dell’esposto alla Corte dei Conti sulla pericolosa commistione fra l’incarico (direttore Media partner) nella fondazione Milano-Cortina e quello di presidente ad interim nella tv pubblica, che ha acquistato i diritti per trasmettere i Giochi invernali, i cui introiti torneranno infine al comitato organizzatore. E decide di passare al contrattacco, anche per evitare che lo facciano — come poi accadrà — i consiglieri in quota opposizione. Roberto Natale (Avs) e Alessandro Di Majo (M5S) contestano punto per punto la replica del collega, chiedendo di rendere pubblica la sua posizione: «Non basta dirlo qui dentro, devi mettere tutto nero su bianco».
«Questo è il parere del responsabile anti-corruzione dell’azienda che attesta l’assenza di qualsivoglia conflitto di interessi», protesta Marano. Un documento cucinato in casa Rai, controllata dal centrodestra, di cui il presidente pro-tempore è espressione: un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. «In quell’articolo ci sono diverse imprecisioni, per esempio non sono in pensione, ci andrò a marzo 2026, quando finirò con Milano-Cortina», si duole. Omettendo però di spiegare perché a 69 anni suonati risulti ancora in attività: non avendo sufficienti contributi, si è avvalso della legge Fornero per proseguire i versamenti fino a 70.
«In più», prosegue il manager, «il protocollo d’intesa fra la fondazione e la Rai per definire la programmazione delle Olimpiadi è stato firmato il 4 novembre 2020, il mio lavoro è già chiuso, semmai l’unico vantaggio è per l’emittente di Stato perché io, da lì, posso agevolare l’operatività dell’accordo». Qualunque cosa voglia dire. Un’arrampicata sugli specchi degna di Reinhold Messner.
Ne sono convinte le opposizioni. Decise con ogni mezzo a fare chiarezza. «Oggi Marano si è autoassolto dall’accusa di conflitto d’interessi perché, oltre a stare nel cda Rai, è dirigente di Milano-Cortina, che è interessata a vendere spot e sponsorizzazioni proprio al servizio pubblico», tuona il verde Angelo Bonelli: «Non mi resta altro che chiedere all’Anac di verificare». Un’esigenza, quella di «fare piena luce», sentita anche dal Pd: «Solleciteremo in Vigilanza tutti gli atti e le informazioni relative alla vicenda», annuncia il commissario dem Antonio Nicita. Durissima la renziana Maria Elena Boschi, che della bicamerale è vicepresidente: «Le scelte del governo continuano a premiare la fedeltà anziché la competenza. Se anche sul caso Marano si confermassero intrecci tra incarichi e interessi personali, saremmo di fronte a un fatto gravissimo. Presenteremo interrogazioni in Vigilanza e in Aula: il governo dovrà dire con chiarezza come stanno le cose. Se non lo farà, sarà già una risposta». Più soft il capogruppo 5S Dario Carotenuto: «La Corte dei Conti può mettere in discussione la legittimità delle decisioni assunte dal cda, anche se per noi Marano è l’ultimo dei problemi in una Rai soffocata dai partiti».