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Terzo mandato, la svolta di FdI riapre i giochi sulle regionali

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Donzelli: “Nessuna preclusione ideologica”. Zaia: “Innegabile ci sia stata un’apertura”. E anche i fedelissimi di De Luca tornano a sperare
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Una mossa che può scompaginare e cambiare il quadro politico dei prossimi mesi. Se ne è discusso nelle oltre tre ore di riunione del consiglio esecutivo di Fratelli d’Italia, al termine del quale Giovanni Donzelli, davanti a taccuini e telecamere, ha riaperto il tavolo sulla questione del terzo mandato. Adesso ad occuparsene sarà la conferenza Stato-Regioni per arrivare a una proposta nazionale. Forse. Una apertura che intanto riapre i giochi, e le contraddizioni negli schieramenti: in primis in Campania, dove il governatore uscente Vincenzo De Luca vede la possibilità di tornare in partita creando problemi per l’incoronazione di Roberto Fico, in pole come candidato Pd-M5S. Ma anche in Veneto, dove Zaia preme per l’ennesima ricandidatura e pressa anche Salvini.

La frase che ha aperto al terzo mandato da parte di Fdi è quella di Giovanni Donzelli uscendo dall’esecutivo giovedì scorso: “Non c’è una preclusione ideologica ad affrontare il tema se viene posto dalle Regioni”, spiega il re…

Una mossa che può scompaginare e cambiare il quadro politico dei prossimi mesi. Se ne è discusso nelle oltre tre ore di riunione del consiglio esecutivo di Fratelli d’Italia, al termine del quale Giovanni Donzelli, davanti a taccuini e telecamere, ha riaperto il tavolo sulla questione del terzo mandato. Adesso ad occuparsene sarà la conferenza Stato-Regioni per arrivare a una proposta nazionale. Forse. Una apertura che intanto riapre i giochi, e le contraddizioni negli schieramenti: in primis in Campania, dove il governatore uscente Vincenzo De Luca vede la possibilità di tornare in partita creando problemi per l’incoronazione di Roberto Fico, in pole come candidato Pd-M5S. Ma anche in Veneto, dove Zaia preme per l’ennesima ricandidatura e pressa anche Salvini.

La frase che ha aperto al terzo mandato da parte di Fdi è quella di Giovanni Donzelli uscendo dall’esecutivo giovedì scorso: “Non c’è una preclusione ideologica ad affrontare il tema se viene posto dalle Regioni”, spiega il responsabile organizzazione del partito: “Noi abbiamo detto che è sbagliato che ciascuna Regione scelga il numero dei mandati, deve esserci una riflessione nazionale”. Sulla apertura in mattinata arriva il commento del vicepremier leghista, Matteo Salvini, che alla domanda se la modifica per sbloccare i mandati di governatori e sindaci si potrebbe fare in tempo per l'autunno risponde: "Si, se facciamo veloci si". Sulla possibilità di rimettere in campo Zaia, il vicepremier spiega: "Non facciamo le leggi per una persona". E aggiunge: "Il principio è: in questo momento storico c'è la fila di gente disponibile a fare il sindaco con tutti i problemi che ci sono? O il governatore? Non sempre, se ne trovi uno bravo è giusto che la gente se lo possa tenere stretto per tutte le volte possibile. Non è per Zaia, per Fedriga, per Salvini, se siamo convinti la facciamo, sennò andiamo avanti".

In molti territori si andrà al voto in autunno, quindi il fedelissimo di Giorgia Meloni fa un ulteriore passo in avanti: “Una riflessione si può aprire anche prima delle elezioni”. Il rischio impasse resta comunque dietro l’angolo. Anche perché non sarebbe possibile agire su questo tema per decreto, una legge parlamentare potrebbe avere tempi lunghi e difficilmente potrebbe vedere la luce prima dell’autunno quando si andrà per esempio al voto in Veneto.

E solo il mese scorso il Consiglio dei ministri, con il voto contrario della Lega, ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento che innalza da due a tre i mandati per i presidenti. Da quel momento i governatori leghisti hanno dichiarato guerra all’esecutivo. Il tema sta particolarmente a cuore ai presidenti del Nord uscenti, come Luca Zaia in Veneto, Maurizio Fugatti in Trentino e Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia. Ma non solo. Anche in Campania i fedelissimi di De Luca, dopo la doccia fredda arrivata dalla Consulta, tornano a sperare.

“È innegabile che ci sia stata un’apertura”, dice Zaia che però pone una questione di percorribilità perché “se si cerca l’unanimità tra le Regioni non la si trova né in una direzione né nell’altra. Deve prevalere il buonsenso”. Tra i governatori gli viene in soccorso Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, che ha già approvato e inviato al governo quello che era stato ribattezzato come il “documento di Venezia”, nel quale, pur con diversi distinguo era contenuto un invito all'esecutivo ad “approfondire” la questione dello sblocco dei mandati per i presidenti di Regione.

Forza Italia per ora resta ferma sul no (“Ne parlerò con Donzelli, noi restiamo contrari”, commenta a caldo Maurizio Gasparri), così come Noi moderati. Ma parteciperanno comunque al confronto che si aprirà nei prossimi giorni.

Per il vicepresidente di Italia viva, Davide Faraone, si tratta “dell’ennesima inversione ad U del governo Sbirulino”. E il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, considera “il governo allo sbando. Ci sarebbe da ridere se non fosse l'ennesima dimostrazione di spregio, dileggio e umiliazione delle regole democratiche”.

Nel centrodestra si ragiona sui candidati. L'orientamento prevalente è che in Veneto ci sarà un leghista. Nei giorni scorsi era emersa l'eventualità che si arrivasse alla candidatura del vicesegretario della Lega Alberto Stefani, ma ora è tornato in gioco Zaia che non a caso è stato il primo a dire che "l'apertura" di Donzelli è “un segnale positivo”.

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