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Davanti agli studenti l’appello di Mattarella per l’Europa: “Sia perno di dialogo”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Rondine Cittadella della Pace (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) 

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Il presidente a Rondine, incontra i giovani. Nel suo discorso un inno alla convivenza: “La Ue respinga gli attacchi interni ed esterni”
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AREZZO – All’improvviso migliaia di studenti irrompono festanti sul prato. Striscioni, vessilli arcobaleno, canti. Le bandiere di Israele e della Palestina sono intrecciate, proprio in testa, perché Rondine - a dodici chilometri dal centro di Arezzo - è il luogo dove i nemici si stringono la mano. Sergio Mattarella atterra subito dopo con l’elicottero, da Roma, reduce dall’incontro col Papa, sale sul palco del YouTopic Fest con il fondatore Franco Vaccari, i ragazzi per nome lo invocano: «Sergio! Sergio!». È venuto per dialogare con loro. E tutto il suo intervento è un inno alla coesistenza, all’agire. «I tempi siamo noi», dice, citando Sant’Agostino. «I tempi si modellano su quelli che sono i nostri comportamenti».

Cos’altro può dire un presidente della Repubblica a…

AREZZO – All’improvviso migliaia di studenti irrompono festanti sul prato. Striscioni, vessilli arcobaleno, canti. Le bandiere di Israele e della Palestina sono intrecciate, proprio in testa, perché Rondine - a dodici chilometri dal centro di Arezzo - è il luogo dove i nemici si stringono la mano. Sergio Mattarella atterra subito dopo con l’elicottero, da Roma, reduce dall’incontro col Papa, sale sul palco del YouTopic Fest con il fondatore Franco Vaccari, i ragazzi per nome lo invocano: «Sergio! Sergio!». È venuto per dialogare con loro. E tutto il suo intervento è un inno alla coesistenza, all’agire. «I tempi siamo noi», dice, citando Sant’Agostino. «I tempi si modellano su quelli che sono i nostri comportamenti».

Cos’altro può dire un presidente della Repubblica a dei ventenni che reclamano un pianeta migliore, mentre impazzano 56 conflitti che coinvolgono 92 Paesi? Mai c’era stata tanta guerra, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Cosa possiamo fare noi? Cosa l’Europa, gli domandano giustamente. «La pace si realizza ricostruendo un sistema di rapporti internazionale che ripristini il sistema delle regole. L’Unione europea deve divenire uno dei perni del dialogo nel mondo per ridisegnare un nuovo modello di coesistenza. Per fare questo deve essere unita, deve essere più efficiente resistendo agli attacchi dall’interno e dall’esterno». Un messaggio ai sovranisti. Ma anche un monito.

C’è un gran sole, un’aria spensierata di inizio estate (è l’ultimo giorno di scuola), i ragazzi hanno camminato due ore prima di buttarsi nel prato verdissimo, gli insegnanti esultano quando Mattarella esalta il loro compito, cita Maria Montessori, «compito della politica è evitare le guerre, costruire la pace è compito dell’educazione». Bisogna parlarsi, suggerisce. Vale per noi cittadini, come per i leader. Dialogare. Capire «l’umanità altrui». È nel confronto che si ricompongono i dissidi. Fa l’esempio del web, nato come strumento di amicizia, e trasformatosi «spesso in espressione di violenza, in bolla di solitudine».

Rondine è una palestra di convivenza, figlia del cattolicesimo democratico, i cronisti subito attorniano Rosy Bindi. Da trent’anni in questa campagna un tempo abbandonata accolgono in uno studentato internazionale giovani dei teatri di guerra in conflitto tra loro e li fanno coabitare: israeliani e palestinesi, ucraini e russi, kosovari e serbi. Ma vengono anche da luoghi più lontani, e spesso dimenticati. Come il Mali. La patria di Bernardette Sidbé, 24 anni, che con molta energia racconta la storia del suo Paese ferito: «La guerra mi ha rubato l’allegria, l’infanzia, la sicurezza. A Rondine vediamo la persona prima della sua bandiera. A nome dei miei compagni chiedo alla comunità internazionale di compiere passi concreti verso una pace duratura in Ucraina e a Gaza e in tutti gli altri conflitti dimenticati». Su Gaza Mattarella, alla festa della Repubblica, ha pronunciato parole di sdegno per le bombe di Israele sui civili.

L’arena è intitolata a Janine, una compagna di prigionia di Liliana Segre, che proprio qui tenne un discorso memorabile. Non è potuta venire, ma ci sono i figli. Sul palco ecco Carlos, colombiano, Philip, serbo, Adelina, kosovara. Carlos dice che «la pace comincia con piccole cose che a volte sono scomode». Mattarella parla di De Gasperi, Schuman e Adenauer, un italiano, un francese e un tedesco, che fecero l’Europa che ha garantito settant’anni di pace. «Una svolta epocale», perché segnò la fine dei nazionalismi. «I confini per questi uomini non erano punti di separazione ma di incontro». Va ricostruito un clima come allora, che «allontani gli spettri». La parola chiave è «equilibrio». Che «impedisce le tentazioni di prepotenza». Non nasconde il suo disorientamento, il presidente, perché «il mondo del disarmo è stato stravolto». Siamo dentro un tempo di angoscia, il male ci riguarda e ci interpella come mai prima. Chissà se l’Europa saprà essere all’altezza della lezione dei suoi padri.

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