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Anm: le correnti sale della democrazia, ma no alle clientele

Cesare Parodi, presidente Anm 

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Il documento dell’Associazione nazionale magistrati al termine del comitato direttivo centrale
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Più forza all’associazionismo, più vigilanza sui rischi di degenerazione e contro le “logiche di clientela”. L'associazione nazionale dei magistrati guidata da Cesare Parodi, presidente, e Rocco Maruotti, segretario, al lavoro anche sulle "criticità interne". Così nasce il documento dell'Anm frutto di faticose mediazioni, partorito nell'assolata domenica, nell'ultima parte di un comitato direttivo centrale cominciato ieri tra strategie di battaglia, preparazione pro-referendum contro la separazione delle carriere tra pm e giudici, e qualche polemica interna.

"Lo spirito del nostro impegno e di questo documento è ribadire il valore prezioso dell’associazionismo e del confronto delle idee", è l'incipit del documento votato a maggioranza da tutti i gruppi, esclusi gli esponenti di 'Articolo 101' (che non siedono nella giunta unitaria). Ma gli obiettivi sono due: da un lato mostrare all'opinione pubblica e alla politica che i magistrati sono capaci di autocritica contro il fenomeno del co…

Più forza all’associazionismo, più vigilanza sui rischi di degenerazione e contro le “logiche di clientela”. L'associazione nazionale dei magistrati guidata da Cesare Parodi, presidente, e Rocco Maruotti, segretario, al lavoro anche sulle "criticità interne". Così nasce il documento dell'Anm frutto di faticose mediazioni, partorito nell'assolata domenica, nell'ultima parte di un comitato direttivo centrale cominciato ieri tra strategie di battaglia, preparazione pro-referendum contro la separazione delle carriere tra pm e giudici, e qualche polemica interna.

"Lo spirito del nostro impegno e di questo documento è ribadire il valore prezioso dell’associazionismo e del confronto delle idee", è l'incipit del documento votato a maggioranza da tutti i gruppi, esclusi gli esponenti di 'Articolo 101' (che non siedono nella giunta unitaria). Ma gli obiettivi sono due: da un lato mostrare all'opinione pubblica e alla politica che i magistrati sono capaci di autocritica contro il fenomeno del correntismo, alla cui soluzione - è la tesi delle toghe - non contribuisce certo la riforma costituzionale che, con i sorteggi dei due Csm che verranno, recide il legame della rappresentatività; l'altro, più concreto, è avviare un percorso e proposte concrete per attenuare l'ultimo testo sulla dirigenza per le nomine e le promozioni, approvato mesi fa in Csm, e che non è andato giù alle correnti di Unicost (i centristi) e di Md (la sinistra delle toghe), entrambe contrarie a quel modello e determinate a chiedere griglie più stringenti. "Certamente avremmo voluto criteri più stringenti, meno discrezionali - sottolinea il vicepresidente Anm, Marcello De Chiara, di Unicost - ma siamo oggi soddisfatti di un documento che riconosce il problema ed avvia un percorso interno".

Il documento chiede infatti di evitare "che il confronto delle idee si trasformi in logiche di appartenenza e di clientela, nonché di impedire qualsiasi collateralismo politico".

La magistratura insomma mette nero su bianco che "diversamente dalla politica, non è rimasta inerte, avendo intrapreso un percorso di rinnovamento". Il cammino è ancora lungo, alcuni nodi resistono, anche perché "occorre contrastare non solo cadute deontologiche individuali, ma i meccanismi culturali e giuridici che possono favorirle, per recuperare la fiducia dei cittadini e respingere i molteplici attacchi strumentali diretti a delegittimare la giurisdizione".

Una mobilitazione che si fa più urgente - scrivono ancora - "in un momento storico in cui è in discussione una riforma costituzionale della magistratura che mina gravemente l’indipendenza e l’autonomia nell’esercizio della funzione a garanzia dei cittadini".

Affrontare insomma "il tema delle nomine", mentre la destra spara sulle toghe, non è un autogol ma significa non aver timore di guardarsi dentro e "sollecitare il senso di responsabilità di ognuno di noi".

Concretamente, l'Anm affida ora a due commissioni interne "il mandato di elaborare le proposte necessarie a raccogliere le sollecitazioni pervenute", di "rilevare possibili criticità applicative e formulare eventuali proposte migliorative". In gioco c'è la necessità di "garantire trasparenza e prevedibilità nell’attribuzione degli incarichi giudiziari".

Un documento che è anche un avviso proprio per chi guida gli uffici: che vengono sollecitati "alla massima trasparenza e pubblicità nei lavori". Curando "che la segretezza permanga solo nei casi obiettivamente giustificati ed evitando ogni possibile conflitto di interessi".

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