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La partita del quorum si gioca sugli indifferenti: “Parliamo alle loro vite”

Milano, Preparazione Seggi Elettorali peri Referendum Popolare Abrogativo (Milano - ,

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Il Pd punta a portare ai seggi almeno 12,3 milioni di elettori. Magi: “Bello vedere l’entusiasmo dei giovani in queste settimane”
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I referendum in realtà sono due. Sul raggiungimento del quorum per renderlo valido (50 per cento più uno dei votanti). Una montagna difficile da scalare. L’altro – il piano B del centrosinistra – consiste nel portare alle urne più di 12 milioni e 300mila elettori, superando così il numero di chi, alle politiche del 2022, votò per il centrodestra. Già più facile. Basterebbe, ha calcolato il fondatore di YouTrend Lorenzo Pregliasco, registrare un’affluenza del 24 per cento, contando anche gli italiani che votano dall’estero. Per Francesco Boccia, il presidente dei senatori democratici, a quel punto partirebbe l’avviso di sfratto a Giorgia Meloni.

È questa la posta in palio politica per i cinque quesiti referendari su lavoro e cittadinanza, che la destra ha deciso di snobbare. Ma come fare a ribaltare i pronostici avversi sul quorum? «La partita si gioca sui perdenti della globalizzazione», dice il deputato pd Federico Fornaro. «Quelli che alle ultime elezioni hanno preferito stare …

I referendum in realtà sono due. Sul raggiungimento del quorum per renderlo valido (50 per cento più uno dei votanti). Una montagna difficile da scalare. L’altro – il piano B del centrosinistra – consiste nel portare alle urne più di 12 milioni e 300mila elettori, superando così il numero di chi, alle politiche del 2022, votò per il centrodestra. Già più facile. Basterebbe, ha calcolato il fondatore di YouTrend Lorenzo Pregliasco, registrare un’affluenza del 24 per cento, contando anche gli italiani che votano dall’estero. Per Francesco Boccia, il presidente dei senatori democratici, a quel punto partirebbe l’avviso di sfratto a Giorgia Meloni.

È questa la posta in palio politica per i cinque quesiti referendari su lavoro e cittadinanza, che la destra ha deciso di snobbare. Ma come fare a ribaltare i pronostici avversi sul quorum? «La partita si gioca sui perdenti della globalizzazione», dice il deputato pd Federico Fornaro. «Quelli che alle ultime elezioni hanno preferito stare a casa. I quesiti parlano delle loro vite. Molti sondaggi rivelano che il 40 per cento degli elettori decide negli ultimi giorni se andare al seggio. Mobilitarli, ecco la nostra speranza di queste ore».

«Nelle ultime tre settimane la partecipazione è cresciuta a vista d’occhio», si dice certo il suo collega di partito Arturo Scotto. Ma basterà? Scotto ha fatto comizi in quattordici regioni, partecipando a 120 iniziative, da Roma a Rocchetta a Volturno, mille abitanti in provincia di Isernia. «E dove un vecchio militante della Cgil ha citato la resistenza di Giaime Pintor, morto da quelle parti». Ha incontrato rider che consegnano pizze e pacchi Amazon, visitato i cantieri navali di Marina di Carrara, dove su mille lavoratori solo trecento godono di un contratto a tempo indeterminato. «Gli altri settecento sono stufi di subappalti e precarietà». Dice che comunque vada questa campagna elettorale ha riconnesso il centrosinistra alla vita materiale delle persone. Impieghi stabili. Sicurezza nei cantieri. Cittadinanza. Temi concreti. «E del resto anche il presidente Mattarella ha lanciato l’allarme sui bassi salari». È anche una prova di campo largo. La segreteria Pd e Avs si sono spesi per cinque sì. L’M5S ha lasciato libertà di coscienza sulla cittadinanza, ma Giuseppe Conte barrerà sì anche sul quinto quesito.

Andranno a votare i rider? Gli analisti prevedono un’affluenza più alta al Nord, più elevata nei grandi centri. Per il politologo della Luiss Roberto D’Alimonte però vanno cambiate le regole. «La soglia va abbassata al 40 per cento se vogliamo salvare l’istituto del referendum. La disaffezione è strutturale. Negli ultimi trent’anni solo una volta il quorum è stato superato: nel giugno 2011. Allora si votava anche sul nucleare e c’era appena stato l’incidente nella centrale di Fukushima in Giappone che spaventò moltissime persone». Il popolo del centrosinistra si mobilitò, tra l’altro, per mandare a casa Silvio Berlusconi, indebolito dagli scandali. Sei mesi dopo era fuori, sostituito da Mario Monti.

Il quesito che ha appassionato i giovani è quello sulla cittadinanza, che punta a dimezzare da 10 a 5 i tempi di residenza legale per diventare italiani, giura il suo promotore, Riccardo Magi, segretario di Più Europa. «È stato bellissimo vedere il loro entusiasmo in tante piazze». La percezione è di un’impennata nella mobilitazione, si dice speranzoso. Diventare italiani è il sogno di tanti ragazzi che si sentono già parte del nostro Paese. Contro la riforma si è pubblicamente esposta la premier Meloni. «Un motivo in più per andare ai seggi oggi e domani», dice Magi.

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