Cittadinanza flop, i risultati del quesito: più di uno su tre ha votato no
di Stefano BaldoliniDoveva essere il quesito che avrebbe trascinato gli altri quattro, invece quello sulla cittadinanza si è rivelato il più fragile e con la percentuale di sì più bassa rispetto a quelli sul lavoro: intorno al sessantacinque per cento contro più dell’85 per cento.
I RISULTATI IN DIRETTA DELLO SPECIALE
Altro che appelli al riconoscimento delle seconde generazioni, la spinta dei giovani ai seggi, la solidarietà tra fasce d’età. Non hanno funzionato le campagne con influencer o cantanti, come nell’ultimo Sanremo, né i video che ricalcano atmosfere e aneliti di “C’è ancora domani”, il film di successo di Paola Cortellesi sulle donne in prima fila a un altro referendum, quello su repubblica o monarchia del 1946. In pratica più di un cittadino su tre, tra coloro che si sono recati alle urne, ha votato no.
Così la destra ha gioco facile per demolire la proposta di dimezzamento dei tempi – da dieci a cinque – di residenza legale in Italia per richiedere la cittadinanza. "Il Piave mormorò:…
Doveva essere il quesito che avrebbe trascinato gli altri quattro, invece quello sulla cittadinanza si è rivelato il più fragile e con la percentuale di sì più bassa rispetto a quelli sul lavoro: intorno al sessantacinque per cento contro più dell’85 per cento.
I RISULTATI IN DIRETTA DELLO SPECIALE
Altro che appelli al riconoscimento delle seconde generazioni, la spinta dei giovani ai seggi, la solidarietà tra fasce d’età. Non hanno funzionato le campagne con influencer o cantanti, come nell’ultimo Sanremo, né i video che ricalcano atmosfere e aneliti di “C’è ancora domani”, il film di successo di Paola Cortellesi sulle donne in prima fila a un altro referendum, quello su repubblica o monarchia del 1946. In pratica più di un cittadino su tre, tra coloro che si sono recati alle urne, ha votato no.
Così la destra ha gioco facile per demolire la proposta di dimezzamento dei tempi – da dieci a cinque – di residenza legale in Italia per richiedere la cittadinanza. "Il Piave mormorò: il Referendum è fallito". Esulta su X il vicesegretario della lega Roberto Vannacci. "Gli italiani hanno detto no - si legge - la cittadinanza non è un regalo. Soldi sprecati che potevano andare a scuola, sanità, sicurezza. Ora i promotori si dovrebbero dimettere e farsi da parte". Esulta il suo segretario Matteo Salvini: “Quella della cittadinanza accelerata era una idea sbagliata e bocciata pure quella, servono semmai più controlli e più buon senso. E sulla clandestinità, continuare a ridurre sbarchi e aumentare espulsioni. Gli italiani hanno scelto, evviva la Democrazia”. “Non erano certo questi i temi prioritari per i cittadini, a partire dalla cosiddetta 'cittadinanza facile'”, sostiene l’altra numero due del Carroccio Silvia Sardone.
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Entra nel merito del quesito il vicepremier Antonio Tajani: “5 anni per diventare cittadino italiano, è troppo poco – sostiene il leader forzista – . Tant'è che anche tra coloro che sono andati a votare c'è una grande parte di elettori che hanno votato no”. Tajani così rilancia la proposta di Ius scholae: “La riforma più giusta per garantire l'integrazione, è quella di FI: 10 anni di scuola con profitto e poi si può richiedere la cittadinanza".
"In Italia le 200mila naturalizzazioni di cittadini stranieri ogni anno – ricorda il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia – dimostrano che la legge in vigore sulla cittadinanza funziona e semmai occorre accentuarne la scelta consapevole piuttosto che agevolarne il possesso per convenienza e non per convinzione”.
Prova a vedere il bicchiere mezzo pieno uno dei promotori del referendum, Riccardo Magi di Più Europa.
"Per noi la creazione di questa rete che ha dato vita al referendum, alla mobilitazione per il sì, è oggi un punto di partenza per arrivare all'obiettivo di una riforma complessiva della legge di una cittadinanza che per quanto ci riguarda è solo questione di tempo, perché è un'ingiustizia che ferisce a fondo le istituzioni democratiche, la coesione sociale, la dignità di milioni di persone nel nostro paese", ha dichiarato Magi.
"Secondo punto. Stiamo ascoltando delle ricostruzioni un pò fantasiose dalle dirette che sono in corso in questo momento rispetto ai dati. La nostra lettura è questa: una parte di elettorato italiano - ha sottolineato Magi - è andato a votare per il referendum sulla cittadinanza ed è una parte superiore all'elettorato che legittima il governo che in questo momento è in carica. Ciò nonostante, questo elettorato è andato a votare e ha detto Sì per riformare la legge sulla cittadinanza, questa grossa parte di elettorato non potrà vedere soddisfatta la propria richiesta. Questa è una prima enorme questione di democrazia che noi come comitato di promotore poniamo e cioè riguarda il quorum".
"Sui temi del lavoro e della cittadinanza, che sono costitutivi per una forza progressista, continueremo a impegnarci in parlamento con le nostre proposte”, ha dichiarato la segretaria dem Elly Schlein. Mentre di quorum che in generale “va rivisto”, ha parlato il leader dei 5 stelle Giuseppe Conte che pur rendendo pubblico il suo quinto sì, aveva lasciato libertà di coscienza agli elettori pentastellati. “Il Paese non è pronto”, aveva sottolineato.