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Affluenza, “Sotto il 30% sarebbe dato basso anche rispetto ai precedenti referendum”

(ansa)

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Pregliasco (YouTrend): “Il quesito sulle trivelle del 2016 non aveva dietro una grande organizzazione ma si superò il 31%”. Noto: “Sbagliata strategia di comunicazione”
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“Un’affluenza sotto il 30% non sarebbe solo un fallimento del quorum ma sarebbe un dato basso anche rispetto ai precedenti referendum”. A urne ancora aperte, Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend, ragiona sui dati finora a disposizione, cioè su quel 22% di votanti che domenica si è recato alle urne per rispondere ai quesiti su lavoro e cittadinanza. L’affluenza potrebbe essere tra le più basse che si sono registrate nella storia. Il pensiero va al referendum sulle trivelle del 2016 che, dice Pregliasco, “non aveva dietro una grande organizzazione. Eppure l’affluenza superò il 31%”. In questo caso invece sono scese in campo quasi tutti i partiti d’opposizione, Pd, M5S, Avs e +Europa, e la Cgil “quindi un fronte molto ampio. Dobbiamo pensare a cosa sarebbe successo se non si fosse speso il sindacato. Dove saremmo arrivati?”.

Tuttavia l’affluenza ha già superato il 21% che si era registrato nel 2022 quando si votò per il referendum sulla giustizia. “Può essere un parziale motivo…

“Un’affluenza sotto il 30% non sarebbe solo un fallimento del quorum ma sarebbe un dato basso anche rispetto ai precedenti referendum”. A urne ancora aperte, Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend, ragiona sui dati finora a disposizione, cioè su quel 22% di votanti che domenica si è recato alle urne per rispondere ai quesiti su lavoro e cittadinanza. L’affluenza potrebbe essere tra le più basse che si sono registrate nella storia. Il pensiero va al referendum sulle trivelle del 2016 che, dice Pregliasco, “non aveva dietro una grande organizzazione. Eppure l’affluenza superò il 31%”. In questo caso invece sono scese in campo quasi tutti i partiti d’opposizione, Pd, M5S, Avs e +Europa, e la Cgil “quindi un fronte molto ampio. Dobbiamo pensare a cosa sarebbe successo se non si fosse speso il sindacato. Dove saremmo arrivati?”.

Tuttavia l’affluenza ha già superato il 21% che si era registrato nel 2022 quando si votò per il referendum sulla giustizia. “Può essere un parziale motivo di soddisfazione – dice ancora Pregliasco – ma in quel caso era sostenuto da Lega e Radicali, non c’era un fronte così ampio come in questo caso. La mia idea è che la chiamata ieri e oggi ha funzionato su una parte di elettorato molto motivato e mobilitato ma non c’è stata la capacità di allargare, un risultato dignitoso sarebbe se si raggiungesse il 35%”.

In generale “lo strumento referendario è davvero complicato. È un sistema pensato durante la Costituente quando votava il 90% degli italiani mentre adesso alle Politiche ha votato il 64%. Io credo andrebbe rivisto il meccanismo – conclude Pregliasco - anche sotto il profilo della raccolta delle firme, bisognerebbe alzarle”.

Inoltre, fa notare il presidente di YouTrend, dopo i primi referendum, quello del ‘74 sul divorzio e quello dell’81 sull’aborto, e successivamente quello sull’acqua pubblica nel 2011, non si più raggiunto il quorum. Il motivo? “Lo spezzettamento dei quesiti. Vengono chieste abrogazioni parziali e questo rende più complicata la comprensione del quesito”. Per Antonio Noto, direttore dell’istituto Noto sondaggi, i promotori del referendum su cittadinanza e lavoro “hanno sbagliato strategia di comunicazione. Hanno fatto una battaglia contro la destra che promuoveva l’astensione e non sui contenuti dei quesiti. Dunque sono andati a votare i fedeli al referendum. C’è stata una campagna di comunicazione che non ha attecchito molto. Io non penso che ci sia un abuso del referendum, penso sia un’arma utilizzata male. Credo che la responsabilità sia del ceto politico che non riesce a valorizzare questa formula, dunque la gente non riceve i messaggi giusti”.

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