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Fratoianni: “Ignobile il silenzio del governo su Netanyahu”

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Il leader di Avs insieme ad Angelo Bonelli, traccia un bilancio dopo la manifestazione di sabato scorso, che ha coinvolto 300 mila persone
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Il centrosinistra parta dalla piazza per Gaza e costruisca l’alternativa a questo governo di destra, che tace su ciò che di ignobile sta facendo il governo Netanyahu». Nicola Fratoianni, leader di Avs insieme ad Angelo Bonelli, traccia un bilancio dopo la manifestazione di sabato scorso, che ha coinvolto 300 mila persone.

Nessun componente del governo ha commentato la piazza per Gaza. Vi aspettavate una reazione?

«Da oltre seicento giorni il governo italiano si è rifugiato nell’ipocrisia delle parole vuote di fronte all’orrore che abbiamo di fronte. Ma l’ipocrisia, come il silenzio vergognoso sui crimini di guerra di Netanyahu, diventa complicità. E la maggioranza degli italiani se ne sta accorgendo e gliene chiederà conto».

La maggioranza sostiene che avete utilizzato la piazza per fare campagna elettorale referendaria. Era il caso di evitare l’appello al voto durante il silenzio elettorale?

«Abbiamo semplicemente detto di votare, non abbiamo detto cosa. L’astensione è una delle mala…

Il centrosinistra parta dalla piazza per Gaza e costruisca l’alternativa a questo governo di destra, che tace su ciò che di ignobile sta facendo il governo Netanyahu». Nicola Fratoianni, leader di Avs insieme ad Angelo Bonelli, traccia un bilancio dopo la manifestazione di sabato scorso, che ha coinvolto 300 mila persone.

Nessun componente del governo ha commentato la piazza per Gaza. Vi aspettavate una reazione?

«Da oltre seicento giorni il governo italiano si è rifugiato nell’ipocrisia delle parole vuote di fronte all’orrore che abbiamo di fronte. Ma l’ipocrisia, come il silenzio vergognoso sui crimini di guerra di Netanyahu, diventa complicità. E la maggioranza degli italiani se ne sta accorgendo e gliene chiederà conto».

La maggioranza sostiene che avete utilizzato la piazza per fare campagna elettorale referendaria. Era il caso di evitare l’appello al voto durante il silenzio elettorale?

«Abbiamo semplicemente detto di votare, non abbiamo detto cosa. L’astensione è una delle malattie di cui soffre la democrazia. Per me è inaccettabile invece, come fa la destra, invitare al non voto. Ma del resto questa è una destra incapace di mettersi in sintonia con il Paese».

Anche il leader di Azione Carlo Calenda vi accusa di aver strumentalizzato la piazza.

«Siamo di fronte al ridicolo, mi permetto di invitare Calenda a recuperare una dimensione di realtà. Il problema è che si sta cercando strumentalmente di ridimensionare il peso politico della manifestazione».

Rivolgendosi a Pd, M5S e Avs, la piazza più volte ha chiesto “unità”. Italia viva e Azione erano assenti. Di quale unità si può parlare? E tra chi?

«Noi ci siamo assunti la responsabilità di convocare una grande manifestazione per dire basta al massacro di Gaza. Questo popolo ci ha chiesto un’unità che vada anche oltre l’appuntamento di sabato. A noi il compito di rispondere con determinazione».

Matteo Renzi e Carlo Calenda che ruolo avranno?

«Hanno commesso un grande errore a non essere presenti. Il popolo del centrosinistra era in quella piazza, è il popolo di sabato scorso, che ha riempito piazza San Giovanni inondando Roma. Chi vuole costruire una prospettiva comune non può separarsene».

In molti temevano derive antisemite. Cosa risponde a chi ha ipotizzato disordini?

«Rispondo che alla prova dei fatti dovrebbero semplicemente chiedere scusa. Solo chi aveva un interesse strumentale e chi è totalmente fuori sintonia rispetto al sentimento del Paese poteva pensare una cosa del genere. Piazza San Giovanni è stata convocata, su una piattaforma chiara, da forze politiche che non hanno mai avuto ambiguità né tantomeno le hanno avute sull’antisemitismo. Le ambiguità si trovano da un’altra parte».

Dove?

«Basterebbe fare un giro in qualche organizzazione giovanile di destra».

Alle elezioni regionali ci sarà un campo largo o campo stretto, come quello della foto di San Giovanni?

«Come sempre, quando ci si misura con le elezioni, si costruisce una coalizione sulla base di ciò che esiste nei territori. Di certo bisogna partire dalla richiesta di unità, ma anche di coraggio che sabato si è levata dalla piazza».

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