“Il governo ha avuto un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista Francesco Cancellato ma non ha voluto utilizzarlo. Per questo abbiamo risolto i contratti in Italia”. Paragon interviene a gamba tesa nel dibattito sull’utilizzo dello spyware in Italia accusando il governo e il Parlamento di non aver voluto cercare la verità.
Con uno statement affidato al giornale israeliano Haaretz, Paragon dice che “a seguito delle segnalazioni riguardanti il giornalista Cancellato, Paragon ha disconnesso i suoi sistemi da tutti i clienti in Italia. L'azienda ha offerto sia al governo che al parlamento italiano un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista in violazione della legge italiana e dei termini contrattuali. Poiché le autorità italiane hanno scelto di non procedere con questa soluzione, Paragon ha risolto i suoi contratti in Italia”.
Un’accusa durissima. Che coglie di sorpresa anche i membri del Copasir a cui…
“Il governo ha avuto un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista Francesco Cancellato ma non ha voluto utilizzarlo. Per questo abbiamo risolto i contratti in Italia”. Paragon interviene a gamba tesa nel dibattito sull’utilizzo dello spyware in Italia accusando il governo e il Parlamento di non aver voluto cercare la verità.
Con uno statement affidato al giornale israeliano Haaretz, Paragon dice che “a seguito delle segnalazioni riguardanti il giornalista Cancellato, Paragon ha disconnesso i suoi sistemi da tutti i clienti in Italia. L'azienda ha offerto sia al governo che al parlamento italiano un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista in violazione della legge italiana e dei termini contrattuali. Poiché le autorità italiane hanno scelto di non procedere con questa soluzione, Paragon ha risolto i suoi contratti in Italia”.
Un’accusa durissima. Che coglie di sorpresa anche i membri del Copasir a cui era stato detto che per verificare se un telefono fosse stato spiato con il software Graphite (quello inoculato sul cellulare di Cancellato e di Luca Casarini) si poteva andare da loro. O anche rivolgersi ai database dei servizi, chi cioè ha comprato il software, cosa che effettivamente il Copasir ha fatto. Senza trovare traccia. Di più. Nella relazione il Copasir sostiene che sono state Aise e Ais lo scorso 14 febbraio prima “a decidere di sospendere temporaneamente l’uso di Graphite”. E poi a “rescindere comunque il contratto con Paragon”. Che invece sostiene altro.
Lanciando anche una sponda alle procure (Roma e Napoli, con il coordinamento della Direzione nazionale antiterrorismo) che sta indagando per intercettazioni abusive. “Alla luce delle recenti conclusioni della commissione parlamentare italiana, Paragon è pronta a fornire assistenza in qualsiasi indagine, qualora le autorità italiane ne facciano richiesta ufficiale”. Significa che se la magistratura lo chiederà, sono pronti a fornire le informazioni sul telefono di Cancellato.
Le reazioni
Stupito per le dichiarazioni di Paragon, il Copasir. "Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica prende atto, con stupore, del contenuto delle dichiarazioni attribuite alla società Paragon Solutions dal giornale israeliano Haaretz secondo le quali la società avrebbe deciso di rescindere i propri rapporti contrattuali con le Agenzie di intelligence italiane in quanto il governo e il Parlamento, a loro dire, avrebbero rifiutato di utilizzare i servizi dalla stessa offerti per verificare se il giornalista Francesco Cancellato fosse stato sottoposto ad attività di captazione attraverso lo spyware Graphite – dichiarano all'unanimità i componenti del Copasir – Nel corso dell'audizione, svoltasi il 9 aprile 2025, i rappresentanti della società Paragon hanno affermato, anche in risposta a vari quesiti posti dai componenti del Comitato, che, per acquisire la certezza della sottoposizione o meno di un'utenza a captazione attraverso lo spyware Graphite, sarebbe stato necessario procedere attraverso una interrogazione diretta del database e del registro di audit presso la sede dei clienti, cioè i Servizi, oppure, in alternativa, utilizzare, di concerto con le Agenzie di intelligence, il servizio offerto dalla stessa società Paragon. Tali opzioni, in risposta a domanda precisa posta da componenti del Comitato, sono state definite come assolutamente equivalenti da parte degli auditi. In questo senso, come ampiamente descritto nella relazione pubblicata lo scorso 5 giugno, il Comitato ha interrogato direttamente, nel corso dei sopralluoghi effettuati presso le sedi di Aisi e Aise il 7 maggio 2025 nell'esercizio dei poteri conferiti dalla legge, sia i database che i registri di audit, non cancellabili unilateralmente da parte del cliente-utilizzatore, con gli esiti noti già riportati nella stessa relazione", aggiungono i commissari.
E arrivano anche le reazioni dal mondo politico. Duro il commento del leader di Italia viva, Matteo Renzi: "Il Governo di Giorgia Meloni sta distruggendo lo Stato di diritto in Italia. Gli esempi sono numerosi ma la vicenda Paragon è uno dei più gravi. Lo spionaggio illegittimo di un giornalista che aveva fatto uno scoop contro il partito della premier pone all'attenzione dell'opinione pubblica italiana e internazionale una questione enorme che Giorgia Meloni e il suo fido sottosegretario Alfredo Mantovano stanno cercando di insabbiare in modo scandaloso. Chiederemo che si faccia chiarezza in Parlamento e non al Copasir su questo Watergate all'italiana".
Il Pd parla per bocca dell’europarlamentare Sandro Ruotolo: "Paragon si dice pronto ad aiutare l'Italia a capire chi ha spiato. Come risponderà il governo italiano? È pronto a scoprire chi ha spiato i suoi giornalisti? La società israeliana conferma: dopo il caso Cancellato ha scollegato i sistemi e interrotto i contratti, perché il governo e il Parlamento non hanno accettato di verificare se il suo spyware fosse stato usato illegalmente contro un giornalista. E oggi aggiunge: siamo pronti a collaborare con un'indagine. Ma da Roma, ancora silenzio". "Il Copasir – prosegue -, nella relazione del 5 giugno, dice che non sono stati i nostri servizi segreti e che forse la notifica ricevuta da Meta era un errore. Ma le intercettazioni ci sono state. Fanpage ne ha subite più di una. E se non è stato lo stato italiano, è stato uno Stato estero, o peggio, un attore privato, a spiare giornalisti italiani. Sarebbe ancora più grave. Chi mente, Paragon o il governo italiano?". E Nicola Fratoianni di Avs aggiunge: "Siamo stati facili profeti, solo quattro giorni fa dicevo che sulla vicenda Paragon troppe cose ancora non andavano, troppi aspetti erano ancora opachi: è evidente ormai che qualcuno ancora nasconde qualcosa, e qualcuno addirittura mente. A questo punto siamo fiduciosi che sia la magistratura ad arrivare a sbrogliare i bandoli della matassa e a far luce fino in fondo. Il nostro Paese e le sue istituzioni non possono tollerare una simile situazione".