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Il centrosinistra unito esulta dopo San Giovanni: “Non si torna indietro”

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L’appello dei leader all’indomani del successo della manifestazione per Gaza con i 300 mila in marcia: “Ascoltiamo quella piazza”
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Ci è voluto un bel po’ di tempo, tanta tenacia e infinita pazienza, esercizio in cui la segretaria del Pd è diventata campionessa mondiale. Ma l’immagine di piazza San Giovanni stipata come non si vedeva da anni, l’invocazione all’unità urlata dai 300mila chiamati con scarso anticipo e un pizzico di sano azzardo alla mobilitazione per Gaza, hanno restituito ai quattro leader del campo progressista — guai a definirlo “largo”, ancora non ci siamo e comunque qualcuno potrebbe storcere il naso — la sensazione che sia arrivato il momento di fare sul serio. Di stringere un’alleanza se non strutturale, altro termine che a Giuseppe Conte fa venire l’orticaria, almeno più stabile: «Programmatica» la chiamano ora in via di Campo Marzio. A partire dalle tre forze di opposizione che hanno vinto la scommessa della piazza.

Al termine della manifestazione era stato proprio il capo 5S a indicare le regole di ingaggio, segnalando un’apertura a qualcosa di più dei semplici patti locali stretti fin qui …

Ci è voluto un bel po’ di tempo, tanta tenacia e infinita pazienza, esercizio in cui la segretaria del Pd è diventata campionessa mondiale. Ma l’immagine di piazza San Giovanni stipata come non si vedeva da anni, l’invocazione all’unità urlata dai 300mila chiamati con scarso anticipo e un pizzico di sano azzardo alla mobilitazione per Gaza, hanno restituito ai quattro leader del campo progressista — guai a definirlo “largo”, ancora non ci siamo e comunque qualcuno potrebbe storcere il naso — la sensazione che sia arrivato il momento di fare sul serio. Di stringere un’alleanza se non strutturale, altro termine che a Giuseppe Conte fa venire l’orticaria, almeno più stabile: «Programmatica» la chiamano ora in via di Campo Marzio. A partire dalle tre forze di opposizione che hanno vinto la scommessa della piazza.

Al termine della manifestazione era stato proprio il capo 5S a indicare le regole di ingaggio, segnalando un’apertura a qualcosa di più dei semplici patti locali stretti fin qui in occasione delle elezioni amministrative: «Ci fa piacere esserci ritrovati su questa battaglia, a dimostrazione che sono le battaglie che si fanno insieme a creare un’idea alternativa di Paese. Quando abbiamo un obiettivo comune e progetti concreti, noi non ci siamo mai sottratti. Meloni la mandiamo a casa solo così».

Della serie: benvenuto fra noi. Sono mesi che Elly Schlein si sgola per convincere il riottoso Conte che «solo uniti si vince», l’alternativa si costruisce «sui temi», come già accade spesso in Parlamento. Da un paio d’anni i giallorossi lavorano fianco a fianco sui territori per siglare «intese programmatiche». E lo stesso si sta tentando nelle cinque regioni che andranno al voto in autunno.

L’happening dell’altro ieri ha però segnato un salto di livello che il Pd intende consolidare. Lo dice chiaro Marco Furfaro, membro della segreteria dem, fra i più vicini alla leader nazionale: «Per anni abbiamo visto i partiti fare politica senza un popolo e il popolo cercare la politica senza trovare i partiti a rappresentarli. Sabato, partiti e popolo si sono incontrati per difendere la vita dei bambini e l’umanità. È un fatto politico enorme», sottolinea il deputato toscano. «La piazza, stracolma, gridava unità. Non solo non si torna indietro da questo legame unitario, ma», aggiunge a mo’ di avvertimento, «il nostro compito sarà allargare, innovare, includere». Tutte le forze di centrosinistra, comprese quindi Iv e Azione, che il giorno prima di San Giovanni si erano ritrovati a Milano per la stessa causa. «Iniziative complementari, non contrapposte», precisa l’italovivo Enrico Borghi, utili a «strutturare nella loro identità le due componenti dell’opposizione: il centrismo riformista a Milano e la sinistra a Roma». Un «risultato politico» che va capitalizzato: perciò i renziani sono «pronti a costruire qualcosa più grande di noi, sapendo che una coalizione matura ha bisogno di un’area riformista forte». Resta il problema Calenda che, ostile a 5S e Avs, anche ieri non ha perso occasione per polemizzare. Incassando l’ennesimo niet del verde Bonelli: «Chi ci insulta si pone fuori da ogni orizzonte comune». La strada del campo largo è ancora lunga.

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