Per il quorum serve un miracolo. Ieri alle 23 aveva votato il 22 per cento. Troppo poco, a questi ritmi, per pensare di superare la soglia del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto e validare così i cinque referendum, quattro sul lavoro proposti dalla Cgil, uno sulla cittadinanza, promosso da Più Europa, che hanno trovato l’appoggio di Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, mentre la destra ha fatto campagna per l’astensione. Urne aperte anche oggi, fino alle 15. Se la tendenza sarà confermata alla fine l’affluenza potrebbe aggirarsi intorno al 30 per cento. Alle 12 aveva votato il 7,4 per cento, alle 19 il 16,16, secondo i dati comunicati dal Viminale. Numeri in linea con le aspettative della vigilia.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato ieri alle 16,40 nella sua Palermo. Non poteva che essere così: in molti discorsi pubblici ha denunciato la crescente disaffezione come un pericolo democratico. La premier Giorgia Meloni, a Roma, inve…
Per il quorum serve un miracolo. Ieri alle 23 aveva votato il 22 per cento. Troppo poco, a questi ritmi, per pensare di superare la soglia del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto e validare così i cinque referendum, quattro sul lavoro proposti dalla Cgil, uno sulla cittadinanza, promosso da Più Europa, che hanno trovato l’appoggio di Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, mentre la destra ha fatto campagna per l’astensione. Urne aperte anche oggi, fino alle 15. Se la tendenza sarà confermata alla fine l’affluenza potrebbe aggirarsi intorno al 30 per cento. Alle 12 aveva votato il 7,4 per cento, alle 19 il 16,16, secondo i dati comunicati dal Viminale. Numeri in linea con le aspettative della vigilia.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato ieri alle 16,40 nella sua Palermo. Non poteva che essere così: in molti discorsi pubblici ha denunciato la crescente disaffezione come un pericolo democratico. La premier Giorgia Meloni, a Roma, invece è andata la seggio senza ritirare le schede. I leader del centrosinistra hanno dato il buon esempio sin dal mattino, da Elly Schlein, a Testaccio, a Giuseppe Conte; da Nicola Fratoianni, che ha protestato perché nel suo seggio a Foligno non sono stati ammessi i fotografi, al leader Cgil Maurizio Landini presentatosi a San Polo d’Enza, nel Reggiano. «Non potevo mancare», ha scritto sui social Emma Bonino, postando la foto del suo voto accompagnata da Riccardo Magi.
Prime indicazioni. Le grandi città, da Roma a Genova, da Milano a Torino, hanno risposto bene. La differenza con i centri sotto i diecimila abitanti era di quattro punti nella seconda rilevazione, alle sette di sera. Sensibili le differenze tra Nord e Sud. Le regioni più virtuose: Toscana ed Emilia Romagna. Invece in Calabria, alle 19, aveva votato appena il 9 per cento. Male anche le isole, Sardegna e Sicilia. Alla fine è andato a votare il presidente del Senato Ignazio la Russa. Fra i leader del centrodestra il solo Maurizio Lupi di Noi Moderati ha disubbidito all’ordine di scuderia, votando cinque no. Nel Salernitano, a Sala Consilina, la signora Rosa, 95 anni, si è presentata al seggio in carrozzella: «Non ho mai saltato un’elezione dal 2 giugno 1946». Nell’isola di Giannutri, nell’arcipelago toscano, dove non ci sono seggi e dove il traghetto per il Giglio passa solo il giovedì, il sindaco ha organizzato a spese del Comune il trasporto per i 15 aventi diritto, ma solo due di loro ne hanno approfittato. Costo dell’operazione: 1.200 euro, spesa che il sindaco Armando Schiaffino chiede inutilmente al Ministero dell’Interno di sostenere. Diverse le violazioni del silenzio elettorale. Il Comitato promotore dei referendum ha scritto una lettera al sindaco di Roma Gualtieri e al prefetto denunciando che in alcune sezioni i presidenti di seggio abbiano chiesto preventivamente agli elettori se volessero ritirare tutte le schede. Le prime segnalazioni sono arrivate a Schlein mentre votava nel quartiere romano di Testaccio. Poi l’allarme è stato rilanciato anche da Conte: «Sappiamo di atteggiamenti impropri».
Si può già azzardare una valutazione politica? In caso di quorum mancato il Pd ha pubblicizzato il suo piano B: ottenere più di 12 milioni e 300mila sì. Un voto in più di quelli presi dal centrodestra alle ultime politiche. Ce la farà? È stato calcolato che con il 30 per cento di affluenza servirebbe il 90 per cento di sì su tutti i quesiti. Vedremo oggi, a urne chiuse, quando fatalmente ripartirà il dibattito sull’utilità dei referendum. L’ultimo quorum raggiunto risale al 2011, acqua pubblica. All’epoca alle 19 aveva votato il 30 per cento, il doppio di ieri. Il politologo Roberto D’Alimonte ha proposto perciò di abbassare la soglia del quorum al quaranta per cento.