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Sul fine vita la destra vuole un comitato etico, opposizioni all’attacco

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Dopo mesi di stallo la maggioranza accelera. La legge punterebbe su cure palliative e su un organo che decida sui singoli casi. FI e FdI divisi. E Salvini: “Con calma...”
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Non sarà un giudice ad avere l’ultima parola sui casi di fine vita, a decidere sarà un comitato etico nazionale. Dopo mesi di stallo e divisioni tra i partiti di governo, Giorgia Meloni ha convocato un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi per discutere della legge che riguarda il destino delle persone gravemente malate e iniziare quindi a tracciare le prime linee guida, anche se un accordo per adesso non c’è. Agli alleati ha chiesto di accelerare, anche perché, il 17 luglio, secondo il calendario di palazzo Madama, il testo dovrà arrivare in Aula.

All’incontro erano presenti, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano, i due vicepremier, e segretari di Forza Italia e Lega, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e anche i ministri della Giustizia, della Famiglia e della Salute, Carlo Nordio, Eugenia Roccella e Orazio Schillaci. Insomma, tutti gli esponenti di governo chiamati in causa con le loro posizioni e sensibilità diverse.

Nelle scorse s…

Non sarà un giudice ad avere l’ultima parola sui casi di fine vita, a decidere sarà un comitato etico nazionale. Dopo mesi di stallo e divisioni tra i partiti di governo, Giorgia Meloni ha convocato un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi per discutere della legge che riguarda il destino delle persone gravemente malate e iniziare quindi a tracciare le prime linee guida, anche se un accordo per adesso non c’è. Agli alleati ha chiesto di accelerare, anche perché, il 17 luglio, secondo il calendario di palazzo Madama, il testo dovrà arrivare in Aula.

All’incontro erano presenti, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano, i due vicepremier, e segretari di Forza Italia e Lega, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e anche i ministri della Giustizia, della Famiglia e della Salute, Carlo Nordio, Eugenia Roccella e Orazio Schillaci. Insomma, tutti gli esponenti di governo chiamati in causa con le loro posizioni e sensibilità diverse.

Nelle scorse settimane era emersa l’ipotesi di un comitato etico a base regionale, ma alla riunione si sarebbe ragionato sulla possibilità di costituire invece un organismo valido per tutto il territorio nazionale, i cui componenti saranno scelti attraverso un decreto del presidente del Consiglio.

L’intenzione della maggioranza è di arrivare, già la prossima settimana, quando si riunirà il comitato ristretto, a un testo base da esaminare nelle commissioni Giustizia e Affari sociali di palazzo Madama. Per il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, si è «di fronte ad una scelta intollerabile, all’irrisione del Parlamento» da parte di un governo «che ha in mente una sorta di regime teocratico». Si teme che in Senato arrivi un testo blindato dal governo, quando invece sui temi etici, spiega l’esponente dem, «dovrebbe essere lasciata ai parlamentari libertà di coscienza».

I leader di maggioranza, per adesso, si sono limitati ad avviare la discussione. La titolare del dossier dovrebbe essere la ministra Roccella, ma su di lei sono stati sollevati alcuni dubbi per le sue posizioni fortemente conservatrici, molto vicine a quelle del sottosegretario Mantovano. Per questo della mediazione politica se ne potrebbe occupare Isabella Rauti, sempre di Fratelli d’Italia ma con una visione più laica.

Anche perché i nodi da sciogliere sono ancora molti. Proprio Fratelli d’Italia non vuole che ci sia un coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale, che dovrebbe occuparsi invece soltanto delle cure palliative. La premier ha escluso che si possa partire dal testo, attualmente in discussione al Senato, firmato dal forzista Pierantonio Zanettin. Piuttosto ha invitato tutti i presenti a inviare le loro proposte per trovare una sintesi. E, per tenere insieme la maggioranza, ha chiesto di attenersi ai rilievi sollevati dalla Consulta.

Tuttavia la Corte Costituzionale, nella sentenza di quest’anno, per esempio, ha messo per iscritto che il Servizio sanitario sanitario dovrà avere un ruolo ma non ha stabilito quale. Pronunciarsi toccherà dunque al Parlamento e non è detto che sia facile. Salvini mette le mani avanti: «La posizione della Lega? Con calma».

Tajani sostiene che «una legge va fatta rispettando i dettami della Corte e ricordando bene che non esiste il suicidio assistito» perché «noi siamo per le cure palliative». E infatti tra i punti che hanno contribuito a rallentare l’esame del provvedimento c’era proprio quello delle cure palliative. Ma la strada che la maggioranza vorrebbe intraprendere vede le cure palliative affidate al Servizio sanitario nazionale e la decisione sul fine vita a un comitato etico nazionale.

Una scelta che raccoglie il plauso della Cei secondo la quale in questo modo si dà «dignità al malato. Se si parte da qui si parte bene», commenta il vicepresidente, monsignor Francesco Savino.

L’opposizione è sulle barricate. Accusa la maggioranza di «imporre al Parlamento l’ennesima forzatura». Il capogruppo di M5S a palazzo Madama, Stefano Patuanelli, lancia un appello: «Troviamo regole comuni perché sentirsele imporre dal governo è inaccettabile. Anche su questo faremo una battaglia parlamentare perché non possiamo subire nuovamente l’umiliazione del potere esecutivo». E sul merito della possibile proposta la dem Valeria Valente osserva che «rinviare la decisione sul fine vita di ciascuno a un comitato etico nazionale è da Stato etico».

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