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Ponte, la denuncia di Busia (Anac): “Rischio costi fuori controllo e stop dall’Unione europea”

Ponte, la denuncia di Busia (Anac): “Rischio costi fuori controllo e stop dall’Unione europea”

Il presidente dell’Anticorruzione alla Camera: “Va chiarita la reale spesa dell’opera e l’Ue potrebbe bloccare l’iter perché vieta aumenti di spesa oltre il 50 per cento su vecchie gare”. L’ad Ciucci: “Tutto in regola”

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Il ponte sullo Stretto rischia di costare molto di più di quanto previsto. E, soprattutto, la procedura messa in piedi dal governo Meloni rischia di essere fermata dall’Europa: il dl Salvini ha rimesso in piedi le vecchie gare del 2010 ma le norme europee vietano di tenere in vinta vecchi contratti se poi il costo aumenta del 50 per cento rispetto alla spesa prevista in sede di gara. A denunciare il doppio colpo per la grande opera alla quale tiene molto il ministro Matteo Salvini, è il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ascoltato ieri in commissione Trasporti alla Camera.

Busia è stato molto chiaro sui rischi per le casse dello Stato, e anche sul rischio che l’intera procedura venga dichiarata illegittima da Bruxelles. “L’aver deciso di non svolgere una nuova gara in coincidenza della riattivazione del percorso per la costruzione del ponte sullo Stretto pone dei vincoli sui costi dell'opera: questi infatti non possono crescere oltre il 50% del valore originariamente messo a gara. Ciò, in base alla direttiva europea, che in certi casi consente di non attivare una nuova procedura concorrenziale, ma entro tali limiti”.

Busia solleva diversi problemi che pongono il decreto Salvini del 2023, che ha rimesso in pista i vecchi contratti, e il dl Infrastrutture appena varato dal governo : “L’articolo 1 del decreto legge Infrastrutture stabilisce che il valore a cui fare riferimento sul quale calcolare il 50 per cento dei costi aggiuntivi non è quello originario della gara, ma quello successivo e molto più alto, indicato nel Documento di economia e finanza 2012”. Da qui il grave rischio che l’Ue dichiari illegittima la procedura: Poiché l'interpretazione della direttiva sottesa a tale scelta pone delicati problemi legati anche a successione delle diverse disposizioni nel tempo, e poiché la previsione odierna nella legge italiana non elimina il rischio di una diversa interpretazione della direttiva da parte della Corte di giustizia, alla quale il legislatore nazionale è tenuto ad adeguarsi, sarebbe opportuno prevedere anche normativamente l'attivazione di una interlocuzione con le istituzioni europee. A tale chiarimento è infatti legata la legittimità di tutti i successivi passaggi: è quindi interesse di tutti che tale nodo sia sciolto quanto prima”.

La verità è che i costi possono essere molto più alti anche della cifra stabilità nell’ultima manovra di bilancio, oltre 13,5 miliardi di euro. E il meccanismo dei lavori “a stralcio”, anche questo messo in piedi dal governo Meloni per la grande opera, rende tutto più difficile da controllare da parte di enti terzi: “L'esigenza di non superare il limite di costi si lega all'ulteriore problema connesso col fatto che ad oggi non esiste un progetto esecutivo che aiuti ad individuare puntualmente gli oneri economici – dice Busia – e si è inoltre previsto che lo stesso sarà approvato non unitariamente, ma per fasi, con riferimento a diverse componenti dell'opera. Questo rende ancora meno facile prevedere quali siano i costi e, se anche venisse accolta l'interpretazione della direttiva più favorevole, non avremmo oggi sufficienti elementi per rassicurare sul mancato superamento della soglia di costo calcolata sulla base del 2012. Per tale ragione – ha proseguito Busia - sarebbe fondamentale predisporre il progetto esecutivo in modo unitario e usando la modellistica digitale. Sappiamo che spesso i costi crescono anche dopo l'approvazione del progetto esecutivo, ma evidentemente, se non si ha neanche questo, l'incertezza sul quadro finanziario è molto superiore”. E sempre con riferimento al Ponte, il presidente di Anac ha poi suggerito verifiche antimafia anche per gli affidamenti inferiori ai 150.000 euro, estendendo quindi i controlli sui subappalti dei lavori per l’opera: “Occorre rafforzare le verifiche antimafia, come anche il governo si è impegnato a fare, prevedendo tali controlli nel decreto”.

A stretto giro, a Busia replica l’amministratore delegato della Stretto di Messina Pietro Ciucci: “Intendo inoltre rassicurare che non c'è alcun rischio di superare il tetto del 50 per cento dei costi – dice all’Ansa - in ogni caso la crescita del valore dell'investimento da 8,5 miliardi del 2011 ai 13,5 del def 2024 non si riferisce a maggiori opere ma al forte aumento dei prezzi registrato negli ultimi 2 anni. La progettazione esecutiva per fasi costruttive è in linea con le best practice internazionali”. L’opposizione chiede al governo di fermarsi: “L’Anac ha lanciato una denuncia molto grave che noi segnaliamo da tempo al governo, senza però ricevere alcuna risposta – dice Angelo Bonelli di Avs - e c’è il rischio che la realizzazione del Ponte - come affermato anche dalla Procura distrettuale antimafia - diventi terreno fertile per interessi criminali è concreto” ."Le parole di Busia sono condivisibili, occorre esigere il massimo rispetto della normativa europea che non autorizza variazioni di costo superiori al 50% rispetto al valore iniziale di gara – dice Anthony Barbagallo del Pd - e poi non è assolutamente ipotizzabile che si avvii un'opera senza nemmeno conoscere qual è il suo progetto esecutivo completo, che ancora non conosciamo”. Per la deputata M5S Daniela Morfino quella di Busia è “una fotografia impietosa dove manca praticamente tutto, dalla trasparenza a una visione chiara sui costi: da qualsiasi prospettiva lo si guardi, il Ponte voluto da questo governo e venduto come volano di sviluppo per il Mezzogiorno si delinea come una stortura pagata a caro prezzo dai cittadini".

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