Referendum bocciati, vince l’astensione: alle urne solo il 30%
di Concetto VecchioRoma – Fallimento. Il quorum è lontano venti punti. I referendum, promossi dalla Cgil e sostenuti da Pd, Avs, M5S, non producono alcuna spallata al governo, che si era speso per l’astensione. L’affluenza s’inchioda al 30,6 per cento. Quattordici milioni di voti, senza le circoscrizioni estere. Ne servivano 26 milioni per validare i quesiti, quattro sul lavoro, uno sulla cittadinanza. Il leader del sindacato, Maurizio Landini, non può che ammettere la sconfitta. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli, parlano comunque di una buona base per ripartire. Nella partita delle amministrative al voto nel 2025 il centrosinistra vince per 5-3: vittoria a Taranto, sconfitta a Matera. Ha votato più il Nord del Sud. Le province con l’affluenza più alta sono Bologna (47,67) e Firenze (46,93). Quella più bassa Bolzano: 15,9. Nel Meridione l’affluenza si attesta sul 24 per cento, in Sicilia, 23 per cento, il picco negativo. Hanno votato più le donne (31,3%) degli uomini (29,…
Roma – Fallimento. Il quorum è lontano venti punti. I referendum, promossi dalla Cgil e sostenuti da Pd, Avs, M5S, non producono alcuna spallata al governo, che si era speso per l’astensione. L’affluenza s’inchioda al 30,6 per cento. Quattordici milioni di voti, senza le circoscrizioni estere. Ne servivano 26 milioni per validare i quesiti, quattro sul lavoro, uno sulla cittadinanza. Il leader del sindacato, Maurizio Landini, non può che ammettere la sconfitta. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli, parlano comunque di una buona base per ripartire. Nella partita delle amministrative al voto nel 2025 il centrosinistra vince per 5-3: vittoria a Taranto, sconfitta a Matera. Ha votato più il Nord del Sud. Le province con l’affluenza più alta sono Bologna (47,67) e Firenze (46,93). Quella più bassa Bolzano: 15,9. Nel Meridione l’affluenza si attesta sul 24 per cento, in Sicilia, 23 per cento, il picco negativo. Hanno votato più le donne (31,3%) degli uomini (29,1%), con l’eccezione della provincia di Taranto.
Numeri impietosi. Sono andati a votare meno elettori rispetto al referendum sulle trivelle dell’aprile 2016, c’era Renzi al governo: 31,2 per cento allora. Ma più di quelli promossi dal centrodestra sulla giustizia, nel 2022: 20,9 per cento. Siamo anni luce dai referendum storici. Divorzio (87%), l’aborto (79,4%), quello sulle preferenze promosso da Mario Segni nel 1991 (62,5%). Negli ultimi trent’anni solo i referendum su nucleare e acqua pubblica hanno superato il quorum (54,8 per cento). Era il 2011. Quattordici anni fa. Ma quello fu anche un referendum contro Silvio Berlusconi. Stavolta questa mobilitazione non è scattata.
Un altro mondo, anche. Ormai il virus della disaffezione ha corroso le fondamenta della partecipazione. La destra ha fatto campagna per andare al mare. E adesso pensa di riformare l’istituto referendario, portando a un milione, invece che 500 mila, la soglia delle firme da raccogliere. «Cambiare le regole», ha proposto il leader di Forza Italia Antonio Tajani. È già partito il processo al referendum.
I quesiti con più sì sono stati il primo - quello sui reintegri nei casi di licenziamenti illegittimi, una norma prevista dal Jobs Act, che in caso di accoglimento avrebbe fatto rivivere l’articolo 18 - e il terzo che poneva un freno ai contratti a termine. In entrambi i casi i consensi hanno raggiunto l’89 per cento. Quello col minor numero di consensi si è rivelato il quinto, presentato da Più Europa, per dimezzare i tempi di residenza da dieci a cinque anni per richiedere la cittadinanza. Qui il 34 per cento ha espresso la propria contrarietà. Come si spiega un simile scarto? Per Lorenzo Pregliasco di You Trend una possibile spiegazione risiede nel fatto che non ha goduto della mobilitazione della Cgil, pure i cinquestelle avevano lasciato libertà di voto. «Inoltre per una parte di elettorato del centrosinistra, anziano, si tratta di un tema divisivo». Pregliasco fa notare che nei centri storici di Milano e Torino i sì per la cittadinanza hanno superato addirittura quelli sul lavoro, percentuale che scende man mano che ci si allontana dalle zone Ztl.
Altri dati. L’affluenza è stata maggiore nei Comuni con più laureati. Si è votato di più nei grandi centri: la differenza tra la media dei Comuni con centomila abitanti e quelli fino a diecimila abitanti è di otto punti. Circa il 90 per cento degli italiani fuorisede ha partecipato al voto. Resta il dato politico: il centrosinistra non è riuscito ad andare il proprio elettorato di riferimento.