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Fisco, la mossa di Meloni sull’Irpef vale 4 miliardi. Ma Salvini non ci sta: “Così ci fregano”

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Il leader della Lega punta sulle cartelle da rottamare. Botta e risposta sugli eurobond per la difesa con Tajani
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ROMA - Quando raggiunge la sala al secondo piano della Nuvola di Fuksas, Giorgia Meloni ha ben chiaro perché da lì a poco potrà spingersi a promettere il taglio dell’Irpef per il ceto medio alla platea amica dei commercialisti. Sa, la premier, che questa può essere la volta buona, dopo aver mancato la promessa con l’ultima legge di bilancio. A Palazzo Chigi, il piano è pronto: la riduzione delle tasse per i redditi tra 28 e 60 mila euro sarà finanziata con il fondo per l’attuazione della delega fiscale. La speranza è affidata al concordato, il patto tra le partite Iva e il Fisco. Se la nuova edizione dovesse andare male, l’alternativa è sfruttare i margini di bilancio che si stanno liberando. In ogni caso, il contenitore sarà la manovra.

Metodo e merito, dunque. Di fronte alla necessità di non disperdere il buon vento che spira sui mercati, forte dello spread sotto i 100 punti, il Fisco amico - ragionano fonti di governo - deve puntare su una sola misura. E senza sperperare riso…

ROMA - Quando raggiunge la sala al secondo piano della Nuvola di Fuksas, Giorgia Meloni ha ben chiaro perché da lì a poco potrà spingersi a promettere il taglio dell’Irpef per il ceto medio alla platea amica dei commercialisti. Sa, la premier, che questa può essere la volta buona, dopo aver mancato la promessa con l’ultima legge di bilancio. A Palazzo Chigi, il piano è pronto: la riduzione delle tasse per i redditi tra 28 e 60 mila euro sarà finanziata con il fondo per l’attuazione della delega fiscale. La speranza è affidata al concordato, il patto tra le partite Iva e il Fisco. Se la nuova edizione dovesse andare male, l’alternativa è sfruttare i margini di bilancio che si stanno liberando. In ogni caso, il contenitore sarà la manovra.

Metodo e merito, dunque. Di fronte alla necessità di non disperdere il buon vento che spira sui mercati, forte dello spread sotto i 100 punti, il Fisco amico - ragionano fonti di governo - deve puntare su una sola misura. E senza sperperare risorse pubbliche. I conti si faranno in autunno. E solo a ridosso della messa a punto della Finanziaria si potrà disegnare il perimetro del taglio dell’Irpef. Costa tra 2,5 e 4 miliardi. Due punti in meno, dal 35% al 33%, e una soglia che balla tra 50 e 60 mila euro.

Ma intanto la priorità è stata fissata. "Oggi”, dice due volte Meloni dal palco degli Stati generali dei commercialisti per fissare direzione e tempi. La premier sa che è un pugno nello stomaco a Matteo Salvini. Ma decide di tirare dritto. Quando legge sul telefonino le dichiarazioni sull’Irpef, il leader della Lega perde la pazienza. “Così ci fregano”, confida ai suoi. Chiede al suo staff di confezionare un comunicato per sostenere che la pace fiscale è la priorità della Lega e del governo. Come a dire: i patti vanno mantenuti, nessuna fuga in avanti. E, soprattutto, il bollino sulla rottamazione delle cartelle fiscali deve essere di tutto l’esecutivo.

Il timore che circola tra i parlamentari del Carroccio è che la proposta sulla maxi-rateizzazione delle cartelle resti impantanata in Senato. E che Meloni faccia asse con il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, l’ispiratore del taglio dell’Irpef, per frenare i calcoli del Mef sui costi della rottamazione. La prova, ragionano fonti della Lega, è il lavoro a rilento sui criteri che andranno a definire i beneficiari della sanatoria. Su questo punto, lo stesso Leo è stato perentorio: la rottamazione può essere concessa solo a chi è in difficoltà economica.

Nel risiko del fisco che agita il governo, Forza Italia sorride. Da sempre favorevole all’intervento per il ceto medio, gli azzurri vogliono sfruttare l’assist di Meloni per scavalcare il Carroccio.

Ma il piano di Palazzo Chigi potrebbe andare storto. La prima edizione del concordato ha portato nelle casse dello Stato appena 1,6 miliardi. Ecco perché i tecnici della presidenza del Consiglio stanno studiando anche un piano B: utilizzare lo spazio fiscale che l’Italia potrebbe avere a disposizione perché sta spendendo meno rispetto a quanto raccomandato dall’Ue. La spesa netta potrebbe crescere dell’1,2% quest’anno, meno dell’1,6% indicato come guida dalla Commissione europea. Tradotto in beneficio: 0,2% del Pil, quindi circa 4 miliardi. È proprio l’importo che serve per tagliare l’Irpef di due punti percentuali, estendendo lo scaglione da 50 a 60 mila euro.

Ma l’idea, ancora in fase di valutazione, sconta un elemento di debolezza: impiegare il “gruzzoletto” per ridurre le tasse significherebbe rinunciare a risorse che servono a risolvere problemi, vecchi e nuovi. Non sono questioni secondarie. Al contrario, senza una soluzione, peggiorerebbero il quadro attuale. Tra l’altro sono decisioni politiche su cui il governo ha già discusso e trovato quantomeno una convergenza di vedute. Sull’utilizzo dello spazio fiscale, fonti del Mef ricordano che ci sono da finanziare la difesa, la sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile, oltre al payback sanitario e alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Non è un caso se il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha agganciato il taglio dell’Irpef a un orizzonte temporale più lungo.

Il nodo delle spese per la difesa è quello più difficile da sciogliere. L’ha detto chiaramente Tajani, intervenendo ieri al tavolo del Comitato interministeriale per gli Affari europei chiamato a individuare le priorità per il prossimo bilancio Ue. Il vicepremier di FI avrebbe chiesto un maggior sforzo a livello europeo. La linea: puntare sugli eurobond. Subito, avviando una trattativa con la Germania. Ma Salvini avrebbe presentato un’altra linea: no a un ulteriore indebitamento comune europeo. Il Fisco amico spacca il governo.

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