La beffa della nuova Irpef: “Più tasse per i dipendenti”
di Valentina ConteROMA – Prima le tagliano, poi le aumentano. Parliamo di tasse. E del tentativo, non così ben riuscito, del governo Meloni di trasformare l’operazione sul cuneo da taglio contributivo annuale a taglio fiscale permanente. Ieri l’Ufficio parlamentare di bilancio, nel suo Rapporto annuale, ha certificato che la nuova Irpef così congegnata rischia di «erodere in modo significativo» i benefici introdotti per i lavoratori dipendenti. Il governo dà, il governo disfa.
Il drenaggio fiscale
Colpa del drenaggio fiscale, il fiscal drag. Quel meccanismo nascosto per cui succede sempre, in periodi di alta inflazione, di pagare più tasse perché il reddito nominale si gonfia per via del carovita, sconfina nello scaglione più alto di Irpef e così si versano più tasse, ma il redd…
ROMA – Prima le tagliano, poi le aumentano. Parliamo di tasse. E del tentativo, non così ben riuscito, del governo Meloni di trasformare l’operazione sul cuneo da taglio contributivo annuale a taglio fiscale permanente. Ieri l’Ufficio parlamentare di bilancio, nel suo Rapporto annuale, ha certificato che la nuova Irpef così congegnata rischia di «erodere in modo significativo» i benefici introdotti per i lavoratori dipendenti. Il governo dà, il governo disfa.
Il drenaggio fiscale
Colpa del drenaggio fiscale, il fiscal drag. Quel meccanismo nascosto per cui succede sempre, in periodi di alta inflazione, di pagare più tasse perché il reddito nominale si gonfia per via del carovita, sconfina nello scaglione più alto di Irpef e così si versano più tasse, ma il reddito reale cala e quindi meno soldi in tasca. Il governo Meloni però ci ha aggiunto del suo. E nel confermare, rendendolo strutturale, il taglio del cuneo ha introdotto detrazioni decrescenti non indicizzate tali per cui molta parte del vantaggio è stato rimangiato dal fisco.
Il 13% di tasse in più
L’Upb fa anche un calcolo. Se si ipotizza un’inflazione al 2% e si confronta il taglio del cuneo com’era nel 2022 e com’è quest’anno, ora ci sono 340 milioni di tasse in più pagate dai lavoratori dipendenti a loro insaputa (+13%): soprattutto da operai e impiegati. Una buona notizia per le casse dello Stato. Pessima per le famiglie, ma anche – nota l’authority dei conti pubblici – per i consumi e l’impatto sul potere d’acquisto del rinnovo dei contratti nazionali. Tutto risucchiato in un vortice fiscale da rivedere per non «rendere meno efficaci le misure di sostegno». L’imposta ora è più progressiva. Ma anche più ingiusta, insomma. Va ripensata.
Silenzio del governo
Silenzio dal governo. Ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti era alla presentazione del Rapporto con la presidente Upb Lilia Cavallari. Ma non ha commentato questa parte del documento. Arrivato proprio quando la premier Meloni torna a spingere per un altro taglio dell’Irpef a vantaggio del ceto medio. E dopo l’altro pasticcio, legato ai super acconti Irpef che questo governo aveva lasciato nei 730 ancora con le vecchie aliquote più alte. Pasticcio poi corretto dopo la denuncia Cgil: ieri il decreto è passato all’esame dell’aula del Senato, poi toccherà alla Camera.
Poca trasparenza nel Dfp
Insomma sul fisco non ci siamo. Nonostante la riforma annunciata, troppe falle. E troppe incertezze. Si interverrà e come nella prossima manovra? Nessuno lo sa. Ieri l’Upb, con la presidente Cavallari, è tornato a chiedere maggiore trasparenza nel Documento di finanza pubblica che quest’anno è stato presentato dal governo senza il “quadro programmatico”. Ma il ministro Giorgetti ha alzato un muro: «Ci sarà in autunno». Come a dire: saprete quello che vogliamo fare in manovra solo a ridosso della manovra.
Spesa per la difesa: occhio al debito
Anche sulla spesa per la difesa le letture tra Giorgetti e l’Upb non collimano. Per l’Upb l’Italia è all’1,5% del Pil, secondo i criteri Nato. Per il ministro «entro l’anno saremo al 2%». Nello stesso tempo l’Upb avverte che se si vuole salire al 3% e usare tutta la clausola di salvaguardia Ue, attenzione al debito: salirà sopra la traiettoria approvata dalla Ue. E il debito è il vero problema.