Rutte da Meloni: “Produrre più armi”. Tajani: “Obiettivo 5% del Pil? Flessibilità, servono 10 anni”
di Lorenzo De CiccoBisogna “produrre di più”. Appena uscito da Palazzo Chigi, dopo un faccia a faccia di un’ora con Giorgia Meloni, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, rimonta sull’autoblu che lo scorta fino a Villa Madama, per il vertice sulla difesa del formato Weimar plus, cioè con i ministri degli Esteri di Italia, Germania, Francia, Polonia, Regno Unito e Francia, più l’Ucraina. Sulle pendici di Monte Mario, nella sede di rappresentanza della presidenza del Consiglio, il capo dell’alleanza atlantica usa parole al miele per l’Italia, “alleato importante”, fermandosi qualche minuto davanti a microfoni e taccuini. Nel breve punto stampa, Rutte insiste sull’aumento della produzione di armi. “L'Italia è attiva in tutto il territorio Nato, ad esempio, alla guida delle quattro forze terrestri in Bulgaria, ma anche in tante altre missioni” e “ha una base industriale di difesa di cui siamo molto orgogliosi, Leonardo, ma anche tante altre grandi e piccole aziende industriali della difesa, e abbiam…
Bisogna “produrre di più”. Appena uscito da Palazzo Chigi, dopo un faccia a faccia di un’ora con Giorgia Meloni, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, rimonta sull’autoblu che lo scorta fino a Villa Madama, per il vertice sulla difesa del formato Weimar plus, cioè con i ministri degli Esteri di Italia, Germania, Francia, Polonia, Regno Unito e Francia, più l’Ucraina. Sulle pendici di Monte Mario, nella sede di rappresentanza della presidenza del Consiglio, il capo dell’alleanza atlantica usa parole al miele per l’Italia, “alleato importante”, fermandosi qualche minuto davanti a microfoni e taccuini. Nel breve punto stampa, Rutte insiste sull’aumento della produzione di armi. “L'Italia è attiva in tutto il territorio Nato, ad esempio, alla guida delle quattro forze terrestri in Bulgaria, ma anche in tante altre missioni” e “ha una base industriale di difesa di cui siamo molto orgogliosi, Leonardo, ma anche tante altre grandi e piccole aziende industriali della difesa, e abbiamo bisogno di tutte, comprese quelle in Francia, Germania e in tutta la Nato, anche negli Stati Uniti, per produrre ancora di più”.
La principale sfida che l’alleanza deve fronteggiare è naturalmente la Russia. Rutte parla dei complicati colloqui di pace tra Mosca e Kiev, su iniziativa americana. “Vanno avanti con un approccio graduale e cerchiamo di fare progressi”, è la linea dell’ex premier olandese. “Ciò che ha fatto il presidente Trump è davvero cruciale, ha sbloccato la situazione avviando colloqui diretti con Putin e lo elogio per questo”. Resta lo scetticismo sulla tattica di Putin. “Credo che i russi stiano inviando questo storico (Vladimir Medinsky, ndr) ormai due volte a questi colloqui a Istanbul, cercando di partire dalla storia di mille anni fa e poi spiegando più o meno che la colpa è dell'Ucraina. Penso che non sia utile, ma almeno passo dopo passo, cerchiamo di fare progressi”. Per Rutte, ora è “necessario garantire che l'Ucraina rimanga il più forte possibile, che sia in grado di difendersi, e cercare di fare tutto il possibile per portare l'Ucraina a una pace duratura contro questo attacco russo immotivato, che continua ancora”. Va anche garantita la difesa “del territorio della Nato, in 5-10 anni”.
Sia con Meloni che a Villa Madama, Rutte affronta il nodo delle spese militari. Gli Usa chiedono ai partner europei di arrivare al 3,5% del Pil entro il 2032 per le spese militari dirette e al 5% per le spese di sicurezza in senso lato. Il conto per l’Italia sarebbe da 113 miliardi l’anno. Ringraziando Rutte, Tajani ha spiegato che Roma intende “rafforzare la Nato, siamo convinti che serva una difesa europea con un pilastro europeo forte insieme ad un pilastro americano forte. Quindi siamo favorevoli a più spese per la sicurezza, ma la questione per che noi abbiamo posto è quella del timing: noi abbiamo detto almeno 10 anni per raggiungere i nuovi obiettivi”. Per l’Italia, “serve più flessibilità e mi pare che andiamo nella giusta direzione e si possa trovare un accordo prima del vertice dell'Aja” previsto dal 24 al 26 giugno. Per il capo della Farnesina, è anche “difficile poter raggiungere alcuni obiettivi se c'è un incremento dei dazi”.
Al termine del bilaterale a Chigi, la nota diffusa dalla presidenza del Consiglio è invece più scarna. Si fa riferimento alla discussione sulle “spese per la sicurezza collettiva e sulla costruzione di un’industria per la difesa sempre più innovativa e competitiva, in complementarità con l’Ue”. Nel corso del colloquio, è stato poi “riaffermato il sostegno all’Ucraina e il ruolo dell’alleanza atlantica quale pilastro imprescindibile per la difesa collettiva”.
Nel pomeriggio, sullo stesso tema, è intervenuto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time: "L'impegno della Nato è collettivo, ma poi sono i parlamenti nazionali a decidere, sulla base delle rispettive leggi di bilancio. Qualsiasi aumento dei finanziamenti delle spese militari non potrà che passare attraverso il Parlamento. Non so se tutti sono contrari alle spese militari so che noi non vogliamo aiutare i bilanci di Leonardo o Fincantieri ma ci muoviamo secondo quelle che sono le indicazioni tecniche degli Stati maggiori e la loro valutazione delle minacce. Se poi il Parlamento ci dirà che non è interessato alla difesa del Paese, ne prenderò atto".