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Migranti, la questione libica sul tavolo dell’Ue: l’allarme dell’Italia per la ripresa degli sbarchi

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Il generale Haftar invitato al Viminale. Quasi azzerate le partenze dalla Tunisia e Turchia, il governo teme che l'estate alle porte possa segnare un'inversione di tendenza nel contenimento dei flussi migratori. Da qui la richiesta al Consiglio Affari Interni della Unione europea di mettere all'ordine del giorno la situazione nella seduta di domani
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L'invito al Viminale al generale Saddam Haftar e la richiesta al Consiglio Affari Interni della Ue di mettere all'ordine del giorno della seduta di domani la situazione in Libia e il suo impatto sui flussi migratori.

L'invito al Viminale al generale Saddam Haftar e la richiesta al Consiglio Affari Interni della Ue di mettere all'ordine del giorno della seduta di domani la situazione in Libia e il suo impatto sui flussi migratori. Ecco le prime mosse del governo Meloni dopo che la cabina di regia di palazzo Chigi ha acceso la lampadina di allarme sul costante aumento degli sbarchi delle ultime settimane.

A preoccupare il governo non sono tanto i numeri in assoluto, 26.000 arrivi che segnano un +25% sullo stesso periodo dello scorso anno, q…

L'invito al Viminale al generale Saddam Haftar e la richiesta al Consiglio Affari Interni della Ue di mettere all'ordine del giorno della seduta di domani la situazione in Libia e il suo impatto sui flussi migratori.

L'invito al Viminale al generale Saddam Haftar e la richiesta al Consiglio Affari Interni della Ue di mettere all'ordine del giorno della seduta di domani la situazione in Libia e il suo impatto sui flussi migratori. Ecco le prime mosse del governo Meloni dopo che la cabina di regia di palazzo Chigi ha acceso la lampadina di allarme sul costante aumento degli sbarchi delle ultime settimane.

A preoccupare il governo non sono tanto i numeri in assoluto, 26.000 arrivi che segnano un +25% sullo stesso periodo dello scorso anno, quanto il fatto che i barconi partono tutti dalla Libia, Paese in questo momento fuori controllo e in cui anche i Servizi segreti faticano a trovare interlocutori affidabili. Quasi del tutto azzerate le partenze dalla Tunisia e dalla Turchia, gli analisti hanno rilevato come la stragrande maggioranza delle imbarcazioni, pescherecci di media entità con un centinaio di persone a bordo, si muova dalla Cirenaica non solo sulla tradizionale rotta per Lampedusa ma anche verso la Calabria dove negli ultimi giorni si susseguono sbarchi a ripetizione tanto che il prefetto ha invitato i Comuni a trovare strutture in cui realizzare nuovi centri di accoglienza. Chiaro dunque che, con l'estate alle porte e non potendo contare sul tanto sbandierato effetto deterrenza dei centri in Albania, il governo tema che l'estate alle porte possa segnare un'inversione di tendenza nel contenimento dei flussi migratori. Da qui l'incontro al Viminale con il generale libico Haftar che controlla la Cirenaica.

"Una Libia stabile è pre-condizione fondamentale per uno spazio mediterraneo sicuro e noi intendiamo offrire il massimo supporto per raggiungere questo obiettivo comune”, il chiaro messaggio inviato ieri ad Haftar da Piantedosi. Con la premier Meloni il ministro dell'Interno ha però anche concordato di chiamare a raccolta la Ue. E così l'Italia ha chiesto che la questione libica e il suo impatto sui flussi migratori in tutta Europa, proprio alla vigilia del varo del nuovo Patto asilo e immigrazione, sia posta all'ordine del giorno dell'incontro dei ministri dell'Interno dei 27 in programma domani. Non senza un paradosso: nella valutazione dello Stato di attuazione del nuovo Patto che entrerà in vigore l'anno prossimo, proprio l'Italia (che ne aveva chiesto l'anticipo) è insieme a Germania, Estonia e Grecia il Paese più indietro nella realizzazione dei centri per l'applicazione delle procedure accelerate di frontiera previste dal Patto. In Italia ce ne sono solo due, a Pozzallo e Porto Empedocle. In compenso il governo continua a spendere nei centri in Albania in cui sono ospitate in media una trentina di persone in regime di Cpr in attesa di rimpatrio.

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