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Lite sul terzo mandato, l’affondo di Tajani: “Pure Hitler fu votato”

Antonio Tajani 

 (ansa)

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Il veto di FI sul progetto di riforma di FdI e Lega. Il ministro degli Esteri: “Incrostazioni di potere”. Zaia: “Non ci sono rischi”
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È pronto a discutere, ma nei fatti alza un muro come mai era successo finora. Antonio Tajani ribadisce che Forza Italia ritiene «sufficienti» i due mandati elettorali per i presidenti di Regione. E fin qui si è di fronte alla posizione degli azzurri già nota da tempo. Ma questa volta il vicepremier si lancia in un paragone che sembra chiudere a ogni possibilità di trattativa con il Carroccio e fa saltare i nervi ai leghisti: «Non è una questione di volontà popolare, anche Mussolini aveva vinto le elezioni, anche Hitler aveva vinto le elezioni, non è questo il ragionamento».

Il ministro degli Esteri parla di «incrostazioni di potere» perché un governatore «nel suo territorio ha più potere di quanto ne abbiano il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica sul territorio nazionale, quindi troppo tempo seduto su una poltrona può comportare rischi di autoritarismo».

Tajani parla a Rtl 102.5 quando mancano poche ore alla riunione del consiglio federale della Lega, dove le sue…

È pronto a discutere, ma nei fatti alza un muro come mai era successo finora. Antonio Tajani ribadisce che Forza Italia ritiene «sufficienti» i due mandati elettorali per i presidenti di Regione. E fin qui si è di fronte alla posizione degli azzurri già nota da tempo. Ma questa volta il vicepremier si lancia in un paragone che sembra chiudere a ogni possibilità di trattativa con il Carroccio e fa saltare i nervi ai leghisti: «Non è una questione di volontà popolare, anche Mussolini aveva vinto le elezioni, anche Hitler aveva vinto le elezioni, non è questo il ragionamento».

Il ministro degli Esteri parla di «incrostazioni di potere» perché un governatore «nel suo territorio ha più potere di quanto ne abbiano il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica sul territorio nazionale, quindi troppo tempo seduto su una poltrona può comportare rischi di autoritarismo».

Tajani parla a Rtl 102.5 quando mancano poche ore alla riunione del consiglio federale della Lega, dove le sue parole piombano come un macigno. Anche perché, da queste parti, l’apertura al terzo mandato è «da portare avanti, con decisione e senza alcuna incertezza» ed è questa la richiesta che i governatori hanno avanzato al segretario. Non ci sta Luca Zaia, governatore del Veneto, che non vede «rischi di autoritarismo»: «Poi ognuno la pensa come vuole». E il senatore Marco Centinaio definisce quello di Tajani, «un paragone stupido».

A sollevare l’argomento in apertura del consiglio è stato lo stesso Salvini dicendo che «bisogna fidarsi dei cittadini perché devono essere loro a scegliere». E poi chiede di fare presto, se si vuole approvare un provvedimento in tempo per le regionali venete, già fissate in autunno, e ricandidare Zaia. Quindi sollecita un vertice di maggioranza, già per la prossima settimana. I leghisti non si fidano degli alleati. D’altronde nel mezzo c’è il puzzle delle candidature che Fratelli d’Italia, soprattutto, vuole rivedere secondo i nuovi equilibri, mentre i governatori attuali sono in pressing per potersi ripresentare. Dunque fanno mettere a verbale che bisogna «formalizzare quanto prima una proposta di una legge sul terzo mandato», dicono Zaia, Attilio Fontana della Lombardia e Massimiliano Fugatti del Trentino. Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni, chiede prudenza. L’ordine di scuderia che arriva dalla riunione è di «non replicare alle provocazioni», vista la fragilità di un negoziato.

Il dossier viene affidato a Roberto Calderoli. Il percorso del decreto viene considerato difficilmente praticabile: sarebbe necessario lavorare su un emendamento a un provvedimento o a un disegno di legge già all’esame del Parlamento. E i tempi sono comunque stretti.

In questo clima di tensione, si inseriscono i parlamentari di Forza Italia e Maurizio Lupi di Noi Moderati, mettendo altra carne al fuoco. Chiedono che si faccia un ragionamento complessivo che riguardi anche i sindaci, dando la possibilità del terzo mandato anche per gli amministratori di Comuni con più di 15 mila abitanti. Il nodo resta la posizione di FdI. Se il responsabile organizzativo Giovanni Donzelli giorni fa era stato molto netto nell’aprire al terzo mandato, adesso sembra frenare nel nome «del centrodestra da tenere unito» su un tema che fa scricchiolare la maggioranza.

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