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Schlein: “Rischio guerra globale. Italia schiacciata su Washington. Andrò al Pride in Ungheria”

La segretaria Schlein intervistata dal direttore Orfeo a Repubblica delle Idee 

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La segretaria dem a Repubblica delle Idee risponde al direttore Orfeo. Rivendica la campagna referendaria. “Congresso Pd? L’avversario è la destra”
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BOLOGNA – Ce ne sarebbero volute due di Piazza Maggiore per accoglierli tutti. Almeno il doppio dello spazio per ospitare la folla che si accalca e suda mentre la più amata delle figlie adottive spiega perché questo governo fa male all’Italia, solo la sinistra può ricucire il Paese, è tempo di unire tutte le opposizioni per battere la destra. Gioca in casa Elly Schlein, e si capisce dagli applausi. Elezioni anticipate? «Se accade siamo pronti, replicheremo anche a livello nazionale l’alleanza che abbiamo fatto a Genova». I referendum falliti? «Era una battaglia da fare, abbiamo riportato il Pd al posto giusto, a fianco dei lavoratori». Il Gay Pride in Ungheria che reprime i diritti civili? «Io ci andrò, insieme ai deputati del Pse».

Arrivata 18enne a Bologna, dove è cresciuta a pane e militanza, per questo popolo dal cuore rosso che in Emilia è più rosso che altrove la prima donna segretaria del Pd è una specie di rockstar. La ragazza della porta accanto che ce l’ha fatta, chi l’avreb…

BOLOGNA – Ce ne sarebbero volute due di Piazza Maggiore per accoglierli tutti. Almeno il doppio dello spazio per ospitare la folla che si accalca e suda mentre la più amata delle figlie adottive spiega perché questo governo fa male all’Italia, solo la sinistra può ricucire il Paese, è tempo di unire tutte le opposizioni per battere la destra. Gioca in casa Elly Schlein, e si capisce dagli applausi. Elezioni anticipate? «Se accade siamo pronti, replicheremo anche a livello nazionale l’alleanza che abbiamo fatto a Genova». I referendum falliti? «Era una battaglia da fare, abbiamo riportato il Pd al posto giusto, a fianco dei lavoratori». Il Gay Pride in Ungheria che reprime i diritti civili? «Io ci andrò, insieme ai deputati del Pse».

Arrivata 18enne a Bologna, dove è cresciuta a pane e militanza, per questo popolo dal cuore rosso che in Emilia è più rosso che altrove la prima donna segretaria del Pd è una specie di rockstar. La ragazza della porta accanto che ce l’ha fatta, chi l’avrebbe mai detto. Incalzata sul palco di RepIdee dal direttore di Repubblica Mario Orfeo, Elly — qui il cognome è superfluo — sembra meno rigida di quando appare in tv, come se le mura domestiche l’avessero sciolta. Si parte dalla politica estera, dallo scambio di bombe fra Israele e Iran: «Serve una Ue che trovi una sua voce forte per evitare l’escalation, si rischia un conflitto globale», avverte. Ma voi che cosa proponete? «Al governo italiano abbiamo chiesto di assumere subito un’iniziativa diplomatica. E a Meloni di non schiacciarci su Trump perché l’Italia ripudia la guerra, sta scritto nella nostra Costituzione».

Sullo sfondo, un’impresa che oggi appare ardua: restituire protagonismo all’Europa. «La pandemia», ragiona la leader dem, «ha obbligato a mettere da parte i nazionalismi e finanziare il Next Generation Eu. Adesso è il momento di farne uno all’anno e rendere strutturale la solidarietà europea. Se non fosse per le risorse del Pnrr, oggi in Italia saremmo già in recessione». È anche questo il problema, l’Italia non fa la sua parte: «Trovo incredibile che il governo accetti di avere la bolletta più cara d’Europa, senza fare come in altri Paesi — Spagna o Germania — che hanno disaccoppiato il prezzo del gas da quello dell’energia», denuncia Schlein. «Non si può non avere il coraggio di intaccare i profitti delle società energetiche, come sta facendo Meloni».

È però sulla politica interna che la deputata bolognese si accende davvero. Orfeo la punzecchia, ricordandole la foto irridente della premier sul flop dei referendum. «Peccato non raggiungere il quorum ma la battaglia era giusta, abbiamo riportato il Pd al fianco dei lavoratori e nelle fabbriche», rivendica la segretaria. «Bisogna avere rispetto per chi è andato alle urne, sono 14 milioni di persone. Quando a votare sì ci vanno più persone di quelle che hanno votato per mandare la destra a Palazzo Chigi, anziché deriderle, bisognerebbe riflettere. Questo ho detto a Meloni, dopo il suo sorriso arrogante».

E guai a ricordarle le critiche dell’ala riformista che non voleva schierarsi per i cinque sì e dopo la sconfitta reclama un chiarimento. Farete un congresso? «In autunno ci sono le regionali e dobbiamo lavorare per vincere», glissa Schlein. «Quando il centrosinistra si unisce accade. È questa la priorità: l’avversario è la destra». Il cantiere è aperto. «Stiamo lavorando con le altre forze con cui vogliamo costruire alleanze forti, come è successo in Emilia Romagna e in Umbria, perché poi gli elettori capiscono che l’alternativa c’è, e vanno a votare. Per questo giorni fa dicevo che l’alternativa è più vicina: ma la piazza per Gaza che abbiamo visto sabato a Roma da quanti anni non la riempivamo? In quella piazza si è riconosciuto un popolo». Ci sarà quindi il campo largo? «Preferisco parlare di coalizione progressista. Noi non cerchiamo l’accordo da sigla a sigla, da leader a leader, ma sulle cose da fare: a Genova ha funzionato e riusciremo a farlo anche a livello nazionale. Il punto è far prevalere le cose che ci uniscono su quelle che dividono. Ce lo chiede la nostra gente, lo dobbiamo a loro».

Il percorso è a buon punto, perciò Schlein non teme il blitz di Meloni che potrebbe essere tentata di chiudere la legislatura in anticipo per sorprendere gli avversari. «Noi ci faremo trovare pronti», garantisce la segretaria. «L’obiettivo è portare il Pd al governo, però vincendo le elezioni con una coalizione progressista, non con altre cose del giorno dopo». Nessuna larga intesa, né unità nazionale: lei non ci starà mai. E quanto al candidato premier, nessuna fretta: «Tempo al tempo», conclude la leader dem, «ora discutiamo dei contenuti, non faccio accelerate né forzature». Tanto il Pd è il partito più grande, non sarebbe neanche elegante se dicesse: tocca a me.

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