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Meloni sente Bibi: “Teheran non può avere l’atomica”

Tajani alla Farnesina per seguire la situazione in Iran e Israele

 

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Telefonata con Trump. Il tentativo di tenere un canale con l’Iran. Allerta antiterrorismo
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ROMA – Teheran non può «in alcun caso» dotarsi dell’arma nucleare, ma per scongiurare l’escalation «dobbiamo tenere aperto un canale di dialogo con l’Iran». È con questo approccio, riferiscono fonti governative di primo piano, che Giorgia Meloni affronta l’attacco sferrato da Tel Aviv al regime degli ayatollah, prima della reazione iraniana. La premier si raccorda all’alba con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Programma nel pomeriggio una riunione d’emergenza con ministri e vertici dei servizi. Dà mandato al Viminale di rafforzare la sicurezza nelle sedi ebraiche e israeliane, ma anche in stazioni e aeroporti: viene allertato l’Antiterrorismo, perché anche se non ci sono evidenze concrete, avverte Matteo Piantedosi nel summit pomeridiano, vanno protetti i dissidenti iraniani e tutti i potenziali obiettivi. Soprattutto, Meloni si raccorda con gli altri leader: non viene coinvolta nella call tra Macron, Starmer e Merz ma sente il presidente Usa, Donald Trump, il cancelliere tede…

ROMA – Teheran non può «in alcun caso» dotarsi dell’arma nucleare, ma per scongiurare l’escalation «dobbiamo tenere aperto un canale di dialogo con l’Iran». È con questo approccio, riferiscono fonti governative di primo piano, che Giorgia Meloni affronta l’attacco sferrato da Tel Aviv al regime degli ayatollah, prima della reazione iraniana. La premier si raccorda all’alba con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Programma nel pomeriggio una riunione d’emergenza con ministri e vertici dei servizi. Dà mandato al Viminale di rafforzare la sicurezza nelle sedi ebraiche e israeliane, ma anche in stazioni e aeroporti: viene allertato l’Antiterrorismo, perché anche se non ci sono evidenze concrete, avverte Matteo Piantedosi nel summit pomeridiano, vanno protetti i dissidenti iraniani e tutti i potenziali obiettivi. Soprattutto, Meloni si raccorda con gli altri leader: non viene coinvolta nella call tra Macron, Starmer e Merz ma sente il presidente Usa, Donald Trump, il cancelliere tedesco e von der Leyen. Più tardi, telefona agli attori della regione: bin Salman, bin Zayed, il re di Giordania e il sultano dell’Oman.

A sera, la chiamata più delicata. Con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. A “Bibi”, Meloni conferma che l’Italia ovviamente non asseconderà mai i progetti atomici di Teheran e si augura che «gli sforzi condotti dagli Usa per giungere a un accordo possano ancora avere successo». Ma parla anche di Gaza, dell’«urgenza di assistenza umanitaria alla popolazione civile». La nota di Palazzo Chigi non menziona il diritto di Israele a difendere la propria sicurezza rimarcato invece da Macron (lo fa solo la Farnesina), e non c’è l’enfasi di Trump per gli «attacchi eccellenti». Si parla di «preoccupazione per i rapporti dell’Aiea», certo, di «de-escalation» per «una soluzione diplomatica», ma anche del «pieno sostegno ai negoziati tra Usa e Iran». Roma si impegna anche a proteggere i connazionali (450 in Iran) e i militari nella regione: i nostri soldati in Libano e Iraq, è la linea, rimarranno.

Nella riunione di governo, Meloni si collega da casa, affiancata da Fazzolari. Gli altri sono tutti da remoto: i vicepremier Tajani e Salvini, i ministri Crosetto, Giorgetti e Piantedosi, il sottosegretario Mantovano, i capi dell’intelligence. Nonostante i timori sul versante nucleare Meloni, secondo più fonti, invita però a non «esasperare» i toni verso l’Iran. Anche perché Roma ha ospitato e potrebbe ospitare di nuovo colloqui negoziali. Poco prima Salvini aveva paragonato l’Iran «ai nazisti». Nel vertice si discute anche di Libia, focus sugli sbarchi. «L’estensione del conflitto potrebbe riguardarci in maniera devastante sul fronte sud», ammette il leghista.

In giornata, Tajani sente il capo dell’Aiea, Grossi, e gli omologhi di Usa, Iran, Israele e Oman. Al collega israeliano, chiede di evitare l’escalation. Appello esteso all’iraniano Araghchi, ma la replica non è rassicurante: la risposta di Teheran «sarà vigorosa». Sia almeno «proporzionata», è l’invito del vicepremier, anche perché altrimenti un intervento Usa «non è da scartare». All’opposizione che critica Tajani per avere definito l’altro ieri come «non imminente» l’operazione di Tel Aviv, l’azzurro, che oggi riferirà in Parlamento, controbatte così: «Io ero all’alba alla Farnesina, loro si sveglino prima». Poi chiarisce: «Non eravamo stati informati» da Israele. Anche se i nostri servizi ne erano a conoscenza.

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