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Roma, scarcerato mister asfalto per un cavillo della legge Nordio

L'imprenditore Mirko Pellegrini 

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Annullato l’arresto dell’imprenditore Pellegrini perché manca l’interrogatorio preventivo. Polemiche da Avs e 5 Stelle
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ROMA – I primi effetti della riforma Nordio piombano nella Capitale. La norma, voluta dal ministro della Giustizia, che introduce l’interrogatorio preventivo ha cambiato il corso dell’inchiesta che ha per protagonista Mirko Pellegrini, l’imprenditore 46enne ribattezzato “Mister asfalto”.

Pellegrini è considerato dagli inquirenti il regista di un vasto sistema corruttivo nel settore degli appalti pubblici stradali a Roma e nel Lazio e ora è tornato in libertà insieme ad altri quattro soci. Il motivo? Il tribunale del Riesame ha annullato le misure cautelari a causa del «mancato espletamento dell’interrogatorio preventivo», procedura introdotta di recente con la riforma Nordio. Si tratta di un passaggio tecnico che rende nulla l’ordinanza con cui erano stati disposti gli arresti, senza intaccare però l’impianto accusatorio.

I partiti di opposizione, adesso, alla prova dei fatti, tornano a puntare il dito contro la legge Nordio che «ancora una volta si dimostra un campo minato, denso d…

ROMA – I primi effetti della riforma Nordio piombano nella Capitale. La norma, voluta dal ministro della Giustizia, che introduce l’interrogatorio preventivo ha cambiato il corso dell’inchiesta che ha per protagonista Mirko Pellegrini, l’imprenditore 46enne ribattezzato “Mister asfalto”.

Pellegrini è considerato dagli inquirenti il regista di un vasto sistema corruttivo nel settore degli appalti pubblici stradali a Roma e nel Lazio e ora è tornato in libertà insieme ad altri quattro soci. Il motivo? Il tribunale del Riesame ha annullato le misure cautelari a causa del «mancato espletamento dell’interrogatorio preventivo», procedura introdotta di recente con la riforma Nordio. Si tratta di un passaggio tecnico che rende nulla l’ordinanza con cui erano stati disposti gli arresti, senza intaccare però l’impianto accusatorio.

I partiti di opposizione, adesso, alla prova dei fatti, tornano a puntare il dito contro la legge Nordio che «ancora una volta si dimostra un campo minato, denso di ostacoli procedimentali, che favorisce presunti colpevoli di reati gravi e indebolisce le indagini e le vittime», sostiene il deputato del Movimento 5 Stelle Cafiero De Raho, vicepresidente della commissione Giustizia e della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie. «L’interrogatorio preventivo - argomenta l’esponente pentastellato - ha già esposto i testimoni alla ritorsione dei criminali e consentito la fuga di alcuni indagati. Si sta completando un sistema di immunità che protegge non i cittadini onesti ma la criminalità e che instaura un diritto penale classista, impietoso nei confronti degli ultimi e dei più bisognosi e indulgente con alcuni privilegiati».

Anche Avs con il capogruppo in Senato Giuseppe De Cristofaro solleva dubbi: «Il rilascio di Pellegrini, per un vizio procedurale, dimostra che la legge Nordio può favorire presunti colpevoli di reati e indebolire le indagini. Tra le tante criticità c’è anche il rischio che sia uno strumento in mano a chi si può permettere un avvocato e chi no».

Nello specifico, nel caso dell’imprenditore romano, il giudice per le indagini preliminari aveva motivato la custodia cautelare con il pericolo di inquinamento probatorio, individuato nell’uso di società intestate fittiziamente e nella possibilità che Mister asfalto ne creasse di nuove per eludere i controlli. Tuttavia, come hanno sostenuto gli avvocati, l’intestazione fittizia di beni è un reato autonomo che, di per sé, non basta a fondare un concreto rischio di inquinamento. Diversa sarebbe stata la situazione in presenza di condotte attive per ostacolare l’accertamento dei fatti, come la distruzione di documenti o la dispersione di fondi.

Secondo la difesa, non era legittimo invocare in maniera generica il pericolo di inquinamento, e in ogni caso si sarebbe dovuto prima procedere con l’interrogatorio preventivo, come previsto dalla nuova normativa. Su questi punti ha fatto leva il collegio difensivo – composto dagli avvocati Pierpaolo Dell’Anno, Cesare Gai, Gianluca Agostini e David Pizzicannella – e il Riesame gli ha dato ragione, disponendo la scarcerazione.

Nonostante la revoca della custodia cautelare, l’inchiesta va avanti. Il ritorno in libertà di Pellegrini e degli altri indagati rappresenta una battuta d’arresto sul piano giudiziario, ma non chiude le indagini. Dal governo, nessuna replica sul caso.

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