Nordio: "Caso Palamara insabbiato, non erano quattro poveretti". Anm: “Toni da campagna elettorale”
di Conchita SanninoIl ministro della Giustizia Carlo Nordio
(ansa)"Il caso Palamara non si limitava certo a quei quattro poveretti che si sono dimessi. C'era molto, molto di più che è stato insabbiato". Torna a usare la clava, il ministro Carlo Nordio. Ed è ancora conflitto con i magistrati. "Si cita strumentalmente un vecchio scandalo per giustificare l'intento punitivo della riforma sulla separazione delle carriere", reagisce con Repubblica il presidente dell'Anm, Cesare Parodi. Che aggiunge: "La drammatica verità è che si continuano ad usare toni da campagna elettorale".
Nordio: "Accuse che ricordano l'inquisizione, sulla riforma della giustizia non vacilleremo"
Un nuovo attacco che riaccende lo scontro tra istituzioni, ennesima puntata della campagna di delegittimazione "allestita dalla destra di governo - accusano le toghe - per delegittimarci". La riforma costituzionale, che tra tagliole e forzature sui tempi è già lanciata in Se…
"Il caso Palamara non si limitava certo a quei quattro poveretti che si sono dimessi. C'era molto, molto di più che è stato insabbiato". Torna a usare la clava, il ministro Carlo Nordio. Ed è ancora conflitto con i magistrati. "Si cita strumentalmente un vecchio scandalo per giustificare l'intento punitivo della riforma sulla separazione delle carriere", reagisce con Repubblica il presidente dell'Anm, Cesare Parodi. Che aggiunge: "La drammatica verità è che si continuano ad usare toni da campagna elettorale".
Nordio: "Accuse che ricordano l'inquisizione, sulla riforma della giustizia non vacilleremo"
Un nuovo attacco che riaccende lo scontro tra istituzioni, ennesima puntata della campagna di delegittimazione "allestita dalla destra di governo - accusano le toghe - per delegittimarci". La riforma costituzionale, che tra tagliole e forzature sui tempi è già lanciata in Senato, verso la seconda delle quattro approvazioni previste (arriva in aula mercoledì prossimo), prevede: la separazione delle carriere tra pm e giudici, la creazione dei due Csm e l'istituzione dell'Alta corte disciplinare. Tutto avviene nel cuore di un convegno che la corrente di destra delle toghe, Magistratura indipendente, aveva aperto stamane a Milano Marittima, "La riforma costituzionale: evoluzione o involuzione? Proposte e prospettive", con un parterre importante: oltre al Guardasigilli Nordio, e allo stesso Parodi, tra i relatori anche il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e l'ex presidente della Camera Luciano Violante. E proprio da questi ultimi sono arrivati accenti critici su alcuni aspetti della riforma: in particolare sul tema del sorteggio per chi siederà nei Csm. Intanto, mentre Nordio invocava dai magistrati "toni raziocinanti", è lui a sparare nel mucchio su opacità e condotte delle toghe.
"Ma veramente crediamo che il caso Palamara si debba ridurre alle dimissioni più o meno forzate di quattro colleghi, che sono stati dimessi dal Csm, e a quello di Palamara, che addirittura è stato radiato o non vogliamo pensare che dietro ci fosse molto ma molto di più che è stato insabbiato?", è l'esternazione fuori protocollo del ministro. "Noi possiamo anche credere all'asinello che vola, ma non possiamo credere che lo scandalo Palamara si sia limitato a quei quattro poveretti che si sono dimessi". Una sortita che di nuovo compatta tutti i gruppi della magistratura. Interviene il presidente Parodi, a margine: "Qui si strumentalizza una vecchia storia perché si intende coprire così l'inutilità della riforma. E si dimentica invece ciò che noi vogliamo raccontare ai cittadini: che l’immagine della magistratura risulta compromessa soprattutto per colpa del carico di lavoro che abbiamo e che non possiamo concretamente evadere per la mancanza di personale e di mezzi". Per Parodi, "si stanno usando persino vicende esterne" come Garlasco. "Perfino i concetti di errore e di ingiusta detenzione presi da complesse storie di cronaca, pur di degradare la magistratura. Siamo ahinoi di fronte a toni e atteggiamenti da campagna elettorale". Duro anche il segretario della corrente progressista, Area, Giovanni Zaccaro: "Nordio lancia il sasso e nasconde la mano ancora una volta. Faccia nomi e indichi i casi insabbiati e, visto che è lui il titolare dell'azione disciplinare, assuma le iniziative del caso". Analoga presa di posizione da parte di Unicost, la corrente di centro (della quale era stato leader lo stesso Palamara). La cui presidente Rossella Marro non ha timore di fare chiarezza: "Queste accuse generiche fanno molto male non solo alla magistratura, ma al Paese. Le parole hanno un peso, il ministro dovrebbe avere maggiore accortezza: se sa di insabbiamenti è suo dovere denunciarli". Quanto alle conseguenze di quello scandalo: "Da tempo possiamo rivendicare il rigoroso percorso di rinnovamento: abbiamo rifuggito la comoda logica del capro espiatorio e abbiamo messo mano ad una radicale riscrittura delle regole del gruppo, all’insegna della democrazia interna".
Intanto, è la stessa corrente più vicina al governo a bocciare ancora una volta la riforma. "Il cattivo funzionamento della giurisdizione non ha nulla a che fare con la riforma costituzionale, che non risolverà nessuno degli atavici problemi della giustizia italiana", è lapidario il segretario di Mi, Claudio Galoppi. Né basta la vaga promessa di una modifica al sorteggio: che sarà rivisto, come da apertura mostrata ieri da Nordio. È ancora Area a sbarrare il passo: "Ora il ministro promette di mitigare l'elezione con i dadi, dopo che la riforma sarà approvata. Ma è deleteria la riforma nel suo complesso. Non ci vendiamo per un piatto di lenticchie".