✕

L’altolà di Tajani: “Noi contro l’escalation”. Il centrosinistra: ambigui

Antonio Tajani durante l’audizione alle Commissioni Affari Esteri di Camera e Senato

 (ansa)

Ascolta l'audio

Il vicepremier: “L’Iran non reagisca, Israele si fermi”. Il governo: no aiuti militari a Tel Aviv. Schlein critica Crosetto: rischio terrorismo
2 minuti di lettura

ROMA – Teheran ha superato «la linea rossa», perché secondo le informazioni dell’intelligence israeliana «in meno di sei mesi avrebbe potuto disporre di 10 bombe atomiche». Davanti alle commissioni Esteri del Parlamento riunite di sabato in via eccezionale, Antonio Tajani, subito dopo avere sentito il presidente israeliano Herzog, il primo ministro palestinese Mustafa e il ministro egiziano Shoukry, illustra la linea del governo sul conflitto tra Tel Aviv e la repubblica dei pasdaran.

È un ping pong con l’opposizione, che a partire dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, accusa il governo di essere ambiguo e schiacciato sulla posizione trumpiana (anche se in coda i due si fermeranno a parlare una decina di minuti, con stretta di mano finale). «Non prendiamo ordini da Washington, di fronte a una minaccia nucleare, non può esservi alcuna ambiguità», ribatte il vicepremier, sottolineando «il diritto di Israele a garantire la propria sopravvivenza». Tajani sintetizza così il giro di …

ROMA – Teheran ha superato «la linea rossa», perché secondo le informazioni dell’intelligence israeliana «in meno di sei mesi avrebbe potuto disporre di 10 bombe atomiche». Davanti alle commissioni Esteri del Parlamento riunite di sabato in via eccezionale, Antonio Tajani, subito dopo avere sentito il presidente israeliano Herzog, il primo ministro palestinese Mustafa e il ministro egiziano Shoukry, illustra la linea del governo sul conflitto tra Tel Aviv e la repubblica dei pasdaran.

È un ping pong con l’opposizione, che a partire dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, accusa il governo di essere ambiguo e schiacciato sulla posizione trumpiana (anche se in coda i due si fermeranno a parlare una decina di minuti, con stretta di mano finale). «Non prendiamo ordini da Washington, di fronte a una minaccia nucleare, non può esservi alcuna ambiguità», ribatte il vicepremier, sottolineando «il diritto di Israele a garantire la propria sopravvivenza». Tajani sintetizza così il giro di telefonate delle ultime 36 ore: «All’Iran ho detto non reagite più; a Israele: fermiamoci qua. Siamo contro l’escalation» e «non abbiamo agende nascoste». Secondo fonti governative, l’Italia però, a differenza di altri partner europei, non dovrebbe fornire assistenza militare a Tel Aviv.

A Herzog, riferisce Tajani, l’Italia ha anche chiesto di arrivare subito a un cessate il fuoco a Gaza. Quanto alla partita iraniana, il ministro ammette che l’Ue «deve fare di più», ma anche che convincere Israele non è semplice: la guerra «è destinata a durare giorni, se non settimane». E l’Italia? «Non possiamo risolvere i problemi dell’umanità, non ci riesce nemmeno Trump». L’invito di Roma all’Iran è a proseguire i negoziati con gli Usa, anche perché un’escalation produrrebbe danni alle rotte commerciali, ma si temono anche «ripercussioni sul piano migratorio».

Gli italiani nella regione sono oltre 50mila. La Farnesina - Tajani ha ringraziato il personale diplomatico a Tel Aviv e Teheran - monitora la situazione dei 450 connazionali in Iran, anche se ancora non si parla di evacuazione. C’è anche un fronte interno, come spiegato dal ministro Guido Crosetto: un rischio terrorismo c’è, «anche se l’Italia è fuori da queste dinamiche», per ora.

Proprio sulle parole dell’altro ieri del titolare della Difesa si concentra l’opposizione. Schlein, per cui «Netanyahu si deve fermare», parla di una «discrasia», perché Tajani aveva giudicato l’offensiva di Tel Aviv non imminente, «mentre Crosetto ha detto che ce l’aspettavamo». Nessuna «discrepanza», controbatte il forzista, «pensavo che l’attacco fosse dopo i negoziati di Muscat». Tutta FI, presente anche con i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, dà man forte al leader azzurro, mentre per il grosso dell’opposizione il quadro resta immutato: poca chiarezza. C’è anche una polemica balneare, legata alle assenze in commissione di Conte e Renzi. «Su quale spiaggia stavano prendendo il sole?», maramaldeggiano a destra. Il primo in realtà era a un’iniziativa a Salerno anti-riarmo. Il secondo a Rapallo dai giovani industriali.

Leggi i commenti