Trump sente Putin: “Le guerre devono finire”. Stop ai colloqui in Oman
dal nostro inviato Paolo MastrolilliVladimir Putin
WASHINGTON – Trump e Putin tornano a parlarsi, mentre le guerre in Iran e Ucraina mettono a rischio la sicurezza mondiale. Promettono di riprendere il filo del dialogo su entrambi i fronti, anche se finora il loro rapporto personale non è riuscito a risolvere alcuna delle crisi in corso, e gli stessi negoziati avviati da Washington con Teheran per discutere un accordo sul programma nucleare non procederanno oggi con l’appuntamento previsto in Oman.
L’occasione della telefonata di ieri tra i due leader è venuta dal compleanno del capo della Casa Bianca, secondo quanto ha riportato il Cremlino. Vladimir ha fatto gli auguri all’amico Donald e da qui è iniziata una conversazione di circa un’ora sulle tensioni che scuotono l’intera comunità internazionale. Come prima cosa, Putin ha condannato l’attacco e ha espresso la sua preoccupazione per l’escalation in corso, forse anche perché l’Iran è stato finora un prezioso alleato nell’aggressione all’Ucraina, fornendo droni e armamenti. Se…
WASHINGTON – Trump e Putin tornano a parlarsi, mentre le guerre in Iran e Ucraina mettono a rischio la sicurezza mondiale. Promettono di riprendere il filo del dialogo su entrambi i fronti, anche se finora il loro rapporto personale non è riuscito a risolvere alcuna delle crisi in corso, e gli stessi negoziati avviati da Washington con Teheran per discutere un accordo sul programma nucleare non procederanno oggi con l’appuntamento previsto in Oman.
L’occasione della telefonata di ieri tra i due leader è venuta dal compleanno del capo della Casa Bianca, secondo quanto ha riportato il Cremlino. Vladimir ha fatto gli auguri all’amico Donald e da qui è iniziata una conversazione di circa un’ora sulle tensioni che scuotono l’intera comunità internazionale. Come prima cosa, Putin ha condannato l’attacco e ha espresso la sua preoccupazione per l’escalation in corso, forse anche perché l’Iran è stato finora un prezioso alleato nell’aggressione all’Ucraina, fornendo droni e armamenti. Secondo la versione riportata da Mosca, Trump ha detto al collega che il suo inviato speciale, Steve Witkoff, è pronto a riprendere i colloqui con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, anche se il sesto appuntamento previsto per oggi in Oman, dopo quelli avvenuti anche a Roma, è stato cancellato dagli iraniani in risposta agli attacchi israeliani.
Teheran ha accusato Washington di non essere stata trasparente, in sostanza facendo il doppio gioco per coprire le operazioni già preparate da Netanyahu. Questo ha riferito il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov, mentre il sito Axios ha citato una fonte dell’amministrazione americana secondo cui, «anche se non ci sarà alcun incontro, noi restiamo impegnati nei colloqui e speriamo che gli iraniani tornino presto al tavolo». Del resto proprio Trump aveva commentato venerdì di sperare che i bombardamenti spingano gli ayatollah ad accettare il suo accordo, invece di chiudere i canali della diplomazia. Il capo della Casa Bianca ha detto a Putin che giudica «molto allarmante» la situazione e Vladimir si è offerto di mediare. Mosca però è poco affidabile, perché l’Iran l’ha aiutata a colpire l’Ucraina, così come la Cina, che compra petrolio da Teheran e assiste il regime nell’evasione delle sanzioni.
Nella telefonata, secondo il consigliere del Cremlino Iuri Ushakov, Putin ha anche «espresso la sua disponibilità a proseguire i negoziati con gli ucraini, come concordato, dopo il 22 giugno». Donald Trump ha preso atto dell’informazione e ha ribadito il suo interesse per «la più rapida conclusione del conflitto russo-ucraino». Poi sul social Truth ha spiegato: «Putin pensa, come me, che questa guerra tra Israele e Iran dovrebbe finire, e io ho spiegato che la sua guerra dovrebbe finire».
Anche su questo fronte c’è un serio problema di credibilità per la Russia. Gli analisti sono praticamente unanimi nel sostenere che finora Mosca non ha preso sul serio il negoziato, a partire dalle richieste massimaliste presentate a Istanbul. L’impressione è che Putin finga di voler dialogare, per dare soddisfazione a Trump ed evitare le sanzioni secondarie che ha minacciato. Ma punti in realtà a proseguire l’offensiva militare dove ora ritiene di essere in vantaggio. Il capo della Casa Bianca ha espresso la sua frustrazione, ma poi non ha preso iniziative, sostenendo che non vuole irritare il collega del Cremlino mentre tenta di trattare con lui. Nei giorni scorsi il presidente americano aveva detto di voler dare due settimane di tempo a Putin, per capire se intende davvero negoziare o punta solo a guadagnare tempo per continuare ad attaccare, e la telefonata di ieri potrebbe averlo convinto a rimandare ancora gli effetti del suo ultimatum.