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Giornalisti spiati con Paragon: il Copasir riapre l’inchiesta

Ciro Pellegrino

 (reuters)

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L’organismo parlamentare farà una seconda verifica dopo la conferma che sono stati captati tre cronisti e non solo Cancellato
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ROMA – Il Copasir riapre il dossier Paragon. La notizia che il giornalista di Fanpage Ciro Pellegrino sia stato spiato con Graphite, il potente software militare prodotto dalla società israeliana, ha cambiato infatti le carte in tavola. E, così come era già stato immaginato nella relazione conclusiva, porterà il Comitato a un supplemento di indagine. «Ci riserviamo – scrivevano infatti – anche successivamente alla pubblicazione della relazione su eventuali profili di competenza in relazione alle presunte intrusioni in dispositivi mobili rese note da altre due giornalisti nelle ultime settimane». Così sarà: chiusa la relazione, Citizen Lab, l’organo indipendente che ha analizzato i cellulari degli spiati, ha confermato che sull’Iphone di Pellegrino qualcuno aveva installato Graphite. E lo stesso è accaduto sul telefono di un secondo, o seconda, giornalista europeo che però non vuole far conoscere la sua identità («ma noi invitiamo tutti a uscire dall’anonimato» chiede Sandro Ruotolo de…

ROMA – Il Copasir riapre il dossier Paragon. La notizia che il giornalista di Fanpage Ciro Pellegrino sia stato spiato con Graphite, il potente software militare prodotto dalla società israeliana, ha cambiato infatti le carte in tavola. E, così come era già stato immaginato nella relazione conclusiva, porterà il Comitato a un supplemento di indagine. «Ci riserviamo – scrivevano infatti – anche successivamente alla pubblicazione della relazione su eventuali profili di competenza in relazione alle presunte intrusioni in dispositivi mobili rese note da altre due giornalisti nelle ultime settimane». Così sarà: chiusa la relazione, Citizen Lab, l’organo indipendente che ha analizzato i cellulari degli spiati, ha confermato che sull’Iphone di Pellegrino qualcuno aveva installato Graphite. E lo stesso è accaduto sul telefono di un secondo, o seconda, giornalista europeo che però non vuole far conoscere la sua identità («ma noi invitiamo tutti a uscire dall’anonimato» chiede Sandro Ruotolo del Pd). A Repubblica risulta che almeno un altro giornalista abbia presentato nei giorni scorsi un esposto alla Polizia postale segnalando di aver ricevuto un messaggio di alert da Meta per un’intrusione sul suo telefono.

La magistratura sta compiendo gli accertamenti da settimane: in due fascicoli paralleli – a Roma e a Napoli, coordinati dalla procura nazionale antiterrorismo – si indaga per intercettazioni abusive. Sono state presentate alcune rogatorie, la Postale ha sentito diverse persone ed effettuato alcuni accertamenti, per il momento ancora senza esisto. Il Copasir, invece, tornerà a discutere di Paragon forse già domani, quando i parlamentari e senatori si vedranno a San Macuto. La relazione presentata al Parlamento evidentemente non cambia. Ma verrà effettuato questo supplemento di indagine sulla base delle nuove notizie che potrebbe portare, qualora emergano nuovi elementi di competenza del Copasir, a un addendum. Piuttosto che a una nuova conclusione.

Il Copasir infatti era arrivato a due punti: confermare che Paragon fosse stato utilizzato sugli attivisti di Mediterranea sulla base di un’autorizzazione regolare della procura generale. E nello stesso tempo accertare che mai nessun ascolto era stato consentito su Cancellato, così come risultava dagli atti consultati. Restava dunque il grande dubbio: chi aveva spiato il direttore di Fanpage? Sembrava una di quelle domande dalla risposta quasi impossibile. A relazione chiusa, la società israeliana aveva però fatto sapere di essere in grado di dire con quale licenza fosse stato utilizzato il software, e dunque dare un nome e cognome a chi avesse spiato Cancellato. Ma che né governo né Parlamento lo avessero mai chiesto loro.

Una posizione però diversa rispetto a quanto detto al Copasir dagli stessi esponenti di Paragon: al presidente Lorenzo Guerini e ai membri del Comitato avevano spiegato che quella verifica si poteva fare autonomamente sui server dei Servizi. Operazione che era stata compiuta, ma senza fortuna. Chi è stato allora a spiare i giornalisti? Sul tavolo ci sono varie ipotesi: un servizio straniero che utilizza Graphite legittimamente. O un’agenzia privata che lo usa invece contro la legge.

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