Il conflitto in Medio Oriente si allarga e il presidente russo Vladimir Putin prova ancora una volta ad accreditarsi come mediatore. Dopo la girandola di telefonate del fine settimana con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il leader statunitense Donald Trump, la sua offerta di mediare tra le parti resta sul tavolo, ha fatto sapere ieri il suo portavoce. Come pure la proposta avanzata nei giorni scorsi dal viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov di acquistare l’uranio iraniano potenzialmente arricchito che si teme Teheran possa usare per sviluppare un’arma nucleare e di convertirlo in combustibile per reattori civili. «Questa proposta rimane sul tavolo, rimane rilevante. Ma, naturalmente, con lo scoppio delle ostilità, la situazione si è seriamente complicata», ha dichiarato Dmitrij Peskov. «La Russia rimane pronta a fare tutto il necessario per eliminare le cause profonde di questa crisi. Ma la situazione sta peggiorando in modo più c…
Il conflitto in Medio Oriente si allarga e il presidente russo Vladimir Putin prova ancora una volta ad accreditarsi come mediatore. Dopo la girandola di telefonate del fine settimana con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il leader statunitense Donald Trump, la sua offerta di mediare tra le parti resta sul tavolo, ha fatto sapere ieri il suo portavoce. Come pure la proposta avanzata nei giorni scorsi dal viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov di acquistare l’uranio iraniano potenzialmente arricchito che si teme Teheran possa usare per sviluppare un’arma nucleare e di convertirlo in combustibile per reattori civili. «Questa proposta rimane sul tavolo, rimane rilevante. Ma, naturalmente, con lo scoppio delle ostilità, la situazione si è seriamente complicata», ha dichiarato Dmitrij Peskov. «La Russia rimane pronta a fare tutto il necessario per eliminare le cause profonde di questa crisi. Ma la situazione sta peggiorando in modo più che grave e, ovviamente, questo non influenza la situazione in modo positivo». Dichiarazioni che tradiscono l’imbarazzo di Mosca.
Per decenni la Russia aveva mantenuto un delicato equilibrio in Medio Oriente stringendo cordiali rapporti con Israele pur sviluppando forti legami con i suoi acerrimi nemici. Già il raid del 7 ottobre di Hamas contro Israele e l’offensiva di rappresaglia di Tel Aviv su Gaza avevano messo il leader del Cremlino in una posizione scomoda e, alla fine, la sua mancata presa di distanza da Hamas e dall’Iran aveva raffreddato il legame stretto da Putin con Netanyahu. Nel 2023, però, la Russia non aveva molte opzioni. L’isolamento seguito all’offensiva in Ucraina l’aveva spinta a rafforzare i suoi rapporti economici e militari con l’Iran che le aveva fornito i droni kamikaze Shahed in cambio di armi avanzate.
Adesso i droni la Russia se li produce la sola e potrebbe dunque cedere alla tentazione di scaricare l’Iran, un partner di convenienza con cui condivide la volontà di indebolire l’ordine mondiale dominato dall’Occidente sì, ma ha sempre rivaleggiato in Medio Oriente. Putin, però, ha costruito le sue alleanze in quell’area proprio sulla sua reputazione di partner affidabile e non può permettersi di metterla a repentaglio. Con Pezeshkian lo scorso gennaio il leader del Cremlino ha persino siglato un accordo di partenariato strategico globale che, benché non preveda la mutua difesa a differenza di quello stretto con Pyongyang, lo lega a Teheran.
Da qui il funambolismo. Parlando con Pezeshkian, Putin ha condannato gli attacchi israeliani. A colloquio con Netanyahu, ha invece invitato a «riprendere il processo negoziale». E ieri, in una telefonata col presidente turco Tayyip Erdogan, ha chiesto l’immediata cessazione delle ostilità. Dichiarazioni di rito, ma nessuna azione concreta. A Mosca c’è anche chi non nasconde che il conflitto tra Israele e Iran potrebbe presentare una doppia opportunità: primo, un aumento dei prezzi globali del petrolio che può ingrassare il suo bilancio; secondo, un indebolimento del sostegno occidentale a Kiev. «L’attenzione del mondo sull’Ucraina s’indebolirà», festeggia già il politologo falco Sergej Markov. «Una guerra tra Israele e Iran contribuirà al successo dell’esercito russo in Ucraina».