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Terzo mandato, la Lega prepara blitz in commissione. Ma Tajani frena: “Non lo votiamo comunque”

Balboni, presidente della commissione Affari costituzionali 

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Il Carroccio ha chiesto e ottenuto di far slittare i termini per depositare gli emendamenti al disegno di legge che amplia il numero di assessori e consiglieri regionali. Protestano le opposizioni
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ROMA – Un blitz annunciato. Ma soprattutto l’inizio dell’ennesimo braccio di ferro interno alla maggioranza. In commissione Affari costituzionali al Senato, presieduta da Alberto Balboni (FdI), prime scintille intorno al caso terzo mandato per i governatori. Con sorpresa di pochi, la Lega ha chiesto e ottenuto di far slittare di una settimana i termini per depositare gli emendamenti al ddl 1452, ovvero il disegno di legge che amplia il numero di assessori e consiglieri regionali (a beneficio di Bucci, in Liguria): quello al quale la Lega potrebbe legare la proposta di modifica per cancellare il divieto del terzo mandato, misura su cui il Carroccio è in pressing martellante da settimane. La levata di scudi delle opposizioni è immediata: «una mossa spregiudicata». Per il Pd, «un tale emendamento sarebbe inammissibile: per forma e sostanza politica». Sullo sfondo, al di là del destino reale che potrebbe avere il testo su cui sta lavorando la Lega, c’è l’altro effetto che guarda alla Cam…

ROMA – Un blitz annunciato. Ma soprattutto l’inizio dell’ennesimo braccio di ferro interno alla maggioranza. In commissione Affari costituzionali al Senato, presieduta da Alberto Balboni (FdI), prime scintille intorno al caso terzo mandato per i governatori. Con sorpresa di pochi, la Lega ha chiesto e ottenuto di far slittare di una settimana i termini per depositare gli emendamenti al ddl 1452, ovvero il disegno di legge che amplia il numero di assessori e consiglieri regionali (a beneficio di Bucci, in Liguria): quello al quale la Lega potrebbe legare la proposta di modifica per cancellare il divieto del terzo mandato, misura su cui il Carroccio è in pressing martellante da settimane. La levata di scudi delle opposizioni è immediata: «una mossa spregiudicata». Per il Pd, «un tale emendamento sarebbe inammissibile: per forma e sostanza politica». Sullo sfondo, al di là del destino reale che potrebbe avere il testo su cui sta lavorando la Lega, c’è l’altro effetto che guarda alla Campania e non dispiacerebbe a Giorgia Meloni: ridare vigore alle minacce dell’uscente Vincenzo De Luca in chiave anti-Schlein, e spaccare così il fronte del centrosinistra. Ma la vera partita, per ora, è tutta interna alla destra.

A dare il primo, clamoroso stop ecco la presa di posizione del vertice di Forza Italia. «La Lega può presentare l'emendamento che vuole, noi non lo votiamo», avverte il vice presidente del Consiglio e leader azzurro Antonio Tajani. Un modo per alzare la posta sullo scambio? Prudente il meloniano Balboni: «Per me, l’ho detto e lo ripeto, i due mandati» per i governatori «sono più che sufficienti. Poi, non è una questione ideologica, è una questione tecnica. Si può anche ragionare di terzo mandato, ci sono dei pro e ci sono dei contro. Lo ripeto. Ma allora bisogna mettere mano anche a dei contrappesi, in particolari maggiori poteri alle assemblee».

E mentre la Lega prende tempo e finge pace – una fonte leghista conferma a Repubblica: “Pensiamo si possa andare a un sì di tutta la maggioranza sul terzo mandato. Se poi si spacca in Campania tutto il Pd e quello che c’è intorno, mica può essere un problema nostro?” –

I lavori partono alle 14, ma già dal mattino, alla decisione dello slittamento, le opposizioni sono già pronte a dare battaglia su una manovra definita «surreale, irrispettosa, oltre ogni misura».

Il Carroccio si prepara insomma a sbianchettare lo stop al terzo mandato con un semplice emendamento da ombrellone? «Se davvero preparano questa roba siamo di fronte a una forzatura inaccettabile: per forma e soprattutto per sostanza politica" , spiega a Repubblica Dario Parrini, vicepresidente della commissione. «Non si capirebbe in alcun modo questa inversione a U da parte di un governo che dopo aver impugnato la legge di De Luca in Campania, si è poi spaccato al suo interno per impugnare anche il terzo mandato di Fugatti in Trentino».

Il riferimento è alla frattura consumatasi, poco meno di un mese fa, a Palazzo Chigi quando il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge trentina con il voto contrario, e velenose polemiche, da parte della Lega. Uno strappo che aveva fatto non a caso saltare il faccia a faccia della premier Meloni con Luca Zaia.

E ora? La Lega prende tempo, si attende un vertice tra i leader: oltre a Meloni, Tajani e Salvini, anche Maurizio Lupi – da fissare al ritorno della presidente del Consiglio dal Canada. Sul tavolo, a quel punto, entrerebbe tutto: le candidature alle amministrative, la poltrona di sindaco di Verona da lasciare a Flavio Tosi, quella di Milano a un esponente civico di area. E chissà che Forza Italia non torni a insistere sul taglio Irpef o le misure sulla cittadinanza. FdI ha in serbo, in ogni caso, le sue mire sulla Lombardia e ha bisogno del placet leghista.

Meloni e FdI, per ora, sembra accarezzino l'idea più a chiacchiere che con i fatti: per scongiurare il possibile 4 a 1 delle Regionali, il solo fantasma del terzo mandato che ritorna, in Campania, ridarebbe fiato a De Luca, che sogna di frantumare il fronte (più o meno) compatto del campo del centrosinistra, che vede in Roberto Fico il candidato quasi ufficiale. Un motivo di più per alzare barricate. «Quanto sta avvenendo in commissione Affari costituzionali è la summa dell'avventurismo e dello scarso rispetto di questa destra per le istituzioni – rileva anche Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato – Tajani ha già detto che FI è contraria, nè sappiamo se questa proposta voglia essere una provocazione nei nostri confronti ma sappiamo che il nostro no al terzo mandato per le cariche monocratiche è e resta netto. Ed è veramente inaccettabile che per questi giochetti della maggioranza si faccia l'ennesima forzatura parlamentare, presentando emendamenti che nulla hanno a che fare con il merito del provvedimento che si sta discutendo». Mentre Balboni, il presidente che già ha lasciato passare “canguri” e compressioni dei tempi su altri provvedimenti-bandiera della destra, non scioglie le ambiguità e ribatte: «Questo è un ddl di iniziativa parlamentare che parla di Regioni. E se ci fosse l’eventuale ipotetico emendamento, come si fa a dire che non è compatibile se modifica il numero dei mandati del presidente? Qualsiasi giurista o costituzionalista dirà che è ammissibile».

L’opposizione promette battaglia. «Non è possibile svilire le istituzioni fino a questo livello, peraltro scaricando su questa commissione l'ennesimo carico di contese interne, ambizioni di parte e smodate prove di forza», aggiunge Parrini. Per Peppe De Cristofaro, senatore Avs, «si stanno superando ogni giorno dei limiti. Trovo surreale - ragiona - che una discussione centrale su terzo mandato, eleggibilità dei presidenti di Regione sia piegata agli interessi minimi, per non dire miseri, di una maggioranza spaccata in cerca della propria bandierina. In questo caso, con l'obiettivo di seminare disordine e spaccare, nel loro intento, il fronte più compatto che si prepara all'agone elettorale». E Alessandra Maiorino, la vicecapogruppo in Senato del M5s: «Il limite dei due mandati è una scelta giusta e coerente. La destra mostra ancora una volta di voler piegare le regole democratiche a logiche di potere e interessi di parte. E su questo non siamo disponibili a baratti di sorta».

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