Roma – Quattro parole precedute da un gigantesco no: guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo. E un appello — lanciato dai promotori della campagna “Stop Rearm Europe” — tutto sbilanciato contro Israele che «non si ferma, scatena la guerra all’Iran» e «ci porta alla guerra globale». Come se lo “Stato canaglia” fosse soltanto uno, l’unico a incendiare il pianeta a suon di bombe, missili balistici e aerei da combattimento.
Eccole le parole d’ordine su cui si sono ritrovate le oltre 400 sigle che sabato sfileranno in corteo a Roma: alcune — come Cgil, Arci e Acli — hanno partecipato anche alla piazza per Gaza del 7 giugno, disertata invece dai movimenti più radicali, a partire da Attac e Trasform Italia. «Con un’ennesima gravissima e inaudita violazione di tutto il diritto internazionale, Israele mette il mondo a rischio di guerra mondiale», si legge nell’appello. «Il genocidio a Gaza, la pulizia etnica e il piano di annessione della Cisgiordania, l’invasione e i bombardamenti in altri p…
Roma – Quattro parole precedute da un gigantesco no: guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo. E un appello — lanciato dai promotori della campagna “Stop Rearm Europe” — tutto sbilanciato contro Israele che «non si ferma, scatena la guerra all’Iran» e «ci porta alla guerra globale». Come se lo “Stato canaglia” fosse soltanto uno, l’unico a incendiare il pianeta a suon di bombe, missili balistici e aerei da combattimento.
Eccole le parole d’ordine su cui si sono ritrovate le oltre 400 sigle che sabato sfileranno in corteo a Roma: alcune — come Cgil, Arci e Acli — hanno partecipato anche alla piazza per Gaza del 7 giugno, disertata invece dai movimenti più radicali, a partire da Attac e Trasform Italia. «Con un’ennesima gravissima e inaudita violazione di tutto il diritto internazionale, Israele mette il mondo a rischio di guerra mondiale», si legge nell’appello. «Il genocidio a Gaza, la pulizia etnica e il piano di annessione della Cisgiordania, l’invasione e i bombardamenti in altri paesi sovrani della regione, non bastano a Netanyahu. Cosa aspettano la comunità internazionale, l’Unione europea, il governo italiano a dire basta? Chiediamo con forza che la Ue e il governo Meloni interrompano ogni tipo di relazione con Israele, in primis la vendita d’armi, per dare un segnale a tutta la nazione e all’intera comunità internazionale che l’Italia non vuole essere più essere complice».
Un appuntamento che divide le opposizioni. Ci saranno Giuseppe Conte e il duo Bonelli-Fratoianni, ma non Elly Schlein, attesa insieme a Peppe Provenzano al congresso dei verdi e socialisti europei in Olanda. Un impegno che toglie la leader dem dall’imbarazzo di dover declinare l’invito. Dopo un’attenta riflessione, il Nazareno ha difatti scelto di non aderire alla manifestazione, nella consapevolezza che la piattaforma di sabato non coincide con quella del Pd. E non solo perché la segretaria ha sempre evitato di pronunciare la parola «genocidio», ripetuta invece a ogni piè sospinto dagli alleati. È anche un modo per spaccare di nuovo il partito sul tema del riarmo. Ergo: nessuna delegazione ufficiale parteciperà al corteo. Se qualche parlamentare vorrà andare, e Arturo Scotto lo ha già dichiarato, lo farà a titolo personale.
A dare forfait sarà, come prevedibile, Carlo Calenda: «È tutto un gioco di piazze. Noi non andremo in nessuna piazza. Se Dio vuole, porto mia figlia al mare», annuncia il leader di Azione. «Faccia pure, gli regalo l’abbronzante», replica stizzito Angelo Bonelli, sottolineando l’importanza della manifestazione contro il disarmo. Che si concluderà con un flash mob al Colosseo: «Tutti partecipanti — spiegano i promotori — saranno invitati a stendersi per terra con un sudario accompagnati dalla registrazione dei bombardamenti su Gaza, per rendere visibile, con i nostri corpi, il genocidio ancora in atto del popolo palestinese e la morte e la devastazione che portano tutte le guerre».