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L’avviso di Mattarella: riconsiderare la riforma sugli italiani all’estero

Il presidente Sergio Mattarella con Maria Chiara Prodi, Segretaria Generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero e Giorgio Silli Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale con delega per gli italiani nel mondo

 

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Il capo dello Stato incontra una rappresentanza degli italiani residenti in altri Paesi e auspica una riflessione sulla nuova legge
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ROMA – Un richiamo a non sottovalutare «la storia della migrazione italiana» che «è parte essenziale della nostra identità nazionale». Accompagnato da un invito, neppure troppo velato, a «riconsiderare» la stretta sulla cittadinanza per i discendenti dei nostri emigrati, approvata un mese fa in Parlamento su input del governo. Un decreto contestato dalle opposizioni. E, ieri, anche dai vertici del Consiglio generale degli italiani all’estero che, ricevuti al Quirinale, hanno espresso «spaesamento» per i contenuti del provvedimento e auspicato modifiche.

Un grido di dolore, quello lanciato dalla segretaria generale Maria Chiara Prodi, che Sergio Mattarella ha ascoltato in rispettoso silenzio e infine accolto. Prima riconoscendo «l’attenzione e il dibattito» suscitati fra gli oriundi dalla riforma che prevede il rilascio del passaporto italiano solo se l’avo da cui si eredita il diritto è un genitore o il nonno. Quindi, facendosi carico dello «spaesamento» denunciato al Quirinale. Per…

ROMA – Un richiamo a non sottovalutare «la storia della migrazione italiana» che «è parte essenziale della nostra identità nazionale». Accompagnato da un invito, neppure troppo velato, a «riconsiderare» la stretta sulla cittadinanza per i discendenti dei nostri emigrati, approvata un mese fa in Parlamento su input del governo. Un decreto contestato dalle opposizioni. E, ieri, anche dai vertici del Consiglio generale degli italiani all’estero che, ricevuti al Quirinale, hanno espresso «spaesamento» per i contenuti del provvedimento e auspicato modifiche.

Un grido di dolore, quello lanciato dalla segretaria generale Maria Chiara Prodi, che Sergio Mattarella ha ascoltato in rispettoso silenzio e infine accolto. Prima riconoscendo «l’attenzione e il dibattito» suscitati fra gli oriundi dalla riforma che prevede il rilascio del passaporto italiano solo se l’avo da cui si eredita il diritto è un genitore o il nonno. Quindi, facendosi carico dello «spaesamento» denunciato al Quirinale. Per poi avvertire: «Sarà certamente utile, e da seguire con attenzione, la riflessione che si aprirà sul tema nel vostro Consiglio in questa sessione, per favorire una meditata considerazione — ed eventualmente riconsiderazione — dei temi che si sono aperti».

Un attestato di simpatia e solidarietà per quelle «generazioni di italiani che», partiti in massa con le ondate migratorie di fine Ottocento e del secondo dopoguerra, «hanno trovato destini migliori al di fuori del nostro Paese, sostenendone in modo determinante la ripresa e lo sviluppo con le consistenti rimesse finanziarie del secolo scorso». Nessun attacco alla legge voluta dal centrodestra — precisano subito al Colle — né al ministro Antonio Tajani che l’ha proposta e portata in cdm. Piuttosto, il capo dello Stato, «preso atto delle difficoltà» manifestate dai suoi interlocutori, «ha invitato a ragionarci su». Cosa che alla Farnesina stavano probabilmente già facendo, visto il comunicato con cui a stretto giro apre a possibili ritocchi: «Le parole del presidente Mattarella sono perfettamente in linea con il governo», puntualizzano al ministero degli Esteri. «Se ci sono eventuali miglioramenti da fare si valuteranno, anche se al momento non sembrano necessari». Come invece continuano a chiedere Pd e Avs, dopo aver ringraziato il capo dello Stato per «il richiamo» a correggere «una norma scellerata che ha fatto fare all’Italia una pessima figura in tutto il mondo».

Polemica che finisce per offuscare un altro monito, caro a Mattarella. Sui giovani cervelli in fuga, quel «mezzo milione di laureati che negli ultimi 15 anni sono partiti da ogni parte d’Italia per investire sul proprio futuro, portando con sé talento, passione e tanta determinazione, e contribuendo — una volta di più — allo sviluppo dei Paesi che li ospitano». Ecco, dice il presidente: sarebbe l’ora del rientro, della «sfida permanente per l’Italia perché sappia essere attrattiva».

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