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Meloni colloquio con Trump: “L’Iran non può avere l’atomica”

Il bilaterale con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la premier Giorgia Meloni

 (ansa)

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La premier a chiusura del summit boccia l’idea del presidente: “Putin mediatore? Chi fa già una guerra non ottiene la pace”
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Kananaskis – Piove. Il G7 canadese è appena concluso. Giorgia Meloni esce a conversare con i cronisti. E racchiude il senso della linea italiana nella crisi tra Israele e Iran. «C’è un convergenza nel summit sul Medio Oriente. Siamo tutti impegnati per la pace. E pensiamo che la principale fonte di instabilità sia l’Iran: non può dotarsi di un’arma nucleare. Se lo facesse, sarebbe una minaccia non solo per gli israeliani, ma per tutti noi».

È forse il passaggio più forte, quello che assorbe l’equilibrismo diplomatico richiesto alla premier per non sconfessare il probabile interventismo di Donald Trump, la linea dura del tedesco Friedrich Merz e i dubbi di Emmanuel Macron. Sul cancelliere che ha sostenuto l’azione di Tel Aviv ammettendo che sta facendo «il lavoro sporco per tutti noi», la presidente del Consiglio sostiene infatti: «Siamo tutti per una de-escalation. Penso intendesse dire che c’è una minaccia, lo sappiamo e va disinnescata con la negoziazione». A suo avviso, infatti, la…

Kananaskis – Piove. Il G7 canadese è appena concluso. Giorgia Meloni esce a conversare con i cronisti. E racchiude il senso della linea italiana nella crisi tra Israele e Iran. «C’è un convergenza nel summit sul Medio Oriente. Siamo tutti impegnati per la pace. E pensiamo che la principale fonte di instabilità sia l’Iran: non può dotarsi di un’arma nucleare. Se lo facesse, sarebbe una minaccia non solo per gli israeliani, ma per tutti noi».

È forse il passaggio più forte, quello che assorbe l’equilibrismo diplomatico richiesto alla premier per non sconfessare il probabile interventismo di Donald Trump, la linea dura del tedesco Friedrich Merz e i dubbi di Emmanuel Macron. Sul cancelliere che ha sostenuto l’azione di Tel Aviv ammettendo che sta facendo «il lavoro sporco per tutti noi», la presidente del Consiglio sostiene infatti: «Siamo tutti per una de-escalation. Penso intendesse dire che c’è una minaccia, lo sappiamo e va disinnescata con la negoziazione». A suo avviso, infatti, la pressione militare esercitata in queste ore potrebbe determinare una svolta: «È possibile che oggi scenario cambi e si arrivi a negoziazioni». Meloni non si differenzia troppo neanche da Macron, che aveva invece sconsigliato avventure belliche per determinare un cambio di regime: «Anche per me lo scenario migliore sarebbe che l’oppresso popolo iraniano si liberi da solo, ma bisogna fare il possibile con le condizioni date. Bisogna fare il pane con la farina che abbiamo. L’obiettivo è impedire che Teheran abbia l’atomica. Finché questa minaccia esiste, Israele ha diritto a muoversi».

Tutto, però, è appeso come sempre alle mosse imprevedibili di Donald Trump, alle sue sterzate improvvise. Meloni non intende entrare in rotta di collisione, anzi: si tiene alla larga da ogni polemica con lui. E pur parlando di un G7 «assai complesso», non rivolge critiche alla scelta del tycoon di lasciare anzitempo il vertice. Non chiudendo neanche all'opzione di autorizzare l’utilizzo delle basi italiane in caso di coinvolgimento diretto degli Usa: «Questa non è una risposta che posso dare adesso, quando accadrà ovviamente convocheremo le persone che dobbiamo convocare e prenderemo le nostre decisioni».

Una linea rossa, però, intende fissarla: la difesa delle ragioni dell’Ucraina e l’opposizione alla proposta trumpiana di affidare a Vladimir Putin il ruolo di mediatore nella crisi mediorientale. «È una possibilità che dalle interlocuzioni di questi giorni non mi pare ci fosse, non c’è disponibilità da parte di nessuno. E comunque, l’opzione non è sul tavolo, perché affidare a una nazione in guerra la mediazione di un conflitto non mi pare l’idea migliore». L’Italia, comunque, sosterrà le ragioni di Kiev e la «pressione su Mosca attraverso le sanzioni». «Ogni volta che si cerca di fare qualche passo in avanti la Russia provoca con attacchi sulla popolazione civile», aggiunge.

Sui dazi, invece, Meloni ha discusso anche con Trump il giorno precedenti. Pochi minuti, prima di cena. Su una panchina a pochi passi dal salone delle cene del Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge. Fotografia efficace, perché l’incontro informale è stato inseguito e incassato poco prima del rientro anticipato del Presidente americano a Washington. Eppure, la situazione è complessa, la trattativa tra Washington e Bruxelles arranca. La presidente del Consiglio mostra comunque ottimismo, rivendicando un ruolo di ponte di Roma. «C’è una negoziazione in corso. Si continua a parlare e a cercare delle soluzioni. C’è un dialogo sereno e aperto, il negoziato sta andando avanti».

L’ultimo ragionamento riguarda il progetto italiano di presentare una proposta per un cessate il fuoco a Gaza. «È necessario», dice a Trump.

«È il momento giusto, la finestra di opportunità da sfruttare», ribadisce. Aveva chiesto al tycoon di accettare che il richiamo alla tregua venisse inserito nelle conclusioni sul Medio Oriente, ottenendo semaforo verde. Quel testo firmato dai Sette, però, viene poi superato dalla cronaca della guerra. Ma Meloni vede anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, al quale ribadisce: «Dobbiamo lavorare per un cessate il fuoco che fermi i combattimenti e consenta l’ingresso degli aiuti umanitari».

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